il feroce saladino

E così l’hanno preso, il feroce saladino.
Adesso l’album dei most wanted ha la sua figurina introvabile. La più importante della collezione.
Quando gli americani entrarono in Iraq, nella seconda guerra del golfo, avevano con loro – quei soldati che davano la caccia ai generali complici di Saddam Hussein e altri oligarchi del potere – un mazzo di carte da poker, con impressi i volti del regime, in ordine di importanza, gli assi, i re, i fanti.
C’è qualcosa di scopertamente americano, d’altronde dichiarato a chiare lettere – Dead or Alive -, in questo simbolismo di frontiera: l’operazione col nome in codice “Geronimo”, le carte da poker, i poster “wanted: vivo o morto”. Dopo l’11 settembre devono essersi sentiti così, nel far west, come un giudice dai sette capestri.
Però, davvero bin Laden non è mai diventato un’icona da affiggere sopra il letto dei ragazzi del mondo. In Egitto, in Marocco, in Tunisia, in Iran, a Mumbai, ci sono facce di popstar, calciatori, attori e attrici – globali spesso, locali altrettanto. Come è sempre accaduto, litigheranno coi genitori e coi fratelli che li irrideranno o ne avranno fastidio.
Osama no, non è mai entrato nelle loro camerette.

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il dio della vendetta

Un’immagine del terremoto di Messina

Roberto De Mattei, professore di Storia della chiesa e del cristianesimo, e numero due del Cnr, dice che «c’è un rapporto tra le rovine materiali e quelle spirituali che colpiscono le città e i popoli», e porta a mo’ di esempio il terremoto del 1908 che distrusse Messina. Fu una punizione divina contro una città atea, profana e blasfema, spiega il professore. La controprova starebbe nel fatto che una delle pochissime costruzioni a rimanere in piedi fu la Casa dei poverelli di padre Annibale di Francia, che negli anni precedenti il terremoto si era prodigato contro la dissolutezza dei costumi dei suoi concittadini fino a pregare perché dio li punisse come meritavano.
Per dire dell’attualità, il professore considera il terremoto che ha colpito Fukushima e altre città in Giappone come un «segno della bontà di Dio».
Guido Ceronetti, invece, dalle pagine del «Corriere della Sera» spiega la tragedia di Fukushima come un segno evidente del freudiano Todestrieb (pulsione di morte), che sovrabbonda nella letteratura e nella storia del Giappone. Perché diavolo altrimenti avrebbero costruito – loro che sono a rischio sismico elevatissimo – quelle centrali nucleari e in così gran numero?
Invertendo i fattori – Fukushima come esempio della collera divina contro una popolazione superba e dissoluta che ha dimenticato dio e il terremoto di Messina come evidenza del Todestrieb siciliano – non cambia di molto la forza dell’argomentazione.

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