un pompino è un pompino è un pompino

Davvero il Fondo monetario internazionale è in crisi per lo scandalo che ha colpito Dominique Strauss-Kahn? Davvero la Grecia corre il rischio di andare in bancarotta per l’impedimento di DSK, e a seguire, in effetto-domino, il Portogallo e l’Irlanda? Davvero la Merkel tornerà indietro sulla decisione di continuare a sostenere l’euro?
In realtà, DSK stava ormai solo amministrando il suo ruolo nell’intenzione di candidarsi all’Eliseo contro Sarkozy. I compiti da svolgere, l’interventismo monetario del Fondo monetario erano ormai soltanto il prolungamento della sua passerella internazionale prima di dedicarsi con decisione alle elezioni francesi. Servivano a convincere gli indecisi – tra i socialisti – a scegliere lui, piuttosto che la Aubry o la Royal.
Non cambierà nulla: la Grecia verrà salvata, e probabilmente questo accadrà anche al Portogallo e all’Irlanda. Il che ci dice – DSK o meno – che la recessione europea continuerà, che l’euro debole è sempre interesse della Germania e delle sue esportazioni e che le “costa” meno che sganciarsene e riprendere il marco con la sua inevitabile forza.
Gli scandali sessuali colpiscono ormai con regolarità il Fmi come buona parte delle organizzazioni sovranazionali. O si dedicano con determinazione a copulare fra di loro [addetti, segreterie, colleghi] o si applicano al sesso casuale.
Deve essere qualcosa legata alla extra-territorialità: questo perenne viaggiare, questo non avere nazione, forse neppure legge. Questa smaterializzazione delle cose e degli obblighi, legata alla smaterializzazione e all’invenzione dal nulla di denaro e moneta. Di potere. Una iper-aristocrazia del denaro che ha come, come unico obbligo, come sola legge ai propri comportamenti l’omertà di casta.
Finché dura.

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amministrative 2011: previsione

Per me il segno politico di queste amministrative – ogni elezione amministrativa ha attestato o modificato gli equilibri politici in campo – è uno: la lega prova a dimostrare di essere pronta a governare l’italia. Non è più un “alleato” per politiche altrui, ma è il leader di alleanze con altri. E’ a gallarate e nei cento comuni dove la lega si è presentata da sola che si gioca la vera partita politica, né a napoli e né a milano. La conquista da parte della lega di quei comuni dove corre da sola e talora contro il pdl dovrà dimostrare alla borghesia italiana, quella che sta col berlusconismo e quella che sta incerta sul da farsi e si arrabatta, che l’ideologia del leghismo è penetrata fino in fondo nel corpo della nazione. In quella che “tira” almeno. Non si tratta di conquistare ancora qualche territorio, quindi, ma di farlo pesare politicamente.
La loro scommessa è questa. Se berlusconi vince a milano e napoli, vorrà dire che berlusconi serve per tenere ancora insieme l’italia e che il processo di leghizzazione andrà avanti attraverso il berlusconismo. Se berlusconi perde, la borghesia non farà la faccia necessaria al centrosinistra, ma si sposterà decisamente verso il leghismo. Quello che abbiamo sul campo è un’italia ancora “a leopardo”. Dopo queste elezioni amministrative non sarà così, o almeno non credo che sarà più così – anche se il centrosinistra vincesse a napoli e torino e milano e bologna. Stiamo a vedere, certo. Ma la mia “previsione” – non sui risultati, ma oltre i risultati – è questa.
Trovo intanto una congiuntura negativa il fatto che l’unica personalità – è una cosa che ho ripetuto più volte – in grado di costruire un fronte credibile antiberlusconiano capace di attirare simpatie internazionali, e cioè mario draghi, sia stato “promosso”, con entusiasmo bipartisan, lontano da qui.

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