Marvel scommette su Black Panther, vero supereroe nero.

Black Panther, Pantera Nera, il cui vero nome è T’Challa, è un personaggio dei fumetti creato dai testi di Stan Lee e dai disegni di Jack Kirby, pubblicato dalla Marvel Comics. Pantera Nera non era il primo personaggio importante di origini africane nell’universo della Marvel: qualche anno prima era apparso Gabe Jones, un membro di una squadra di soldati legati a Captain America. Ma Pantera Nera fu il primo vero supereroe nero. La sua prima apparizione è in «Fantastic Four» nel luglio 1966.
Praticamente quando Stokely Carmichael stava tenendo il suo famoso discorso sul “black power”, il potere nero, a Berkeley, università della California. Pochi mesi dopo, a ottobre, Huey Newton e Bobby Seale fondarono il loro movimento e lo chiamarono Black Panther Party for Self-Defense. Ma secondo diversi storici non c’è relazione alcuna tra il fumetto della Marvel e il Black Panther Party. Il Black Panther di Newton e Seale avrebbe preso il suo titolo dall’Alabama’s Lowndes County Freedom Organization, che aveva la pantera come logo.
Di sicuro, la Marvel, per evitare al proprio personaggio connotazioni politiche radicali, provò a cambiargli nome nei primi anni Settanta, a esempio Black Leopard. Ma non funzionava. Perciò, a dispetto degli storici, nessuno riesce a toglierci dalla testa che tra un personaggio che divenne uno dei più amati pezzi di cultura pop afroamericana della seconda metà del Novecento e una delle più importanti storie politiche del lungo percorso dei neri americani verso la conquista di maggiori diritti e libertà una qualche relazione stretta c’è.
Chi è Pantera Nera? È il principe di Wakanda, uno stato africano collocato dall’immaginazione degli autori in posti diversi negli anni, ma che comunque lambisce Kenya e Tanzania. Millenni fa, un meteorite si schiantò su quel suolo, rendendo quel luogo ricco di vibranio, un minerale indistruttibile. Il vibranio fa di Wakanda uno stato ricchissimo e tecnologicamente avanzato: lo governa il re T’Chaka insieme alla regina N’Yami, che muore partorendo T’Challa, il vero nome di Pantera Nera. Il vibranio ha fatto diventare il Wakanda molto più progredito di qualsiasi altra nazione, ma, temendo l’uso che il resto del mondo ne avrebbe fatto, la vera Wakanda è sempre stata nascosta agli occhi di tutti.
Anche il re T’Chaka muore, così il regno viene governato temporaneamente da uno zio reggente; T’Challa cresce studiando nelle migliori università, diventando un uomo preparatissimo e coltissimo, esperto fisico e chimico, ma anche addestrato da magnifico combattente, finché fa ritorno a Wakanda per reclamare il trono. Ora, ha anche i superpoteri, che gli vengono dall’Erba a Foglia di Cuore, una pianta magica che ha mangiato come rito quando è diventato re e gli ha dato una forza e un’agilità sovrannaturali. In più, indossa una tuta di vibranio super tecnologica.
Il film, uscito a febbraio negli Stati uniti e nel resto del mondo con un successo straordinario – ha già raccolto il doppio dei duecento milioni di dollari che è costato – racconta dell’ascesa al potere di Pantera Nera e della successiva battaglia contro una congerie di cattivi decisi a conquistare il trono di Wakanda. Il nostro supereroe li sgomina tutti, e in una scena finale, T’Challa si reca alle Nazioni Unite deciso a non nascondere più il suo regno e condividere le sue conoscenze col mondo.
Sono quasi venticinque anni che il film è in progettazione, e solo un paio d’anni fa il progetto è diventato reale, quando Ryan Coogler, che è stato il regista di Creed e è anche coautore della sceneggiatura, è stato incaricato della regia. Le riprese iniziarono nel gennaio del 2017. Coogler ha più volte raccontato di essere cresciuto leggendo fumetti e di considerare il film «un’opportunità storica di far parte di qualcosa di importante e speciale, soprattutto in un periodo in cui gli afro-americani stanno affermando la propria identità mentre affrontano la denigrazione e la disumanizzazione. L’idea di un eroe di colore di questa portata è semplicemente straordinaria».
E in un’altra occasione: «Quello che la Marvel sta facendo… stanno creando prodotti che esistono nello stesso universo, in cui i personaggi si incontrano tra loro, e penso sia la sfida creativa più grande per me. Ci sono i fumetti di Wolverine, che sono molti più dark e violenti dei fumetti degli X-Men, ma si adattano a pennello quando sfogli un fumetto degli X-Men. È un approccio nuovo per il cinema, ma non è nuovo per la narrativa». Difatti, Black Panther è stato introdotto in un film precedente (2016): Captain America: Civil War. Questo è “l’universo Marvel”.
Il film è stato acclamato dalla critica cinematografica. Su «Rotten Tomatoes» ha un indice di gradimento del 97 percento. Il commento del sito recita: «Black Panther eleva il cinema dei supereroi ad emozionanti nuovi livelli mentre racconta una delle storie più coinvolgenti del MCU (Marvel Comics Universe) e introduce alcuni dei personaggi più completi».
Nicholas Barber della BBC ha sottolineato come il regista Ryan Coogler sia riuscito a condensare in questo film tutti i generi da cui la cultura nera è stata tradizionalmente esclusa: «un omaggio a James Bond, una fantasia fantascientifica, con un’immaginazione futuristica che culmina in combattimenti in stile Star Wars, ma anche un dramma geopolitico». Brian Truitt di «USA Today» scrive che il film mette in scena temi profondi e che è allo stesso tempo uno spettacolo per gli occhi. Gli attori sono sembrati più che convincenti a tutti.
Il 2 maggio del 1967 a Sacramento, California, un gruppo del Black Panther Party marciò verso la sede del governo dello Stato dove era riunita l’assemblea parlamentare per discutere del Mulford Bill, che voleva ritirare il permesso ai cittadini di andare in giro armati. Sfilarono per le vie di Sacramento con i loro fucili a canna lunga, portati a spalle, le loro Colt alla cintura. Per le Pantere nere, quell’iniziativa era rivolta contro di loro, che avevano istituito pattuglie nei quartieri – dove organizzavano mense per i poveri, attività scolastiche e servizi sanitari – per intervenire ogni volta che veniva segnalato un’irruzione dei poliziotti, arrivando con i codici in mano per informare dei propri diritti chi veniva sottoposto a arresto. Le Pantere nere non riuscirono a entrare nell’Assemblea, ma si riunirono poi sul prato antistante e lessero la loro dichiarazione contro il Mulford Act. Fu il governatore della California di allora, Ronald Reagan, che firmò quell’atto.
Non avevano superpoteri, Carmichael, Newton, Seale e tutti gli altri. Ma a noi piace ricordarli come eroi di una grande saga.

Nicotera, 20 febbraio 2018.
pubblicato su “il dubbio”, quotidiano del 21 febbraio 2017.

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Il corpo del Cav e la Seconda repubblica.

Tanto tempo fa raccontava gigioneggiando: «I complimenti più belli che ho ricevuto nella mia vita sono quelli legati ai tifosi del Milan. A Como, subito dopo la partita dello scudetto del 1988, un tifoso vede la mia macchina, mi riconosce, si pianta davanti al cofano e grida: “Silviooo, Silviooo: sei una gran bella figa!”, rimasto lì coricato per quasi cinquecento metri. È stato il complimento più bello della mia vita».
A saperlo oggi, costretto a un riposo forzato di 48 ore per “affaticamento”, dovuto alla preparazione della campagna elettorale e alla composizione delle liste, con inevitabili esclusioni che lo avranno fatto addolorare perché gli dispiace da morire dire di no, che gli è costato la rinuncia a un’apparizione televisiva a Porta a porta, che fosse solo per scaramanzia, è una trasmissione che adora, si ha il senso di quale distanza esista fra quell’aneddoto e la realtà d’adesso. Distanza politica, beninteso. Perché del proprio corpo, della propria salute, Berlusconi ha sempre fatto una questione politica.
Alberto Zangrillo, il suo medico, è stato irremovibile. E la sua campagna sarà “da remoto”: tivvù, web e radio. Niente piazze, niente convention, niente sfilate e passeggiate tra ali di folla e bandiere al vento. Niente navi in crociera, niente predellini, niente corpo. E anche qui – nella differenza tra il medico d’adesso, che dovrà anche render conto ai familiari, la cui voce oggi è più influente, e il medico di allora, l’onnipresente professor Umberto Scapagnini – si ha la sensazione del passaggio di un’epoca. Del passaggio politico, beninteso. Scapagnini, che fu poi sindaco di Catania dove non ha precisamente lasciato un ricordo luminoso, fu l’uomo che preparava l’elisir di lunga vita a Berlusconi, che lo definì “tecnicamente immortale”, e che nel 2006 nel mezzo di una convention a Montecatini si precipitò sul palco per soccorrerlo. Era un luminare, Scapagnini, nei suoi studi “anti-aging”: il destino è stato amaro e crudele con lui, ma quello era il tempo in cui “si sarebbe potuto vivere fino a 120 anni”, detto quasi come un programma di governo. E lo era, in sostanza, un programma di governo, non molto diverso dal “milione di posti di lavoro”, dal “meno tasse per tutti”, dal “ponte sullo stretto”. Affabulazioni.
Diventate carne. Ecco, guardate me. Chi ha dimenticato la foto “catturata” alle Bermuda di Berlusconi che faceva jogging con gli amici di sempre: Fedele Confalonieri, Adriano Galliani, Carlo Bernasconi, Gianni Letta e Marcello Dell’Utri? Una squadra fortissima, tutti in tuta bianca, con Silvio che guidava, qualche passo avanti. Erano i tempi della discesa in campo ancora fresca, anche se si era conclusa già la prima esperienza di governo, e il Milan vinceva a man bassa scudetti e coppe mondiali. Epperò, è anche il tempo dell’incipiente calvizie. Quella calvizie che era riuscito a mimetizzare nelle foto che ossessivamente faceva correggere durante la sua ascesa sociale di imprenditore edile e televisivo – c’è chi, come Marco Belpoliti nel suo libro Il corpo del Capo ha paragonato questa ossessione al Mussolini che visionava le immagini prima di mandarle “al popolo” apponendo una vistosa M dietro ogni foto – con la matita, con l’aerografo, con il ritocco: anche per il naso grosso, eh. Fino a quando scoprì, sul finire degli anni Ottanta, le diete, le case di cura, i miracolosi farmaci. E, subito dopo, la chirurgia estetica.
Quando nel 2001 in tutte le case degli italiani arriva il volume “Una storia italiana” si sono già compiuti una serie di passaggi: se in epoche lontane il corpo mistico del re si tramandava, ora il corpo fisico del Capo è un “capitale” da investire. Un capitale che perciò non ha più nulla di naturale, ma può essere manipolato, rifatto, sistemato, perché risponda a un obiettivo politico: essere funzionale all’immagine del potere. D’altronde Steve Bannon, prima nel cerchio magico di Trump e poi cacciato via, s’è soffermato non poco nel suo libro andato a ruba sul “riportino” più potente del mondo: «Si inizia da una sommità assolutamente pulita, un’isola circondata da un cerchio peloso di capelli intorno i lati e sul davanti, da cui tutte le punte vengono tirate su per raccogliersi al centro e poi spazzolate indietro e fissate con uno spray indurente».
Fu davvero ingenerosa Cherie Blair, la moglie dell’allora primo ministro inglese, quando rivelò – era l’agosto del 2004 – ricordando la famosa passeggiata a Porto Rotondo con il presidente del Consiglio: «Quella sera in Sardegna Tony mi ha detto “Qualsiasi cosa succeda non far sì che mi facciano delle foto vicino a Silvio con la bandana. Stai tu in mezzo, perché sennò la stampa britannica ci uccide”». Quella bandana divise l’Italia a metà. Era l’ostensione.
La stessa “ostensione” che per istinto Berlusconi applicò quando lo colpirono con una statuetta metallica del Duomo dopo un comizio a Milano, nel 2009 (in quel comizio, aveva preso in giro Formigoni dicendo che era più giovane di lui, che portava la canottiera, mentre lui non l’aveva e aveva mostrato il ventre nudo): si rialzò, il viso insanguinato, salì su un predellino a mostrare quel volto tumefatto – ma quella ferita non faceva che rendere più integra la sua forza.
Oggi tutto questo appartiene al passato: Forza Italia è data tra il 15 e il 20 percento, e è costretta a competere con un giovane rampante.
E Berlusconi manda a dire, dopo l’affaticamento di qualche giorno fa: «Il nonno sta benissimo». È cambiato il registro. Il 5 marzo sapremo se funziona anche questo.

Nicotera, 1 febbraio 2018
pubblicato su “il dubbio”, quotidiano del 2 febbraio 2018.

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