Gracias, Diego.

Canti, balli, abbracci, inni, lacrime, gioia, dolore. Dolore, dolore, dolore.
La folla scatenata in piazza a Buenos Aires, all’Obelisco. La folla compunta in fila alla Casa Rosada – donne, bambini, anziani, con la sedia a rotelle, con le stampelle, con la mascherina, con i fiori, con i bigliettini piegati con li loro pensierini, con i dreadlocks, con i tatuaggi, senza denti, senza capelli, senza parole. Così, vestiti così. Com’erano. Perché c’è stata un’apocalisse, perché c’è stato un terremoto, che ci ha sorpresi tutti, in casa – e ci siamo precipitati fuori, per le strade. Com’eravamo. In ciabatte, con i pupi attaccati. Con la maglia albiceleste che fa da pigiama. La folla che si raduna al San Paolo a Napoli.
E ora, come faremo senza di lui? Che mondo è, senza Maradona?
Oh sì, forse Maradona era già morto – era già morto tanti anni fa. Lo sapevamo. Ma Maradona era già morto tante volte. E poi era risorto. Come quando gli ruppero la gamba. Era come nato di nuovo, dopo. O quando lo buttavano giù in un tackle, che sembrava cadere, ecco sta cadendo, e invece – un miracolo, lui è aggrappato alla terra, alle zolle – riprendeva la sua corsa. Maradona si rialza. Maradona si rialza sempre.
Non aveva neanche vent’anni e scese in campo con la maglia dell’Argentinos Juniors, dove era arrivato che aveva dieci anni, in un‘amichevole con i colombiani del Deportivo Pereyra, il 19 febbraio del 1980. Alla trequarti, acchiappa il pallone. Da dietro, un difensore colombiano gli arriva in scivolata, gli ara il terreno intorno. Maradona inciampica, si sbilancia, sembra cadere. No. Eccolo che se ne va. Ne salta uno, ne salta un altro, poi un altro ancora. Poi salta anche il portiere – e appoggia la palla in rete. Dirà, tanti anni dopo, durante un programma dell’emittente TyC Sports, che quella è la rete più bella della sua vita. E pure – ci fece un copia-incolla sei anni dopo il 22 giugno del 1986 contro l’Inghilterra, che ancora ai difensori albionici ci gira la testa e cercano la palla. El gol del siglo, il gol del secolo. Maradona è nato Maradona, non è che ci è diventato.
Maradona è indivisibile. Come la libertà. Non c’è l’atleta da una parte e l’uomo dall’altra; non c’è un pibe de oro e un descamisado; la mano de Dios e la serpentina imprendibile; non c’è un genio e un cocainomane; non c’è un Dieguito e un Maradona. C’è una cosa sola che tutto assomma – una stella cometa che appare nel cielo e fa sollevare lo sguardo, stupefatti. È una parabola, la palla, colpita da sotto, scavalca il portiere. I più adulti provano a spiegare il fenomeno ai ragazzini, ma loro hanno già capito l’incanto. Maradona si capisce col cuore.
Incoerente. Come la vita. Che va su e va giù. Che accarezza il bene e precipita nel male. Maradona ha onorato la vita, ha onorato tutti i doni che la vita gli aveva offerto. Non ne ha sprecato neppure una goccia, ha gettato via tutto, famelico oltre ogni limite, generoso oltre ogni dire.
Si piange alla Bombonera, lo stadio del Boca. «Neanche quando è morta mia madre ho provato un dolore simile. Adoravo mia madre, ma questa cosa è diversa» – dice uno in un pianto irrefrenabile. «Chi non ama Diego, non ama neppure sua madre» – dice un altro. È curioso, questo accostamento tra Diego e la mamma – ma bisogna capire, Diego è tutto l’amore del mondo che possiamo esprimere con una persona concreta. Diego è tutto il dolore del mondo.
Non sempre gli eroi muoiono giovani e belli – a volte muoiono stanchi e malati. Provati oltre ogni dire. Perdonatemi, ma la vita non è come Cristiano Ronaldo, CR7, grande atleta, grande professionista – ma quello è il calcio. È uno sport, ci sono le partite, c’è un campionato, si vince, si perde. Maradona era di più, molto di più. Forse non è stato il più grande di sempre, forse Pelé, o rei, resta il più grande e completo calciatore che si sia mai visto. Però, stiamo ancora parlando di calcio. Maradona era di più, molto di più.
Che invidia ne proveranno i leader del mondo – quelli che rincorrono il cuore della gente facendo la faccia feroce per mettergli la paura o quelli che mettono la maschera del buon padre di famiglia per averne consenso; quelli che fanno le guerre “per la patria” e quelli che dicono – ecco, vi ho portato le industrie, le fabbriche, il lavoro, non siete contenti? Chi mai piangerà la loro morte?
È come quando ammazzarono John Lennon l’8 dicembre del 1980, all’ingresso del Dakota Building, New York City. Il mondo intero, sgomento, triste, scese in piazza – il mondo dei giovani. Imagine all the people.
Ecco, oggi è il mondo degli straccioni che è sceso in piazza, triste e sgomento. Il mondo dei perdenti, dei nati sconfitti, del malnati, dei malcavati, il mondo di chi resterà sempre ai margini, lasciato indietro – dei bugiardi per necessità e per lucro, degli imbroglioni, dei falliti. Maradona era come loro. Come il popolo. Como el pueblo. Dice uno alla Bombonera – «Maradona era los valores, i valori. Quiénes somos, dónde venimos – chi siamo, da dove veniamo». Lui non aveva mai smesso d’essere nato povero in un quartiere di Buenos Aires, non aveva mai dimenticato da dove veniva, chi era. Maradona era come loro, ma come un condottiero, come un grande leader politico, l’ultimo vero leader politico degli straccioni di ogni mondo, li ha guidati dietro uno stendardo, una maglia fino alla vittoria, a sentirsi per una volta potenti, vincenti. Almeno una volta nella vita, abbiamo vinto. E chi potrà ora ricordarci che noi pezzenti un giorno ci siamo coperti di gloria?
A Napoli c’è una edicola piccirella a via San Biagio dei Librai. Si chiama l’Altarino di Maradona: ci sta una foto di Diego, e un suo capello, dentro una piccola teca. Si può cominciare a chiedergli le grazie.
A noi resta da dire: Simplemente, gracias.

Nicotera, 26 novembre 2020.
pubblicato su “il dubbio”, quotidiano del 27 novembre 2020.

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6 risposte a Gracias, Diego.

  1. sergiofalcone ha detto:

    Maradona eroe positivo. Sì, al doping

    di Giovanni Giovannetti

    https://www.ilprimoamore.com/blog/spip.php?article4538

    Muore Maradona e lo si (rim)piange in struggenti pagine che ne rinnovano i miracoli e le imprese. A Napoli si prega e si accendono lumini in suo ricordo… d’ora in poi lo stadio San Paolo avrà il suo nome… qualcuno lo vorrebbe cittadino onorario… In questa immagine vediamo l’illustre miliardario cocainomane gradito ospite nella villa del boss camorrista di Forcella Carmine Giuliano (alla sinistra di Maradona), a quell’epoca latitante. Dell’argentino serba un vivido ricordo anche il mafioso “pentito” Salvatore Lo Russo: «Diventai molto amico di Maradona che frequentava spesso casa mia ma solo perché diceva di trovarsi bene in mia compagnia e solo in un paio di occasioni mi ha chiesto se potessi procurargli della cocaina per uso personale». Tutti fantastici. Fate cittadini onorari anche loro.

  2. sergiofalcone ha detto:

    A parte che il gioco del calcio non ha mai suscitato il mio interesse, mi rifiuto di celebrare un personaggio del genere. Ha ragione Giovanni Giovannetti.

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