Carabinieri, nei secoli infedeli.

Ci sono stati di quelli accusati di rubare la droga che avevano sequestrato o che giaceva nei depositi giudiziari o di spartirsi il malloppo che beccavano negli appartamenti degli spacciatori (è successo a Roma, a Milano, per dire, e chissà quante volte dappertutto e con qualsivoglia sostanza) e poi cambiavano i verbali.
E ci sono stati di quelli accusati di filmare scene circonfuse di un alone d’illegalità dov’erano coinvolti personaggi noti, non ai fini di un’indagine giudiziaria, ma per costruirci sopra un ricatto (è successo con Marrazzo, quand’era governatore un po’ scapigliato del Lazio, e Natalie, per dire).
E ci sono stati di quelli accusati di dare «totale ed incondizionata disponibilità ad un intraneo alla ‘ndrangheta», come recitano i verbali delle Procure (è successo nella Locride, per dire, con la cosca Pelle, ma anche a Reggio Calabria, con la “famiglia” Lo Giudice), passando a qualche ‘ndrina delicate informazioni investigative che mettevano i fuorilegge al riparo dalla legge, e insomma, certo ti avrebbero dato un bel vantaggio se sai quando stanno per farti terra bruciata intorno o in qualche modo ti dicono chi è che sta spifferando tutto o che stanno per arrivare proprio a casa tua.
E ci sono stati di quelli accusati di avere rivelato segreti di ufficio a sottosegretari, o più precisamente: atti di indagine su presunti rapporti con la camorra (è successo a Napoli, per dire, nel caso Cosentino).
E ci sono stati di quelli alla guida di operazioni anti-sequestro accusati di essersi ritrovato attaccato alle dita un bel po’ di banconote invece di dare tutti i danari raccolti in sordina per il riscatto di un pover’uomo a cui avevano bloccato tutti i beni e la famiglia, disposta a pagare, si era rivolta a amici di provata fede (è successo nel caso Soffiantini, uno degli episodi più controversi e complicati della cronaca nera d’Italia).
E ci sono stati di quelli, a capo di operazioni anti-droga di rilevante entità, accusati (è successo a Milano) della creazione di vere e proprie raffinerie di eroina, della violazione delle norme che disciplinano i blitz antidroga sotto copertura solo per poi vantare brillanti successi nella lotta al narcotraffico: riconoscimenti che sarebbero stati utili dal punto di vista mediatico e per avanzamenti di carriera.
E ci sono stati di quelli accusati di non avere svuotato covi importanti che andavano svuotati (è successo a Palermo, contro la mafia, per dire), impedendo così l’accumulazione di prove, oppure di avere svuotato covi importanti che non dovevano svuotare, impedendo così l’accumulazione di prove (è successo durante la “strategia della tensione”, per dire).
Ma sembrano di più scene da film d’azione americani – e poi capita che le accuse cadano o non vengano provate oltre ogni ragionevole dubbio e alle volte prendano altri nomi di reato che prevedono pene più leggere e intanto ti sei dimesso o sei finito a altro servizio e salvi la ghirba e la pensione, e magari dopo essere stato infangato vieni riabilitato e poi insomma alla fine la legge vince e tutto torna al suo posto.
Anche perché a incastrare le “mele marce” o quelli che si suppone non stiano propria agendo in specchiata rettitudine sono sempre altri carabinieri, e alla fine l’Arma è al di sopra di ogni sospetto.
La fragilità umana, si sa, può allignare anche dove meno te l’aspetti. Metti che un maresciallo si attacchi la luce e i rubinetti di casa alla centralina elettrica e alla fornitura idrica della caserma, per non pagare le bollette (è successo a Savona, per dire), oppure segni di essere andato in missione e si faccia pagare straordinari proprio nei giorni in cui era in ferie, a te sembra una cosa da zingari, da baraccati, da brutti, sporchi e cattivi sul litorale di Ostia, non è che ci puoi ricamare più di tanto o ricavarne una morale.
Perché poi tutto questo può succedere nelle migliori famiglie, e l’Arma cos’è se non questo? Carabinieri, lo si è per sempre, proprio come si porta un cognome dalla nascita alla tomba, dall’anagrafe alla lapide.
Ma quello che invece segna lo scarto, la differenza e lo sconcerto, è quando scopri che carabinieri sono coinvolti in qualche torbida trama contro la repubblica. Perché, diciamolo, il giuramento di fedeltà non è a che la giustizia trionfi – un’aspirazione così sempiterna e gloriosa da battere in ogni cuore, eppure labile, affidata com’è alle umani e volubili cure. Ma a che la repubblica sia sempre saldamente insediata: questo è il giuramento di fedeltà dei carabinieri. All’attenzione e alla cura, cioè, delle umane cose della democrazia.
Quindi, quando scopri negli elenchi di Castiglion Fibocchi, amorevolmente registrati dalle mani proprie del gran maestro di loggia P2 Licio Gelli, la bellezza di dodici generali dei carabinieri (e svariati di altri corpi, di cui non dare conto qui) a te prende proprio un mancamento. E vabbè che qualcuno – in partibus infidelium – ci sarà stato dentro per controllare che la cosa non prendesse proprio una brutta piega, e vabbè che qualcuno ci sarà stato dentro per controllare che i controllori controllassero davvero e non si distraessero, e vabbè che qualcuno (lo si disse per giustificare la domanda di adesione del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, mai arrivata a compimento, mentre il fratello, Romolo, era titolare a tutti gli effetti) era stato “caldamente consigliato” se non voleva ritrovarsi solo come un cane, ma dodici? Non saranno un po’ troppi, dodici (e uno in lista d’attesa)?
Ecco, è il “tintinnar di sciabole”, lo spauracchio militare in una democrazia parlamentare, lo sconcerto: quello che denunciò Pietro Nenni nella primavera del 1964 in piena crisi del primo centro-sinistra e che fu poi giornalisticamente “svelato” su «l’Espresso» da Scalfari e Jannuzzi nel 1967. Il “Piano Solo”. Un generale dei carabinieri, De Lorenzo, che ordisce contro quella repubblica che dovrebbe custodire. Perché a quello sono “destinati” i carabinieri. Quel: «usi obbedir tacendo e tacendo morir» che era il motto del Corpo dei Carabinieri Reali, e che si trasformò in questo: «nei secoli fedele», a chi obbedire, a chi essere fedele? All’istituzione, all’ordinamento sociale, sia esso la monarchia o la repubblica, e se è la monarchia alla monarchia e se è la repubblica alla repubblica.
Così, rimani basito – carramba, che sorpresa – quando apprendi che c’è un’indagine in corso su un carabiniere del Noe (nucleo operativo ecologico, sic!) che svolgeva un’indagine in corso sulla Consip ma manipolava forse le prove e gli atti acquisiti per montare un po’ di panna contro il governo della repubblica. A chi ubbidiva tacendo, questo carabiniere? A chi era fedele?
Essì, come le mezze stagioni, anche i carabinieri, signora mia, non sono più quelli di una volta.

Nicotera, 11 aprile 2017
pubblicato su “il dubbio”, quotidiano del 12 aprile 2017

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