L’abbiamo scampata bella con Le Pen. E ora chi ci scampa da Hollozy e Sarkande?

Ha funzionato. Lo starnazzare delle oche, l’allarme per l’arrivo dei barbari, nel segno di una possibile guerra civile, ha funzionato. Rispetto al primo turno, un tot percento in più di elettori francesi si è mobilitato. Una parte minore – ottocentomila voti, mica bruscolini – si è sentita in dovere di ergersi a difesa della Le Pen, o si è irritata per il tipo di campagna elettorale melodrammatica impostata da Valls; la più parte ha sostenuto i candidati desistiti, o quelli che avevano più possibilità di vincere contro il Front National. In certi casi, la vittoria è striminzita, sia in percentuali che in voti, e in più regioni il voto è tripartito, con percentuali vicinissime, ma come suol dirsi in democrazia conta chi prende un voto in più – successe anche con Bush il giovane contro Al Gore, e la Florida, ricordate? – e il resto lo fa il sistema elettorale: il criterio della rappresentanza da tempo è virato verso il criterio della governabilità d’abord. La resa dei conti è perciò rimandata al 2017: Le Pen, per sedimentare l’accumulo di consensi mai raggiunto prima, ha subito lanciato i Blu marine, ovvero una qualche forma di organizzazione sul territorio della disponibilità ampia che ha intercettato, oltre il partito; Valls, da parte sua, ha detto che il pericolo non è mica scampato, e che da qui al 2017 si tratterà di battersi giorno per giorno. Sarkozy – che non è per nulla scontato sia il candidato della destra, e dovrà guadagnarselo, contro Juppé e Fillon – ha detto che bisognerà capire perché la gente vota Le Pen, e che quindi si occuperà di Europa, disoccupazione, sicurezza e identità nazionale, come se ci voleva la zingara, ci voleva. La realtà, perciò, già emersa durante la campagna elettorale e che i risultati esacerbano, è che l’agenda politica di Francia è dettata dal Front National. Da qui al 2017. E è sul terreno dei “temi” su cui il Front National e Marine Le Pen hanno costruito, non da oggi, il loro serbatoio elettorale, che si misureranno gli altri contendenti. A parte la guerra che è prerogativa del presidente, e su cui la patria unita marcia compatta – vuoi per difendere l’art de vivre, vuoi per interessi più prosaici, geopolitici e di energia -, sulle questioni sociali – disoccupazione, sicurezza, immigrazione – non ci saranno visioni contrapposte, che so, per dirla facile facile di apertura da un lato e di chiusura dall’altro, ma proposte restrittive o più restrittive, e probabilmente giocherà soprattutto, come ha giocato nei ballottaggi, la percezione che chi è già al governo può fare di più di chi non c’è ancora andato, un pragmatismo schietto e cinico. Da qui al 2017 – con una cambiale in bianco data dagli elettori – o socialisti e républicains insieme e desistibili e per conto proprio mostreranno i denti più di Le Pen, o sanno che non avranno chance alle presidenziali. Contro Le Pen hanno vinto Hollande e Sarkozy, contro Le Pen da qui al 2017 lavoreranno Hollozy e Sarkande.

La si può leggere così: da una parte, Le Pen, le François; dall’altra, i socialisti e le destre repubblicane, le Citoyen. I Francesi, anzitutto, la Nazione, la comunità nazionale, il Front contro la mondialisation, da una parte; il Cittadino, i diritti universali, lo Stato, diritti di proprietà e libertà di mercato, dall’altra. È uno schema politico-ideologico molto europeo, continentale, intraducibile nella lingua anglosassone, e, per alcuni tratti, molto novecentesco (anche se, per inciso, è una chiave di lettura che può far capire qualcosa di quello che è successo in Russia, dopo la crisi del 1991, la defenestrazione di Gorbaciov, l’eredità di Eltsin, e poi l’arrivo di Putin, l’uomo che restituisce alla Grande Madre il suo orgoglio, la sua storia e il suo ruolo, e pure un pezzo dei suoi confini perduti: la Grande Guerra Patriottica – che così si chiama là la Seconda guerra mondiale – è diventata il pilastro di questa storiografia). Alcuni tratti: se si fa riferimento agli accadimenti storici, la memoria va alle esperienze di Léon Blum in Francia e di Largo Caballero in Spagna, cioè governi fortemente improntati da un carattere proletario e popolare, prima d’essere spazzati via da militari e nazionalisti fascisti. Entrambi, Blum e Largo Caballero, erano a capo di un Fronte, la Storia fa rovesciamenti così. Però, Hollande e Sarkozy non hanno mai guidato governi improntati da un forte carattere proletario e popolare, e è difficile pensare che accada adesso, quando questo tipo di opzione politica è finita con il Novecento. Così, la figura trasversale al François e al Citoyen e contesa da entrambi e su cui poggiano entrambi è le Bourgeois. Meglio: quello che ne rimane dopo la Grande accumulazione degli anni Novanta e la Grande crisi del 2007, un borghese piccolo piccolo. La cui grandezza sta solo nell’essere rimasto senza nemico, senza qualcuno che lo ossessioni, lo incalzi, lo minacci. Nell’essere diventato, malgré soi, il padrone assoluto del mondo, l’unica specie rimasta. Mort à crédit. Grosso modo, da un lato, i valori républicains, lavori legati ai servizi, alle cure, alle persone, all’informazione – professionisti, scuola, assistenza medica e sociale -, in cui non hai rapporto alcuno con le cose ma con gli individui, e il tuo mestiere stesso ti fa per obbligo empatico, gli altri sono cittadini uguali e solidali come te: questi cercano sicurezza per la coesione sociale, lo Stato, l’ordine costituito, che dà loro di che vivere, oltre che un senso alla propria vita. Dall’altro, quelli che hanno perduto rapporti con le persone, con la società – operai, artigiani, piccoli imprenditori, agricoltori – gente che maneggiava cose solo “insieme”, e che insieme poteva esercitare un giudizio, un potere, e che è completamente espropriato, o perché non esistono più i luoghi o perché sono stati sostituiti da macchine: costoro vogliono ripristinare un qualche loro ruolo, una qualche illusione di contare, e non potendo più esercitarlo nel mercato e nella società, si rivolgono alla comunità nazionale, all’insieme degli insieme, pensando così di avere forza per trattare con il potere del mondo, le banche, le élite, il complotto pluto-giudaico-massonico, gli americani. Il “popolo” è questa roba, caotica e indistinta, di qua e di là. Senza faglie di rottura, travasabile. Da decanter della democrazia. Non più plebe, ma borghese.

I comunisti, quelli del Novecento, i comunisti insomma, a un certo punto pensarono che fosse una cosa buona che le democrazie fossero costrette a mostrare il loro vero volto, fascista, perché così la coscienza proletaria avrebbe capito che non c’era trippa per gatti nel sistema capitalista, svolgilo come lo vuoi, e che l’unica alternativa fosse la dittatura del proletariato. Non è che si dessero da fare per favorire l’avvento dei fascismi, ma non si sporcavano le mani a salvare le democrazie liberali, quando se ne mostrasse l’occasione. Folle, sicuro. Un disastro sanguinoso. La coscienza proletaria non solo non si risvegliava, ma si tingeva di nero, e di rosso-bruno. Era però un’idea. Una strategia, una tattica, schieramento, battaglie, ideologia, e tutte quelle cose lì che è stato il Movimento operaio, tragiche, drammatiche, meschine, spietate, grottesche, abiette, eroiche. E invece lo starnazzare comune per la scalata di Le Pen da quale punto di vista si manifesta, quale schieramento difende, quale soggetto storico e politico, quale organizzazione, quale potere, quale potenza? L’orrore comune è per i valori repubblicani e democratici che verrebbero calpestati; più o meno, insomma, quel che dicono Hollozy e Sarkande. Una sacrosanta verità, un potere reale, detta da loro, e da chi li sostiene. Un’occasione, se si pensa che si aprano delle possibilità, in un compromesso, e hai modo per portare a casa qualcosa, se c’è lo spiraglio per portare a casa qualcosa – ora che la zingara ha parlato di immigrazione, disoccupazione, questioni sociali – in uno scambio di favori. Melénchon, del Front de Gauche, sembra orientato così, ma ha pure un dieci per cento di voti, non proprio una bazzecola, e responsabilità vuole che una qualche indicazione la dia. Una banalità, invece, se detta da chi non ha niente da spartire con l’uno o trattare con l’altro e entrambe le cose. Detta da chi non conta nulla, non può contare nulla, una tifoseria. Detta da chi non ha niente in comune con le Bourgeois, e le sue fisime e i suoi interessi. Di qua e di là. Certe volte, quando la Storia si smarrisce, è più decoroso il silenzio. Oppure, se proprio non vuoi sembrare un catastrofista, un disfattista, puoi dire che ti suona interessante che in Corsica abbiano vinto gli indipendentisti, perché è una contraddizione che sembra andare contro la Nation e contro l’État. Che, di questi tempi, non è poca cosa. L’Europa bourgeois va slabbrandosi. E domenica si vota in Spagna.

Nicotera, 16 dicembre 2015

nota, illustrazione: La Commune, 1871, Une pétroleuse, © Gettyimages – ma come vi permettete?

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