È morta Amelia Robinson, eroina di Selma.

Obama-Amelia-SelmaAmerica is so fortunate – ha detto Obama. L’America è così fortunata. Di avere avuto un eroe come Amelia Boynton Robinson. Forte, speranzosa, indomabile. Questa è la quintessenza dello spirito americano.
Cinquant’anni fa, questa donna marciava da Selma verso Montgomery, capitale dell’Alabama, perché i neri avessero il diritto di voto. Cinquant’anni fa la foto di questa donna, bastonata, colpita dai gas e dai manganelli della polizia di Stato, svenuta, incosciente sul selciato del ponte Pettus tra le braccia di un compagno aveva fatto il giro del mondo. Cinquant’anni dopo, quest’anno, un corteo riattraversava lo stesso ponte e alla testa c’era il primo presidente nero, Barack Obama, che teneva la mano di Amelia, spinta su una sedia a rotelle – aveva ormai 104 anni. E anche questa foto fece il giro del mondo. La storia aveva fatto un giro.
Aveva infranto numerosi record, questa donna. Giovanissima – nata nel 1911 – si era battuta per l’estensione del diritto di voto alle donne. Nel 1934 si era iscritta nei registri di voto, una operazione che diventava complicatissima quando a farlo era un nero, e che veniva diciamo così scoraggiata. Nel 1964 fu la prima afroamericana a candidarsi per il Congresso – nella speranza di incoraggiare i neri a iscriversi e votare – e la prima donna, bianca o nera, a correre per un seggio del Partito democratico in Alabama. Amelia ha dedicato tutta la sua vita – così ha detto il presidente – a un semplice principio: ognuno merita il diritto di votare.
Era stata proprio lei – la cui casa era diventata il centro politico delle battaglie per il diritto al voto –, tra gli altri, con il sostegno della Southern Christian Leadership Conference (SCLC) a organizzare le proteste. Qualche anno prima aveva conosciuto Martin Luther King. A Selma la metà della popolazione era nera, ma solo trecento erano i neri iscritti per votare. Il 7 marzo si organizzò la marcia. A guidarla c’erano John Lewis, Rosa Parks. Rosa Parks era la donna che nel 1955 tornando a casa dal suo lavoro a Montgomery in autobus, si era rifiutata di cedere il proprio posto a un bianco. Sui bus c’erano i posti a sedere per i neri e quelli per i bianchi. Poi c’erano i posti in comune. Quando i posti a sedere per i bianchi erano tutti occupati, i bianchi potevano sedere in uno di quelli in comune anche se era occupato e i neri dovevano cedere loro il posto anche se finivano in piedi. Così andavano le cose in Alabama. Finché Rosa Parks disse di no. Che lei non si sarebbe alzata. Oltretutto, le facevano male i piedi. L’autista chiamò i poliziotti e i poliziotti l’arrestarono. E così cominciò lo sciopero dei neri contro gli autobus.
Rosa Parks era lì, quel 7 marzo. Con Amelia e tutti gli altri. Seicento attivisti. Aveva iniziato un paio d’anni prima la Dallas County Voters League (DCVL), un’associazione afroamericana, a cui si era poi unita la Student Nonviolent Coordinating Committee (SNCC), un’associazione che raccoglieva studenti bianchi. Una campagna per la registrazione dei neri. Nel 1964 c’era anche stato un Civil Right, ma dovevate vederli gli impiegati dell’Alabama o di qualche altro Stato del Sud come interpretavano la legge, e serve questo e quest’altro, e questo non basta, e qui dice così, che ti passava la voglia e dovevi avere la pazienza di Giobbe e tutte le sere andare in qualche chiesa battista a batterti il petto e cantare qualche gospel a squarciagola – Oh! Lord, oh! my Lord – per lasciar correre.
Così avevano invitato il pastore a dare man forte. Il pastore era il dottor Martin Luther King jr. Decisero di fare delle marce di protesta. Tra gennaio e febbraio furono arrestati in tremila. Poi a Marion era rimasto ucciso Jimmy Lee Jackson, colpito da numerose pallottole sparate dalla truppa di Stato. È a quel punto che si pensò di organizzare una lunga marcia da Selma a Montgomery, la capitale. Sono cinquantaquattro miglia. Ottantasette chilometri. Cinquantaquattro miglia di vergogna. Cinquantaquattro miglia di gloria.
La prima marcia fu il 7 marzo. Era domenica. Appena i seicento superarono il confine della contea, che era proprio il ponte Edmund Pettus, la polizia di Stato attaccò. Fu un massacro. Donne, bambini, preti, attivisti, tutti caricati senza pietà. È lì che colpirono Amelia. È lì che fotografarono Amelia. Fu Bloody Sunday, domenica di sangue.
Poi ci fu una seconda marcia, due giorni dopo, con in testa Luther King, il percorso era stato appena iniziato. E anche stavolta ci furono cariche, dopo pochi chilometri, e i manifestanti furono dispersi. E poi ci fu una terza marcia, il 21 marzo.
E stavolta ce la fecero. Solo in trecento riuscirono a percorrere tutte e cinquantaquattro le miglia. Ma quando arrivarono allo State Capitol Building, il palazzo governativo, erano in venticinquemila. Era il 25 marzo. Ci avevano messo quattro giorni per coprire quelle cinquantaquattro miglia. E lì, davanti all’edificio della prepotenza e dell’arroganza bianca, il dottor King parlò.
How long will justice be crucified? Per quanto ancora la giustizia verrà crocifissa? How long will prejudice blind the visions of men, darken their understanding? Per quanto ancora il pregiudizio renderà ciechi gli uomini, oscurerà la loro comprensione? How long? Not long. Non ci vorrà molto. No lie can live forever. Nessuna menzogna può sopravvivere per sempre.
È così che passò il Voting Rights Act di Lyndon Johnson.
Il 7 marzo di quest’anno il presidente Obama ha voluto essere presente al Memorial per i cinquant’anni della Marcia di Selma. Quel giorno, sul ponte Pettus, disse: «Ragazzi con zaini e materassini erano sparpagliati dappertutto. I veterani del movimento addestravano i nuovi arrivati nelle tattiche della non-violenza, il modo giusto di proteggersi quando sei attaccato. Un dottore spiegava gli effetti del gas sul corpo, mentre quelli della marcia scarabocchiavano le istruzioni per contattare i loro cari in caso di necessità. L’aria era spessa, pesante, per i dubbi, le aspettative, la paura. Si confortavano gli uni con gli altri con il verso finale della canzone che cantavano: Non importa quale sarà la prova, Dio avrà cura di te. Appoggiati, stanco, sul Suo petto, Dio avrà cura di te. Ci sono posti e momenti in America in cui è stato deciso il destino di questa nazione. Molti sono luoghi di guerra – Concord e Lexington, Appomattox e Gettysburg. Altri sono luoghi che simbolizzano il carattere audace dell’America – Independence Hall e Seneca Falls, Kitty Hawk e Cape Canaveral. Selma è uno di questi luoghi».
Quel giorno Obama ricordò, tra gli altri, il coraggio di Amelia Boynton.
È arrivato il tempo che Amelia si riposi della sua lunga marcia.

Nicotera, 27 agosto 2015

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