«Riabilitate nostra madre, Ethel Rosenberg»

i_Rosenbergdi Michael e Robert Meeropol *

I nostri genitori, Ethel e Julius Rosenberg, furono giustiziati il 19 giugno del 1953, dopo una condanna per cospirazione finalizzata allo spionaggio. Questa era l’accusa formale, ma divenne convincimento comune che fossero stati giustiziati per avere fornito al nostro arcinemico, l’Unione sovietica, la capacità di distruggere il nostro paese con la bomba atomica. Fu il caso giudiziario più sensazionale del maccartismo.
Lo scorso mese, la testimonianza davanti al Grand Jury di nostro zio David Greenglass, che è morto un anno fa, è stata resa pubblica, l’ultimo atto di un “tesoro” di materiali che fin dal 2008 è stato desecretato, da quando noi e altri abbiamo intrapreso un’azione legale. Fino allora, noi eravamo convinti che nostro padre fosse giuridicamente colpevole di cospirazione, ma non di spionaggio dell’atomica, e abbiamo continuato a pensare che nessuno dei nostri genitori meritasse la pena di morte.
La disponibilità pubblica data adesso alla trascrizione di 46 pagine – insieme a altre precedenti testimonianze e altro materiale – dimostra definitivamente che nostra madre fu accusata per non aver voluto puntare il dito contro nostro padre.
Chiediamo adesso al presidente Obama di riconoscere che Ethel Rosenberg fu ingiustamente accusata e giustiziata.
Le “prove” presentate contro Ethel al processo, nel marzo del 1951, consistevano sostanzialmente nella testimonianza di suo fratello, David, e di sua moglie, Ruth. Entrambi testimoniarono che nel novembre 1944 Ethel aiutò Julius a convincere Ruth a reclutare David (un macchinista dell’esercito che lavorava all’installazione delle armi a Los Alamos, New Mexico) nel giro di spionaggio di Julius. Entrambi testimoniarono che Ethel partecipò nel settembre del 1945 a un incontro in cui David diede a Julius uno schizzo di una sezione della bomba, e che Ethel batté a macchina le note scritte a mano da David per illustrare il disegno.
I materiali d’archivio smentiscono queste affermazioni. Nella testimonianza del 7 agosto 1950 davanti al Grand Jury, David non fece menzione di alcun incontro con Ethel, né tanto meno di una battitura alla macchina da scrivere.
Rispondendo alle domande riguardo lo spionaggio, David disse al Grand Jury: «Mia sorella non mi ha mai parlato di questa cosa». La trascrizione mostra come David non avesse il minimo dubbio su questo: «L’ho detto prima, e lo ripeto, francamente, le cose stanno così: io non ho mai parlato con mia sorella di questa cosa».
Le nuove trascrizioni confermano ciò che sappiamo dalla testimonianza di Ruth del 3 agosto 1950, in cui non fece alcuna menzione di un incontro a settembre. Ammise che David avesse passato delle informazioni a un corriere in New Mexico nel giugno del 1945, ma affermò anche che da quel momento non trasmisero più materiale a nostro padre.
Proprio il giorno dopo, il 4 agosto, David disse al procuratore che lui aveva dato quello schizzo di una sezione della bomba un qualche giorno d’autunno a New York. Tre giorni dopo – lo sappiamo adesso –, David ripeté questa storia sotto giuramento, contraddicendo il racconto di Ruth. Al tempo del processo tutto quest’intreccio era diventato l’incontro del 25 settembre nella casa dei Rosenberg.
Decenni dopo, David, fu passò dieci anni in carcere per cospirazione al fine di spionaggio, ammise al reporter del «New York Times», Sam Roberts, che aveva mentito riguardo sua sorella nel tentativo di proteggere sua moglie, anche se David si rifiutò di autorizzare il rilascio delle trascrizioni del Grand Jury prima della sua morte. Ruth, che non fu mai accusata di nulla, morì nel 2008.
Noi siamo convinti che David e Ruth s’inventarono l’incontro del 25 settembre per aumentare il disprezzo verso i nostri genitori con la storia dello schizzo della bomba che veniva trasmesso. La nostra attenta disanima dei materiali sovietici e americani suggerisce che Ruth pianificò il passaggio dei materiali a un agente del KGB (senza alcun coinvolgimento dei Rosenberg) per il 21 dicembre del 1945. Gli archivi sovietici rivelano che il materiale arrivò a Mosca sei giorni dopo. I cablo sovietici in mano alla nostra Sicurezza Nazionale rivelano che il KGB aveva un nome in codice per Ruth e la considerava una spia.
La fragile accusa contro nostra madre iniziò dopo l’arresto di Julius nel luglio del 1950. Un vice procuratore generale disse all’Fbi che non c’erano “sufficienti prove” per accusare Ethel, ma che sarebbe potuto essere “una leva contro il marito”.
Nel febbraio del 1951, un mese prima del processo, un procuratore federale disse alla Commissione del Congresso: «L’accusa contro la signora Rosenberg non è molto circostanziata. Ma allo scopo di usarla come deterrente è molto importante condannarla e comminarle una sentenza pesante».
Ancora adesso, alcuni osservatori insistono sul fatto che sia Julius che Ethel raccomandarono il reclutamento di Ruth come spia e che Ethel fosse perfettamente al corrente delle attività del marito, e le condividesse.
È impossibile dimostrare che qualcuno non abbia giocato un ruolo in una cospirazione segreta. Tuttavia, ogni evidenza indica che Ethel fosse quanto meno generalmente consapevole di quello che combinava Julius. Dando ascolto alle parole di Ruth, quando Julius insisteva con Ruth per chiedere a David di fare la spia per loro, Ethel la incoraggiava. I registri del KGB, invece, raccontano una storia diversa: Ruth considerava un “privilegio” essere coinvolta, e piuttosto che incoraggiarla Ethel richiedeva grande prudenza. Se consideriamo degni di prova i materiali del KGB, sembra Ethel, piuttosto che Ruth, la persona riluttante, anche se solo fosse parte degli sforzi di Ethel di mantenere una coltre di segretezza intorno quello che facevano.
Altri scettici indicano le “intercettazioni Venona”, i cablo degli agenti sovietici negli anni Quaranta che furono resi pubblici nel 1995. Un frammento dichiara che “Liberal” – il david gergale los alamosnome in codice di Julius – “e sua moglie” raccomandarono Ruth. La maggior parte degli studiosi concorda sul fatto che le intercettazioni mostrano che Julius fosse una spia, ma non sono convinti del coinvolgimento di Ethel.
Non sapremo mai quello che i nostri genitori si dicevano in privato, ma siamo sicuri di questo: le menzogne della coppia Greenglass furono necessarie per ottenere la condanna di Ethel; il KGB non aveva per lei un nome in codice e con ogni evidenza non la considerava una spia; e la strategia dell’accusa fu di usare Ethel per convincere suo marito a confessare.
Poco prima della sua morte, nel 2001, William P. Rogers, che fu il rappresentante dell’accusa degli Stati uniti al tempo dell’esecuzione dei nostri genitori (e successivamente segretario di Stato sotto Richard Nixon) ammise al reporter Roberts, che scrisse un libro su David, che «obiettivo del governo non fosse uccidere i Rosenberg, ma costringerli a parlare». Di Ethel, disse: «Lei venne a vedere il nostro bluff». È una frase sconvolgente.
Nostra madre non fu una spia. Il governo tenne la sua vita in ostaggio per costringere nostro padre a confessare, e quando la cosa non funzionò, mise assieme false testimonianze per garantirsi un’ingiusta esecuzione. L’apparente razionalità di questa strategia – la sicurezza nazionale che urgeva durante un tempo di crisi internazionale – ha un qualche strascico anche nell’America dopo l’11 settembre.
Non è mai troppo tardi per correggere un’enorme ingiustizia. Chiediamo al governo di riabilitare formalmente Ethel Rosenberg.

* (sul «The New York Times» del 10 agosto 2015, traduzione di lanfranco caminiti)

Michael Meeropol è professore emerito a riposo di economia alla Western New England University e editor de Le lettere dei Rosenberg. Robert Meeropol è il fondatore del Fondo Rosenberg per i ragazzi, e autore di Una esecuzione in famiglia. Entrambi i fratelli sono autori di Noi siamo i vostri figli. Nel 1953, quando i loro genitori furono giustiziati, avevano sei e dieci anni. Furono adottati da Abel e Anne Meeropol, scivolando nell’anonimato. Solo nel 1973 si fecero avanti, provando a dimostrare l’innocenza dei loro genitori. Nel 2008, la svolta: Morton Sobell processato e condannato nel giudizio contro i Rosenberg a 18 anni di prigione, uscito nel 1969 e da allora un combattente per cause civili, a 91 anni decide di dire la verità. Lui era una spia sovietica, Julius anche lo era, avevano passato segreti ai russi, ma Ethel – che conosceva le attività del marito – non c’entrava proprio nulla. I fratelli Rosenberg assumono da questo momento – credendo in pieno nelle rivelazioni di Sobell – questo punto di vista. In realtà, a proposito del proprio “tradimento”, Sobell dice anche che non lo considerava così. Americani e russi avevano combattuto insieme il nazismo. E poi c’era stata la bomba su Hiroshima e Nagasaki. E iniziava la guerra fredda. Questo era “il contesto”. Oggi, che lo spionaggio – industriale, militare – ha più a che fare con l’avidità che con l’ideologia è difficile capire tutto questo.
Tutto era cominciato nel 1945, quando un addetto russo ai codici cifrati, Igor Gouzenko, disertò scegliendo l’Occidente e sorprese gli esperti dell’intelligence rivelando che i russi erano impegnati in un esteso programma di spionaggio dei loro alleati di guerra.
David Greenglass è morto l’1 luglio del 2014 a 92 anni. Uscito dal carcere, cambiò nome e fece di tutto per essere dimenticato. Dopo cinquant’anni fu scovato da un reporter del «New York Times».
La moglie di David, cognata di Ethel, Ruth, era morta nel 2008 a 83 anni. Fu lei a corroborare le parole del marito – a proposito dell’incontro di settembre e di Ethel che batteva a macchina le note a mano di David sulla bomba – e fu la sua maledetta testimonianza a condannare i Rosenberg alla sedia elettrica. Ruth si era diplomata con lode a sedici anni e era pronta a andare al college, ma la madre volle che imparasse piuttosto a fare la segretaria, battere a macchina, stenografare, cose così. Al momento del processo, Ruth lavorava come stenografa presso un consigliere comunale repubblicano di New York, che divenne più tardi procuratore generale dello Stato. Fu licenziata.
Perciò, la domanda rimane: chi era alla macchina da scrivere quel giorno?

Nicotera, 13 agosto 2015

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