Una valigia di sogni e di morte.

calais-migrants-the-jungleS’era accroccato in una valigia. Lo aveva visto fare a un bambino ivoriano di otto anni, a maggio. Il padre del bambino vive in Spagna, ma non guadagna abbastanza per far entrare ufficialmente suo figlio. Così si inventa questa cosa della valigia. Il tragitto non è enorme, deve solo passare la frontiera a Ceuta. Ceuta è in Marocco, ma è già Spagna. Se arrivi a Ceuta sei già in Europa. Solo che le valige, le mettono sui nastri ai raggi X. E così lo vedono. E lo salvano. Le immagini della radiografia fanno il giro del mondo. E il mondo si indigna. Il bambino arriva tra le braccia del padre. Ufficialmente. È una storia a lieto fine.
E così, il marocchino di 27 anni che viene da Melilla e vuole andare in Spagna, pensa che anche a lui può andare bene. E si accrocca pure lui in una valigia. Prega il fratello maggiore di caricarlo nel bagagliaio dell’auto che sale sul ferry per la Spagna. Non li fanno i controlli ai raggi X a Melilla. L’automobile sale sul traghetto, il fratello maggiore ha tutti i documenti in regola. Forse è fatta. Forse. Però qualcosa non torna. E quando prova a vedere se è tutto a posto – che stare accroccato in una valigia non dev’essere proprio una cosa facile, soprattutto se sei un uomo fatto di 27 anni – si accorge che non respira più. Allerta subito il personale del ferry, che prova a rianimarlo. Niente. È una storia che finisce male, questa. Il mondo non ha avuto il tempo di indignarsi, questa volta.
Stanno arrivando da tutte le parti. Arrivano dal mare, arrivano dalla terra, arrivano dal cielo. Arrivano da sud, arrivano da est. Scavano con le mani sotto i tunnel, saltano i muri, i cancelli, le barriere, le reti. Si infilano in ogni anfratto, in ogni buco. Si muovono nel buio, si muovono nel sole più abbagliante. Si fermano, si accampano vicino le frontiere. Sugli scogli, sugli alberi, sull’asfalto. Provano a passare. Li acciuffano, li respingono. Ci sono le guardie, grosse, armate fino ai denti. Ci sono i cani, grossi, addestrati a mordere. Li mordono. Li picchiano. Li fermano. Un giorno, due, una settimana. Poi ricominciano, poi riprovano.
Vengono ormai da dovunque. Dalla Cina adesso anche. Dall’India. Arrivano verso la Turchia, la Bulgaria, l’Ungheria, la Polonia. Da ogni parte dell’Africa. Arrivano fino all’Italia, alla Spagna, alla Francia. Sono arrivati fino a qua. Fino ai confini dell’Impero del Bene. Sono pronti a tutto. Niente li fermerà.
A Calais è nata una città, fatta di plastica e cartone. Specie di tende. La chiamano The Jungle II, e quindi dev’esserci stata una The Jungle I. Qualcuno ha piantato una bandiera su un ramo. Sembra la tendopoli di Rosarno, quando è tempo di raccolta delle arance. Gli uomini del mondo che cercano di attraversare le frontiere stanno fondando nuove città ovunque. Forse ovunque le chiamano The Jungle, e la numerazione segue quella che la sapienza di ognuno passa agli altri. Forse c’è già una The Jungle III ai confini con la Germania. E una The Jungle IV ai confini con l’Ungheria.
«Our streets are not paved with gold», le nostre strade non sono lastricate d’oro, hanno detto Theresa May e Bernard Cazeneuve, i ministri dell’Interno di Gran Bretagna e Francia. Sono mille anni che francesi e britannici si combattono, e non c’è mai una cosa che fa l’uno che vada bene all’altro. Eppure sui migranti fanno lingua in bocca. Dicono che questa è una migrazione globale. Dicono che le misure adottate finora non possono più funzionare. Dicono che l’anno scorso hanno speso dodici milioni di sterline, e poi ancora un milione e mezzo e altri sette milioni quest’anno, per garantire la sicurezza al passo di Calais. Dicono che le loro strade non sono lastricate d’oro, che i migranti sono stupidi, se lo pensano. Dicono che li ricacceranno tutti, uno per uno, che andranno a prenderli nelle case, se entreranno, e che metteranno in galera anche chi darà loro accoglienza, se entreranno.
Theresa May e Bernard Cazeneuve hanno la faccia di culo di dire che se i migranti arrivano fino alle loro porte, qualcosa in Grecia, in Italia, in Spagna, non ha funzionato. Dicono che i migranti non possono pensare che siccome riescono a passare il Mediterraneo ormai è andata. Perché non vengono loro, i ministri dell’Interno di Gran Bretagna e Francia, qui? Perché non vengono loro, con i loro grossi cani addestrati a mordere e le loro grosse guardie armate fino ai denti, qua? Perché non vengono a piantare le loro reti di protezione in mezzo al Mediterraneo?
Vogliamo essere chiari, dicono May e Cazeneuve: affrontare questa situazione è una priorità per entrambi i governi. «We are committed and determined to solve this, and to solve it together». Siamo impegnati e determinati a risolvere questa storia, e lo faremo insieme.
Non c’è più l’Europa, per miss May e monsieur Cazeneuve. C’è la Francia e la Gran Bretagna. Loro hanno stretto una Santa Alleanza. Contro i migranti. Visto che gli altri – i greci, gli spagnoli, gli italiani – non sono capaci, ci penseranno loro. A modo loro.
Se qualcuno pensava che l’Europa fosse morta nello scontro fra la Germania dell’austerità e la Grecia del referendum, deve aggiornare le cose. L’Europa è morta – e da un pezzo – sulla migrazione.
Le jour de gloire est arrivé! God Save The Queen.
È vero, le nostre strade sono lastricate di merda.

Nicotera, 3 agosto 2015

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