Il golpe greco è figlio del golpe contro Berlusconi.

merkel_montiQuelli che strillano e twittano – Questo è un colpo di Stato – a proposito dell’accordo-capestro che l’Europa ha imposto alla Grecia, quelli, dove erano quando la Germania e la Francia fecero fuori Berlusconi? Si sfregavano le mani, ecco dov’erano. Finalmente riuscivamo a toglierci dai coglioni il Grande mostro, il Puttaniere, l’Utilizzatore finale, l’Unto dal Signore, il Legislatore ad personam. Non c’eravamo riusciti con le elezioni, non c’eravamo riusciti con la politica, adesso arrivavano i Salvatori. Stranieri, certo, e chi mai ci ha salvati, se non gli stranieri?
Era colpa degli italiani certo. Già, non era Berlusconi la “biografia degli italiani”, come lo era stato il fascismo? E d’altronde se il fascismo non lo avessero buttato giù gli americani – certo, certo, la Resistenza e tutte quelle cose là –, se gli “Alleati” non avessero bombardato e raso al suolo le nostre città, se l’Armata rossa non avesse inchiodato sul Don e nel ghiaccio i nostri poveri soldati con le scarpe di cartone e i cappotti di iuta e i cannoni di latta, ecco, Mussolini poteva campare cent’anni.
E allora, stavamo a sottilizzare sul fatto che tra gennaio e giugno 2011 la Deutsche Bank scaricò l’ottantotto percento degli otto miliardi di debito pubblico che deteneva? E allora, stavamo a sottilizzare sul fatto che la Commerzbank vendeva negli stessi mesi un tot di miliardi di euro di titoli del debito pubblico italiano? La Germania è il nostro secondo finanziatore estero. Nell’estate iniziò la tempesta perfetta che doveva portare lo spread a impazzire e i nostri interessi da pagare a viaggiare verso vette inimmaginabili. Quegli otto-dieci miliardi produssero questo da soli? No, certo. Ma vennero interpretati dal “mercato finanziario” in un certo modo, la perdita di fiducia verso la sostenibilità del debito pubblico italiano e la sua solvibilità. La Germania, la Germania, ci aveva già liquidati. Non sapeva la Deutsche Bank che sarebbe stato esattamente questo il risultato, a onde, della sua mossa? Non sapeva, la Deutsche Bank, che sul mercato secondario del debito sovrano, in cui prima di queste vendite i titoli italiani pagavano un tasso di interesse del 4.3 percento, si sarebbe verificato un’impennata del rendimento, fino al 6 percento?
C’entra qualcosa il fatto che proprio in quel periodo Berlusconi andasse a dire in giro, come fosse un’altra delle sue barzellette, che forse l’euro era ormai impossibile da sostenere? Che la situazione italiana venisse vissuta a livello europeo – calo della produzione, chiusura di stabilimenti, crollo degli investimenti – come prossima al collasso?
Ora, l’uomo era quello che era, il politico era quello che era. Non è questo il punto. Il punto è che quando Merkel e Sarkozy si facevano sorrisetti compiaciuti e ammiccanti parlando di Berlusconi, cioè del governo italiano, avremmo dovuto tutti, indistintamente, sentirci indignati. Trattavano l’Italia come una repubblica delle banane, trattavano gli italiani come bambini in fasce. Siete incapaci di togliervi dai piedi Berlusconi? Bene, ci pensiamo noi. Poi, però fate i compiti a casa. Ve lo mandiamo noi, l’insegnante di sostegno, il tutor. E il tutor arrivò nelle vesti di Mario Monti. Con Napolitano, il Vecchio Comunista delle mie braghe, in veste di Gran Cerimoniere.
Come ne gioì la sinistra. Vigliacchi.
Non ci fu allora nessun Varoufakis italiano. Noi italiani siamo buoni sempre a fare i Varoufakis degli altri.
È nostra, la colpa di quello che succede adesso in Grecia. È nostra, la colpa del fatto che Schauble o la Merkel o la Massoneria o il Grande complotto o il diavolo se lo porti via possano decidere di stritolare la Grecia, di sovvertire i governi di questo o quel paese. Se noi avessimo reagito, se noi avessimo resistito. Con Berlusconi premier? Sì, con Berlusconi premier. Qui non è, e non era in discussione l’orientamento di questo o quel governo, ma il fatto che un qualunque governo democraticamente eletto potesse essere rovesciato dalla Germania. Perché, se oggi mi batto per Syriza e la Grecia, ieri non avrei dovuto battermi per Berlusconi e l’Italia? L’Italia è il mio paese, questo è il mio fottuto paese. Con Berlusconi dentro.
Dice Varoufakis che quello che sta accadendo alla Grecia è un «completo annullamento della sovranità nazionale». Dov’era Varoufakis, quando Germania e Francia facevano fuori Berlusconi, in Australia? A Austin, Texas? Lo sa Varoufakis che hanno cambiato la nostra Costituzione per venire incontro ai voleri della Grande Germania? La nostra sovranità nazionale vale meno della sua? Dice pure che «gli europei, anche quelli a cui della Grecia non importa un accidenti, faranno bene a stare attenti». Saremmo già dovuti essere attenti, caro Varoufakis. Noi italiani per primi. Tutti gli europei, compresi i greci, sarebbero dovuti essere attenti quando in Italia ci fu un «completo annullamento della sovranità nazionale».
Qua stiamo alla frutta. Tra poco gli estoni, i lituani, i lettoni, i finlandesi chiederanno anche a noi italiani un Fondo di garanzia. Cosa facciamo, gli cerchiamo di vendere Fontana di Trevi, come faceva Totò? E se siamo insolventi, che fanno, se la smontano e la portano via per ricostruirla a Tallinn, a Riga, a Vilnius? E che se ne fanno, non gli si ghiaccia, lì, l’acqua della Fontana?
L’ordoliberalismo teutonico è un disastro. Peggio dei piani quinquennali di Stalin. Questi fissava, per dire, un salto nella produzione di orzo del venti percento, di grano del trentacinque per cento, di macchine agricole del diciotto percento, e tutta la Grande Russia veniva inquadrata in questi obiettivi, da Mosca al più lontano kolkhoz, le fattorie collettive, da Leningrado al più sperduto villaggio della Siberia. In dettaglio. Non funzionava, non poteva funzionare. Somiglia tanto, troppo, ai rapporti deficit/Pil, al pareggio di bilancio nelle Costituzioni, alla soglia del debito pubblico.
A noi serve un nuovo piano Marshall americano. A noi italiani, a noi greci, a noi europei. Sono talmente preoccupati, gli americani, che potrebbero mettere la Fed a stamparli di notte i dollari da darci. Uno a uno. Un euro, un dollaro. Per quello che vale l’euro italiano – è da tempo che l’euro è diventata una moneta plurale –, per quello che valeva la lira, magari ci conviene cambiare di nuovo moneta. Ci siamo già abituati. Proprio come nelle colonie. Si cambia padrone, si cambia moneta.

Nicotera, 14 luglio 2015

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