Il pilota Alonso e la perdita di memoria

Il quotidiano spagnolo «El País» ne è sicuro. Il pilota Fernando Alonso, subito dopo l’incidente occorso durante i test sul circuito di MontMelo il 22 febbraio scorso, avrebbe perso la memoria. Sapete no, come si fa in questi casi. Ti chiedono come ti chiami, cosa fai, chi sia il presidente. Bene, sembra che lui abbia risposto: «Sono Fernando, corro sui kart e vorrei diventare un pilota di Formula 1». Bè, diciamo che in spagnolo suona meglio: «Soy Fernando, corro en karts y quiero llegar a ser piloto de fórmula 1». La sua memoria si è fermata a vent’anni fa, al 1995, quand’era un ragazzino che stava ai bordi dei circuiti di go kart e aveva tutta la vita davanti, da correre, da conquistare. Fantastico.
I medici hanno fatto tutte le analisi del caso e hanno escluso qualsiasi danno cerebrale, anche se non è ancora chiaro cosa sia realmente accaduto nell’incidente, cioè se sia stato un guasto meccanico a provocarlo o se la causa sia stata invece un’improvvisa perdita di coscienza del pilota asturiano.
Adesso comunque le cose vanno abbastanza meglio. In una settimana Alonso avrebbe recuperato la memoria, adesso si ricorda il suo debutto in Formula 1 con la Minardi nel 2001, le vittorie con la Renault (2005 e 2006) e gli anni trascorsi alla Ferrari. Si ricorda persino le quattro Champions League vinte dalla sua squadra del cuore, il Real Madrid (1998, 2000, 2002 e 2014). Insomma, tutto sembra tornato a posto – no, chi sia il presidente non lo sa neppure adesso che si è risvegliato –, anche se per precauzione Alonso non scenderà in pista il prossimo 15 marzo, al Gran Premio di Australia, gara inaugurale della stagione, ma secondo «El País» sta già lavorando per essere pronto in vista di Sepang.
Nei giorni scorsi, Oliver Sacks, ha annunciato di avere un cancro in forma terminale. Sacks è il neurologo divenuto famoso per i suoi studi sulle patologie del Parkinson e similari, sui danni e le incredibili risorse del cervello e della memoria, e per i suoi libri, da uno dei quali, Risvegli, se ne trasse uno straordinario film con Robert De Niro e Robin Williams. I pazienti, che erano stati affetti da una pandemia dei primi due decenni del Novecento, erano come catatonici, letargici, e lentamente, con l’uso di farmaci, tornavano alla vita. Si risvegliavano. Però, i loro ricordi erano fermi a quando la malattia li aveva colpiti.
Ci fu un famoso caso in Italia, lo smemorato di Collegno, che Sciascia indagò in un libro, in cui un uomo non ricordava assolutamente nulla, colpito da amnesia. Vagava, delirava. Fu pubblicata la sua foto, se qualcuno era in grado di riconoscerlo, e si presentò, tra gli altri, una signora che affermava fosse suo marito, disperso in guerra, quella del ‘15-18. Da una parte quindi, il professor Canella, scienziato emerito e uomo in vista della società piemontese, dall’altra il tipografo Bruneri, riconosciuto da altre persone, un anarchico senza fissa dimora e ai margini della società. La donna, nonostante tutte le prove fossero contrarie, continuò sempre a riconoscere, e accogliere, l’uomo come il proprio marito disperso.
Risvegliarsi come se vent’anni non fossero mai trascorsi. Può essere straordinario. Può essere un incubo. Una decina d’anni fa, un film tedesco, Goodbye Lenin, raccontava la storia di una donna, fervente militante comunista, entrata in coma per un infarto proprio alla vigilia della caduta del Muro di Berlino. Risvegliandosi dopo otto mesi, il figlio farà di tutto per evitarle il contraccolpo della verità, ritenuto fatale dai medici, e, dato che la madre non può uscire di casa per la convalescenza, “ricostruisce” la Germania dell’Est nella sua stanza, recupera cimeli, prodotti e giornali della DDR, realizza improbabili telegiornali, fino a coinvolgere sempre più amici e vicini nella lunga pantomima, sperando che la donna non scopra mai come le cose siano cambiate.
Se penso che potrebbe capitarmi come a Alonso, perdere la memoria per una settimana, essere convinto di stare a vent’anni fa mi prendono gli infantioli. Oddio, certo, togliersi vent’anni di dosso sarebbe una meraviglia. Però, l’anno prima è sceso in campo Berlusconi. E ha lanciato il suo messaggio televisivo “con la calza”. Ora, Bossi gli ha fatto da poco il ribaltone e Berlusconi non è più presidente del Consiglio. Gli antiberlusconiani gongolano. C’è Lamberto Dini, adesso, che è appoggiato dal Pds. E quindi dovrebbe essere una “cosa di sinistra”. Sfracellerà pensioni e diritti del lavoro. A guidare la Juventus c’è Luciano Moggi, e – che te lo dico a fare? – vincerà il campionato.
Sembra non sia cambiato nulla. Un incubo. Lasciatemi letargico, prego.

Nicotera, 5 marzo 2015

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