Chi ha ucciso Boris Nemtsov?

Gli hanno sparato appena dopo la mezzanotte di venerdì. Boris Nemtsov, un cinquantacinquenne politico russo dell’opposizione, stava attraversando il ponte Zamoskvoretskiy, di fronte alla basilica di San Basilio e a pochi passi dalla piazza Rossa. Era insieme la sua fidanzata, la modella ucraina Anna Duritskaya. Un’auto bianca è arrivata sgommando, una o più persone sono scese e hanno sparato. Subito dopo Nemtsov era a terra, morto, con quattro proiettili nella schiena. Hanno sparato con una pistola Makarov, in dotazione all’esercito e alla polizia russa. I bossoli rinvenuti sul posto sono stati prodotti da aziende diverse, il che rende più difficile rintracciarne l’origine.
Erano cinque anni che nessuno veniva ucciso a Mosca, dall’assassinio di Stanislav Markelov, un difensore dei diritti umani, ammazzato insieme alla giornalista Anastasia Barburova, mentre uscivano dalla metropolitana. Prima di loro, era toccato a Anna Politkovskaya, la rinomata giornalista uccisa in casa nel 2006.
Nemtsov era considerato tra gli oppositori più importanti in Russia. Negli ultimi tempi aveva rivelato in un’intervista che sua madre temeva per la sua vita e – aveva aggiunto – «mia madre è una donna intelligente». Nato a Sochi, nel 1959, nella Russia meridionale, si era laureato nel 1985 in fisica e matematica lavorando fino al 1990 come ricercatore all’istituto di Fisica di Nizhny Novgorod. È qui che inizia la sua attività politica: nel 1986, dopo Chernobyl, guida una protesta contro la costruzione di una centrale. Nel 1990 entra con una coalizione liberale di centro-destra nel Soviet supremo dei rappresentanti delle repubbliche russe, con un programma di liberalizzazioni economiche. È l’alleato di Boris Yeltsin, e non lo abbandona nemmeno durante il tentativo di colpo di Stato del 1991. Quell’anno fu nominato governatore di Nizhny Novgorod, che è una delle regioni più grandi della Russia. Nel 1997 diventa vice-primo ministro. È giovanissimo, brillante, una stella in ascesa. Nemtsov, hanno ricordato molti, era carismatico e abile durante le sue apparizioni televisive. Secondo alcuni sondaggi realizzati nel 1997, alle successive elezioni presidenziali avrebbe potuto ottenere circa il cinquanta per cento dei consensi. Ma quando la crisi del ’98 – il crollo del rublo, di nuovo le file davanti ai negozi per trovare cibo – aveva spazzato via gran parte di quella generazione, accusata di corruzione per aver fatto a pezzi le risorse e la ricchezza russe, era ascesa la stella di Putin, e la sua visibilità aveva cominciato a declinare. Nemtsov ha comunque portato avanti sempre un’opposizione molto documentata e circostanziata, pubblicando diversi rapporti in cui indicava specifici casi di frode e corruzione compiuti dal governo o dagli alleati di Putin. Nel 2014, per esempio, accusò gli organizzatori delle Olimpiadi invernali di Sochi di aver rubato una gran fetta dei cinquanta miliardi stanziati per l’evento. In ogni caso, restava un riferimento per l’occidente e non c’era giornalista occidentale che andasse a Mosca che non provasse a intervistarlo. Lui stesso collaborava con testate internazionali, scrivendo articoli e commenti. Ultimamente però la scena dell’opposizione a Putin sta vedendo emergere una generazione più aggressiva, con temi nazionalistici e battaglie xenofobe: è il caso del blogger Alexei Navalny, che oggi è forse l’oppositore più noto di Putin. Navalny si è costruito una solida base di appoggio su internet. Dal 2011 Nemtsov si era come fatto da parte. Secondo Kasparov, l’ex campione di scacchi e uno dei più tenaci oppositori di Putin, «il paradosso è che tra noi due, il più radicale ero io». L’opposizione russa appare da fuori molto più compatta di quanto invece le gelosie e le rivalità intestine la rendano.
Domenica, comunque, avrebbe partecipato a una manifestazione degli oppositori del governo contro il conflitto nell’est dell’Ucraina. Secondo quanto dichiarato da alcuni suoi collaboratori, Nemtsov stava per pubblicare un dossier sulla presenza di truppe russe in Ucraina, rivelando particolari molto compromettenti per Putin e il suo governo. La manifestazione era stata annunciata come “primavera” e l’opposizione faceva trapelare il desiderio di portare la Maidan – l’irriducibile piazza di Kiev – a Mosca, ossia una nuova ondata di proteste, cavalcando l’onda dei disagi economici russi provocati dalla caduta del prezzo del petrolio. Ora gli oppositori puntano il dito contro il potere centrale.
L’eco internazionale è stata immediata. Il presidente Obama ha ricordato che Nemtsov, che aveva incontrato a Mosca nel 2009, era un instancabile difensore del suo Paese. Dalla Germania la cancelliera Angela Merkel si è detta “inorridita” invitando Putin «a far luce». Così anche il presidente francese, Francois Hollande, che ha condannato l’assassinio “atroce” definendo Nemtsov come «un difensore della democrazia». Il governo britannico ha chiesto che i responsabili siano assicurati alla giustizia. Il premier David Cameron si è detto precisamente “scioccato e disgustato dall’assassinio spietato di un uomo di coraggio e convinzioni” che era “molto ammirato nel Regno Unito” – va ricordato che Nemtsov ebbe un incontro, quando era governatore, con Margaret Thatcher, che aveva voluto conoscerlo di persona. In una nota di Palazzo Chigi anche il governo italiano esprime condanna del “barbaro omicidio” e «auspica un’indagine accurata che porti alla rapida individuazione e condanna dei responsabili».
Chi ha ucciso Boris Nemtsov?
Per l’ex leader sovietico Mikhail Gorbaciov l’assassinio «è un tentativo di spingere la situazione verso una complicazione, forse anche di destabilizzare il Paese». Gorbaciov ha anche detto che non esclude la possibilità di chiedere l’introduzione di misure di emergenza. È difficile riuscire a immaginare quali altre misure di emergenza possano essere necessarie in Russia. Non è quello che dice Gorbaciov, ma per un contorto ragionamento a uccidere Nemtsov potrebbe essere stata la Cia.
L’apparatniki ha mostrato all’inizio una notevole supponenza e un certo disprezzo: Nemtsov, sostanzialmente, non era nessuno, stessa argomentazione usata quando fu uccisa la Politkovskaya. Putin ha registrato il tiro: «Sarà fatto tutto il possibile affinché gli organizzatori e gli esecutori del vile e cinico assassinio abbiano la giusta punizione», ha scritto in un telegramma di condoglianze alla madre di Nemtsov. È solo cinismo?
Per Joshua Yaffa, un giornalista che lavora a Mosca, il clima politico in Russia è diventato irrespirabile da quando la campagna contro gli oppositori del regime ha preso il carattere di un’ordalia. Li considerano ormai una “quinta colonna” dell’occidente, per abbattere la Grande Made Russia. Sono “traditori della Patria”. Per un certo periodo, un poster gigante con, tra altre, la faccia di Nemtsov è rimasto appeso in una libreria di Mosca. C’era scritto: «La quinta colonna. Ci sono degli stranieri tra noi».

Nicotera, 28 febbraio 2015

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in politiche e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...