Camusso, ascolta, per favore: con Salvini, no

Sul «London Evening Standard» del 20 settembre 1939 – la Cecoslovacchia, i tedeschi se l’erano già pappata l’anno prima, e ora tedeschi e russi si stavano dividendo la Polonia – apparve una vignetta in cui Hitler e Stalin si scambiavano un inchino sopra il cadavere della Polonia, con Hitler che diceva: «La feccia della Terra, suppongo?», mentre Stalin replicava «Il sanguinario assassino dei lavoratori, presumo?»
In realtà, il patto di non aggressione – come venne diplomaticamente chiamato, che aveva però una serie di codicilli segreti a mezzo dei quali la Germania nazista e l’Unione sovietica si spartivano non solo la Polonia ma il Baltico e un buon pezzo dell’Europa orientale – l’avevano firmato il barone von Ribbentrop e Molotov, i due rispettivi ministri degli Esteri, e Hitler e Stalin non si erano mai incontrati. È quello, infatti, il nome del patto, il patto Molotov-Ribbentrop.
Fatta la tara del nero umorismo inglese, e della tragicità dei personaggi e di quel momento della storia a confronto dell’oggi, ci potremmo immaginare – spero non se la prendano, siamo uomini di mondo – un incontro tra Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, e Susanna Camusso, segretaria della Cgil, di un tenore più o meno così: «La signora in rosso che prende per il culo i lavoratori, suppongo?», lui. E lei: «Il razzista ottuso che minaccia i poveri immigrati, presumo?». E vai con la stretta di mano e la firma comune sotto il referendum contro la riforma Fornero. C’è il rischio che quel referendum divenga il referendum Salvini-Camusso.
Che cosa possa avere spinto la prudente e rocciosa Camusso a un’apertura così improvvisa e improvvida verso la Lega, è la domanda. Che Salvini, la disponibilità di mobilitazione del più potente sindacato dei lavoratori, al cui interno il peso di rappresentanza dei pensionati – che di questo si parla, della riforma Fornero – è enorme, se l’è trovata come un dono dal cielo.
Dice Raffaella Cantone, che dello Spi, il sindacato pensionati della Cgil, è segretario e che all’ipotesi di disponibilità della Camusso sta storcendo la bocca, che la Cgil deve riprendere in mano la propria strategia e che non può andare a ruota della Lega. Però, però: «È chiaro che se non c’è altro in campo tutti si aggrapperanno al referendum». È chiaro?
Dice anche, la Cantone, che adesso bisogna convincere il governo a discutere, dopo gli scioperi e le manifestazioni e che «Renzi non potrà non prestare attenzione a ciò che esprime il Paese. Altrimenti sarà travolto dai risultati del referendum della Lega. Penso che gli convenga parlare con noi». E forse sta in queste parole una chiave di lettura. L’atteggiamento del governo, l’atteggiamento di Renzi non sembra essere modificato dagli scioperi e dalle manifestazioni. Rischiato o avventato che sia il suo calcolo – tutto, con evidenza, si è giocato dentro il Pd, dove il segretario ha asfaltato al momento ogni opposizione interna – Renzi dice che non vuole subire il ricatto dei sindacati e della Cgil. È musica per le orecchie della Confindustria, che l’orchestra suoni apposta per gli industriali o meno.
E dato che la forza sindacale della Cgil non riesce a trovare un veicolo “politico” di peso, come lo era tradizionalmente il partito di sinistra dei lavoratori, ecco che la Camusso, ma non sembra la sola, è pronta a giocare in proprio e firmare patti col diavolo, pur di mettere in difficoltà il governo e Renzi, o quanto meno perché presti ascolto alle proprie richieste. Prima o poi, gli converrà, a Renzi, parlare con la Cgil, piuttosto che ritrovarsi l’opposizione della Lega rafforzata dalla Cgil: è questa l’ipotesi. Dare corda al mastino con la bava alla bocca.
Siamo sicuri che è così? Siamo sicuri che questo fine calcolo di diplomazia guerreggiata non finisca per travolgere la Cgil e i suoi pensionati sindacalizzati? Stalin era convinto che inglesi e francesi volessero mettergliela in culo, scatenandogli addosso i tedeschi; inglesi e francesi non volevano fare la guerra ai tedeschi e speravano si contentasse di un pezzo di Lebensraum in Europa orientale. Ai tedeschi non gli pareva vero, e andarono avanti distruggendo a ovest e poi a est, a sinistra e a destra. Siamo sicuri che con Salvini non vada a finire come dice la Hillary Clinton: «Non puoi tenere un serpente in giardino, e pensare che morda solo i tuoi vicini di casa»?
Che una significativa parte dell’elettorato leghista sia composta da pensionati ex operai di industria, e che più di altri segmenti sociali sia fidelizzata, è cosa nota. Altrettanto noto è che una parte di simpatizzanti della Lega, o dei votanti, si mobiliti sotto le bandiere della Cgil, per le rivendicazioni legate al loro lavoro. La Lega non ha mai avuto un sindacato, e le uniche esperienze in merito – quelle della “pasionaria” Rosi Mauro, del “cerchio magico” che si profittava e copriva il rimbambimento di Bossi – sono state solo un disastro e un rovinio di soldi e bassezze. Che una parte degli iscritti alla Cgil, nelle regioni del Nord, voti o abbia votato – con l’elastico, una volta sì e una no – la Lega, risulta da numerosi indagini demoscopiche. Quantificare questa sovrapposizione non è facile e forse neppure significa qualcosa. Non è necessario teorizzare la Lega come una costola della sinistra per tracciare questi profili delle base sociali.
Salvini sta provando a deregionalizzare la Lega, che ha superato da un pezzo il ponte di Piacenza e ha colto ottimi risultati elettorali in Emilia Romagna, in Toscana e anche più giù: lui è stato eletto alle europee nella circoscrizione “Centro”, cioè Toscana, Umbria, Marche e Lazio. Dopo di lui è arrivato Borghezio, che ha goduto – parole di Casa Pound – «dell’influsso benefico della Porta Magica di Roma e dell’ispirazione del pensiero di Ezra Pound». Si sente che ci hanno goduto. Il referendum contro la Fornero può essere la leva politica per un profilo di carattere nazionale: è la Le Pen il suo riferimento. La crisi politica della destra lo sta avvantaggiando, e il momento più brutto per la Lega è passato. Tra i cani neri che abbaiano nell’Europa ci sono anche loro. La crisi politica del grillismo prima o poi lo avvantaggerà. Che tragga vantaggio anche dalla crisi politica della sinistra è un dono inaspettato. E molto pericoloso.
No, compagna Camusso, con Salvini proprio non si può firmare patti.

Nicotera, 10 novembre 2014

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