Ti difenderò, uomo in divisa, ma tu criticherai i tuoi colleghi?

Noi ti affidiamo le nostre città, uomo in divisa. Ti affidiamo le nostre case, le nostre strade, i nostri quartieri. Ti affidiamo i nostri sonni e le nostre veglie, i nostri risparmi e le nostre spese, i nostri momenti di gioia e quelli di rabbia e di protesta, da soli o in moltitudine. Noi ti affidiamo i nostri figli e i loro compagni, inquieti sempre per come ti può rendere inquieto l’adolescenza, perché escano, si incontrino, ridano e scherzino, urlino e insultino, e tornino a casa, al sicuro. Noi ti affidiamo i nostri vecchi, spesso soli, e alla mercé di qualsiasi cattiveria. Noi ti affidiamo le nostre vite di cittadini, uomo in divisa.
Cosa sarebbero le nostre città senza di te, senza che qualunque comunità di uomini si desse un ordinamento? Cosa diventerebbero le nostre strade, i nostri quartieri, i nostri paesi, le nostre case? Un’apocalisse civile dove potrebbe regnare la legge del più cattivo, del più armato, del più potente, del più folle.
Noi confidiamo in te. Confidiamo nella tua esperienza, nel tuo addestramento, nel tuo intuito formatosi per strada nelle mille e mille occasioni che il tuo lavoro, la tua professione ti ha dato. Confidiamo nel tuo giuramento democratico e repubblicano. Con te dovremmo sentirci al sicuro. È il tuo onore, questo, uomo in divisa. Chi altri lo ha?
È il tuo peso, questo, uomo in divisa. Chi altri lo ha?
Nessun lavoro è come il tuo. Non c’è insegnante, non c’è manager o dirigente, non c’è artigiano, non c’è sportello o ufficio. Tu porti la pistola, uomo in divisa. Nessun altro porta la pistola. Non c’è simmetria possibile con questo potere. Noi ti abbiamo dato quella pistola. Noi ti abbiamo dato questo potere, che è il potere di vita e di morte. Una pistola può restare per sempre al tuo fianco, inerte. Può accadere che tu debba estrarla, e nel momento in cui l’abbia estratta tu debba essere pronto a sparare. E questo è il peso che tu non porti da solo, è il peso che noi tutti portiamo, noi che ti abbiamo dato quella pistola.
Qualcuno deve farlo, certo. Qualcuno di speciale. Perché bisogna essere speciali per portare quella pistola che noi cittadini ti abbiamo dato. Per sentire il peso di questa responsabilità. Il senso morale e civile di questa responsabilità. A noi cittadini servono uomini di coraggio, uomini dai nervi saldi, che sanno gestire le situazioni, non spocchiosi sceriffi. Servono padri di famiglia che sentano come possibili figli propri quelli che strillano e urlano. Servono giovani che riconoscano come possibili propri fratelli, minori o maggiori, quelli che combinano guai. Servono uomini che riconoscano come uomini, gli altri. Servono cittadini che considerino cittadini, anche se colpevoli, gli altri.
Sei tu questo uomo? Sei tu questo cittadino?
Allora non sarà necessario applaudire al tuo passaggio, mi basterà sentire sollievo. Allora saprò che mi basterà chiamarti, in un momento di difficoltà, di paura, e tu arriverai e saprai fare la cosa giusta.
Allora prendi anche la nostra rabbia. Allora affrontiamoci anche per le strade, tu nelle tue divise spaziali, io a urlare la mia protesta. Ti insulterò, uomo in divisa. E sputerò sul tuo scudo la mia indignazione contro i potenti. Tu li stai proteggendo. È il tuo mestiere, lo so, qualcuno deve farlo. Con i miei compagni spingerò contro il tuo cordone, per sfondarlo. Mi prenderò i tuoi colpi di manganello. Ti prenderai i miei colpi. È questa la democrazia. Una democrazia viva, non una democrazia finta o morta.
Allora, uomo in divisa, dovrai indignarti insieme a me se ti ho affidato qualcuno da custodire in una cella e mi viene ammazzato. Allora, uomo in divisa, dovrai indignarti insieme a me se un ragazzino che scappa viene accoppato. Allora, uomo in divisa, dovrai indignarti insieme a me se ti accanisci contro un giovane a terra inerme e ormai inoffensivo. Allora, uomo in divisa, dovrai indignarti insieme a me se teste calde armate di tutto punto organizzano spedizioni punitive e massacrano e umiliano ragazzi e ragazze colpevoli di nulla.
Anzi, uomo in divisa, dovresti essere tu a indignarti per primo. Perché sono loro che sporcano la tua divisa, non i miei sputi. La loro impunità rimarrà se tu non li condannerai. Si faranno beffe della mia indignazione – i soliti garantisti del cazzo, quelli che sono buoni a strillare sempre per i barboni ma che se mi accoltellano non fanno una piega – se tu non li condannerai. La loro impunità si riprodurrà, altro che “mele marce”, se tu non li condannerai.
Eccomi. Sono pronto a difenderti. Sono pronto a battermi e protestare anche per le condizioni del tuo lavoro, per appoggiarti insomma. La tua dignità di cittadino e di lavoratore è anche la mia dignità di cittadino e di lavoratore. Sono pronto a parlare in tua difesa quando l’aggressione è sciocca, brutale, insulsa, inutile, malata. Sono pronto a condannare e criticare chi t’azzanna senza senso, per partito preso, perché è solo un cane pazzo.
Ma il mio impegno è facile, rispetto al tuo. Mi strilleranno contro, mi affibbieranno epiteti, mi impediranno di parlare, a volte, è già successo non credere.
E tu, tu sei pronto a puntare il dito contro la tua parte, quando ha abusato dell’affidamento che abbiamo fatto? Sei pronto a dirlo davanti alla città tutta?
Eppure, dovrebbe essere questa la democrazia, viva e non finta o morta.

Nicotera, 19 settembre 2014

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