Calabria, dove si fanno i treni ma non ci sono i binari

Il nome giusto sarebbe O.Me.Ca., che sta per Officine Meccaniche Calabresi, però la chiamano Ansaldo Breda, che fa tanto nord e industria. Anzi, il nome per intero ora sarebbe: Ansaldo Breda Reggio Calabria Finmeccanica Group. Senti come suona: Ansaldo, fondata a Sampierdarena nel 1853 dall’ingegnere Giovanni Ansaldo. E senti quest’altro: Breda, fondata dall’ingegnere Ernesto Breda nel 1886 a Milano. Ci si riempie la bocca: c’è metà della storia industriale di questo paese dall’Ottocento a oggi in quei due nomi lì. Le Officine Meccaniche Calabresi invece furono un’iniziativa degli anni Sessanta del Novecento, quando lo Stato investiva al Sud per creare lavoro e competenze che sarebbero potute durare. Ci sono state tante porcate nei Piani per il Mezzogiorno, è vero. Palate di miliardi buttati al vento, è vero. Però, l’Omeca era una cosa buona. Facevano treni all’Omeca, per Finmeccanica, che poi le girava alle Ferrovie dello Stato, un giro virtuoso. Hanno fatto gli Etr, all’Omeca, che negli anni Ottanta volavano veloci, solo i francesi erano più veloci di noi. E pure le automotrici facevano, quei trenini che funzionavano nei circuiti regionali, dal nord al sud, da Rovigo a Altamura. Funzionano ancora, le automotrici e pure gli Etr fatti a Reggio Calabria dall’Omeca. Erano fatti bene. E bene hanno continuato a farli, anche adesso che si chiamano ex-Omeca, Ansaldo Breda Finmeccanica Group.
Saper fare bene i treni sarebbe una cosa importante, perché i binari tengono insieme un paese, però alla Finmeccanica, che è il “padrone” dell’Ansaldo Breda, non sembrano preoccuparsi più di tanto. Forse pure adesso che, dal maggio di quest’anno, a guidarla c’è Mauro Moretti, che dai binari ci viene. Diceva l’amministratore delegato di prima che i binari fanno parte di «quelle attività che non riteniamo possano avere un futuro sostenibile». Anche le banche pensano che «la cessione delle attività civili andrà avanti». Dicono che la concorrenza è spietata, non solo quella dei paesi emergenti, ma c’è la Siemens, tedesca, l’Alstom, francese, e è dura competere con loro sui mercati internazionali. Magari loro, gli stranieri, la vorrebbero l’Omeca, chissà. Dicono che bisognerà concentrarsi su una good company, dove mettere le cose buone del gruppo, e fare una bad company con tutte le cose meno buone. Dentro la bad company dovrebbe finirci l’Omeca. L’Omeca sarebbe una cosa cattiva, anche se fanno bene i treni.
Eppure in primavera in piazza Duomo a Milano venne presentato il prototipo dei trenta nuovi treni destinati a rinnovare la flotta della metropolitana cittadina in vista dell’Expo 2015; venti saranno impiegati sulla linea M1 e dieci sulla linea M2. C’era pure la proiezione in 3D con schermo gigante, e «i visitatori potranno immergersi in un vero e proprio viaggio virtuale, vivendo in anteprima il comfort e la tecnologia d’avanguardia dei convogli» – così recitavano le agenzie di stampa.
In quell’occasione il sindaco Pisapia dichiarò: «I nuovi treni della metropolitana sono la dimostrazione concreta dell’impegno di Milano per una mobilità moderna, efficiente, sostenibile e attenta a tutte le esigenze dei passeggeri. Si tratta del più grande rinnovamento di treni nella storia della metropolitana e di questo siamo felici. Milioni di persone verranno a Milano per l’Expo e potranno utilizzare questi nuovi treni che saranno a disposizione dei milanesi e di chi ci farà visita a partire dai prossimi mesi». Pisapia forse non lo sa che li fanno al Sud, quei treni milanesi.
Ora, quelli delle Officine Meccaniche Calabresi stanno un po’ incazzati, perché loro i treni li hanno finiti secondo la tabella di marcia e vorrebbero il premio di produzione, come quello che si cuccano i dirigenti, che farebbero milleottocento euro a operaio. Ma all’Ansaldo Breda Finmeccanica Group non ci sentono da quest’orecchio. E così sono entrati in agitazione, anche perché era stato fissato un tavolo tempo fa, per parlare del futuro delle Officine, ma poi il tavolo era saltato e loro si sono sentiti un po’ presi in giro. Comunque, non tutte le sigle sindacali sono d’accordo con l’agitazione, perché c’è chi teme che fare il braccio di ferro sia controproducente, una sorta di autogol, e c’è chi pensa che se non si batte ora il ferro che è caldo, poi nessuno ti dà conto.
Però, il primo treno per i milanesi è partito. Sono belli questi nuovi treni per i milanesi. Ognuno ha una capacità di 1.232 passeggeri ed è composto da sei carrozze, con due cabine di guida alle estremità e può raggiungere una velocità massima di 90 km/h. I vagoni, con sedili ergonomici, sono completamente comunicanti per offrire un unico grande spazio e sono predisposti alla connessione wi-fi. Il design dei treni è particolarmente curato e prevede tipi di livrea differenti tra esterni e interni. La struttura, i carrelli e le porte sono studiati per garantire una marcia più silenziosa e la trazione delle motrici consente il recupero dell’energia, rendendo i convogli a basso impatto ambientale.
Insomma, ci fanno un figurone, i milanesi con questi treni qua. Chissà se lo sanno che tutta quella roba lì, ergonomica, wi-fi, le livree, il design, la marcia silenziosa, il basso impatto ambientale, la fanno alle Officine Meccaniche Calabresi.
Certo, ci vuole una gran fantasia a pensarlo. Al Sud ormai ogni giorno ne cancellano uno, di treno, e le biglietterie ferroviarie delle stazioni chiudono una dietro l’altra. Da Napoli in giù è uno sconquasso. Il treno si è fermato a Eboli. Fine corsa. Ci vuole una grande immaginazione a pensare che si fanno i treni dove non ne circolano, che «la mobilità moderna, efficiente, sostenibile e attenta a tutte le esigenze dei passeggeri» per il nord se la studiano e inventano e fabbricano al sud. Una volta ce n’era di immaginazione, e ci facevano le fabbriche, sotto Eboli.
I treni della Omeca sono al livello dei migliori standard europei. Se parli con gli operai, lo senti come sono fieri di questa cosa.
Anche noi. Pure che non lo sa nessuno.

Nicotera, 26 luglio 2014

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