Fabio Fazio è un necrofilo, questa edizione del Festival di Sanremo è necrofila, l’Italia tutta è necrofila

fazio_sanremoLe gemelle Kessler (tutti noi davanti il televisore a chiedersi, ma quanti anni hanno, a testa, in due? chi è che stava con Umberto Orsini, Alice o Ellen, e i più giovani: Orsini chi?), Franca Valeri (immensa, eroica, ma quanti anni ha?), Santamaria che fa il maestro Manzi (quello è morto, di sicuro), Raffaella Carrà (anni?) che continua a gettare all’indietro capelli e cervello, l’apertura con una canzone di De André (si rivolterà nella tomba, il Grande, che cazzo ci fa a Sanremo, pasticciato pure in lingua da Ligabue?), cos’altro combinerà Fazio, dopo l’imitazione breve di Pippo Baudo, porterà l’ultimo giorno la bara di Mike Bongiorno, quella che avevano rubato (è stato lui, sicuro ormai)?
E’ l’anima nera di Fazio, uno che si veste di nero “come gli esistenzialisti francesi” (inviterà Juliette Greco?) e canta Ne me quitte pas (che era di Jacques Brel, un belga e per nulla esistenzialista francese), con l’impermeabile originale di Enzo Jannacci, lugubre come un portatore di jella che si è fatta rilasciare una patente di jella e ci campa (e alla grande) sulla Rai e il suo immenso archivio e storia, con una “filosofia del dolore” che poi si invera (si invera?) nei due operai che cercano visibilità e suicidio – non perché “attorializzati”, non lo so e non credo – ma perché proprio lui è così, se le tira queste cose qua, triturando e ritriturando tutte le cose già accadute nella televisione, e quindi anche l’incidente di Pippo Baudo, un dejà vu che è tutto il suo stile “malinconico”, cioè funereo e quello dei suoi “autori” – tristi da morire.
Triturando e ritriturando le nostre balle.
Se Sanremo è il nostro nazional-popolare, se la televisione è ormai solo l’elettrodomestico dei vecchi – senza picchi di ascolto, perché i nonni e i bisnonni usano la televisione per dormirci davanti in poltrona, ormai, e si perdono questo o quell’ospite – forse è anche l’anima di un paese che dalla gerontocrazia è passata direttamente alla necrofilia.
Napolitano può stare tranquillo e prepararsi per un nuovo mandato. Berlusconi può risposarsi per la terza volta e magari riprodursi.
Come, direte, stiamo puntando tutto su un giovane, il Matteo Renzi di Firenze, il “rottamatore”? Mah, vediamo come fa il governo, che sembra lo stesso di prima, e chissà non abbia ragione Grillo a dirgli “sei giovane, ma sei vecchio”?
Sanremo necrofilo e governo Renzi diventato improvvisamente anziano (come una improvvisa demenza senile a quarant’anni). Sembra proprio una gran accoppiata.

Messina, 20 febbraio 2014

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