Altro che Tsipras, alle europee voto Birgitte Nyborg

borgenÈ finita (su Laeffe) la terza stagione di Borgen, la fiction televisiva danese che mette in scena la politica. Borgen è il Palazzo del potere politico danese e intorno e dentro a esso si sviluppano le trame dei partiti e del governo, le alleanze, le rotture, le ricomposizioni.
La fiction è incentrata sul personaggio di Birgitte Nyborg, una donna di assoluta moralità personale e radicata e radicale nei propri convincimenti politici quanto disincantata e spregiudicata nella lotta per il potere. La straordinaria novità del personaggio non sta tanto nella sua femminilità (sono diversi, nella fiction, i personaggi femminili di potere politico, a destra e a sinistra) e nella sua testarda volontà a “tenere assieme” vita pubblica e privata e pure a impedire che l’una travolga l’altra, quanto nella determinazione critica verso la destra e la sinistra.
Solo che Birgitte Nyborg non è Pierferdinando Casini, per dire (o, almeno, il Casini “centrista”, quello prima del ritorno all’ovile del centrodestra). Il suo “centro” è un continuo fuoco di fila programmatico e di proposte e di atteggiamento contro il neoliberismo della destra (oltre che le sue derive nazionaliste e razziste) e lo statalismo della sinistra, sia sulle questioni dei diritti civili e delle libertà, sia sulle questioni più direttamente economiche e materiali, la fiscalità delle imprese, il debito pubblico, il lavoro.
Certo, il suo è un partito relativamente modesto in termini di risultati elettorali (comunque oltre le soglie della fatidica irrilevanza), però può risultare determinante nella composizione dei governi (visto che nella piccola Danimarca non ci sono le prestidigitazioni dei “premi di maggioranza”) e quindi può giocare le sue carte.
Credo anzi che la compattezza della scrittura del personaggio – Birgitte Nyborg non è una figurina monolitica, tutt’altro: dall’amore per la famiglia alla separazione dal marito alla nascita di un nuovo rapporto alla scoperta di un tumore al seno, le vicende ci restituiscono spesso un personaggio fragile, e tutto questo si riflette nella vita pubblica e pure ne è distante e separato – stia proprio in questa straordinaria sovrapposizione tra la sua battaglia personale nella vita e la sua battaglia personale nella politica.
La straordinarietà cioè sta non tanto nel fatto di costruire un personaggio politico umano, quanto nel costruire un personaggio umano politico. Intorno a Birgitte ruotano personaggi che aprono squarci sul mondo dell’informazione (e della inesorabile avanzata della sua spettacolarizzazione), sul sottobosco del potere (spin doctor, ambiziosi carrieristi, sottoministri e segretari), sui luoghi del sapere, con tradimenti, ribaltamenti, riposizionamenti, resurrezioni.

Borgen, cioè, è non solo il racconto della politica, ma un desiderio della politica. Di una politica che abbia strappato con i residui passivi delle storie precedenti, e sia in grado di contrastare, astenersi, partecipare di volta in volta sulle concretezze delle proposte. E in tempi in cui si parla tanto e troppo di antipolitica questo è davvero geniale. Certo, si potrebbe banalmente obiettare che in tutto questo la realtà sociale stia lontano, sullo sfondo, a volte solo evocata. Però, pure Guerra e pace di Tolstoj solo “evoca” le masse, e la battaglia di Waterloo è solo vista attraverso il fumo del delirio e del sogno in Stendhal. Aspettiamo la quarta stagione.
Come aspettiamo The House of Cards, in primavera, il rifacimento americano dell’omologo inglese, sempre incentrato sulla politica e le lotte di potere. (Inglese era l’ambientazione del bellissimo L’uomo nell’ombra, di Roman Polanski, su uno spin doctor e gli intrighi di potere e un politico che tanto somigliava a Tony Blair)
La politica è diventata narrazione? Scusate, e quando mai era altro? (però, non chiedetelo a Vendola, per carità)
Che c’entra tutto questo con Tsipras (persona indiscutibilmente per bene e simpatica)? Beh, date un’occhiata in rete (se non avete avuto la possibilità di leggere “il manifesto” con la sua intervista, o di andare al Teatro Valle occupato per la sua presentazione urbi et orbi, o di partecipare all’incontro con Paolo Ferrero di Rifondazione comunista, o di ascoltare la decisione “nella terra di mezzo” – le altre due “terre” sono il socialista Schultz e lo stesso Tsipras, appunto – del congresso di SEL – SEL sta come color che sono sospesi nel limbo –, o di sottoscrivere il documento firmato dalla Spinelli e Revelli, da Flores D’Arcais e Guido Viale, o di compulsare la documentazione online dei “padovani” e di Toni Negri – che non è la riedizione della triste esperienza dell’Arcobaleno, qui è proprio la pentola d’oro. Gesù).
Poi ne riparliamo.

 

Nicotera, 9 febbraio 2014

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