Bertinotti versus Napolitano: due torti non fanno una ragione

napolitano-bertinottiLa lettera di Bertinotti indirizzata a Napolitano e la risposta del presidente della Repubblica sembrano avere a cuore tematico e polemico la questione della democrazia e della sovranità dentro la forma politica e economica che l’Europa ha assunto.
I pericoli di una democrazia sospesa o esautorata e quelli di una dislocazione sovranazionale della decisione politica sono la cornice di una discussione fatta in punta di fioretto, ma la ciccia — Alfonso Gianni, sull’Huffington Post, la definisce «il nocciolo della questione» — è quanto non viene apertamente detto, o detto fra le righe. E quello che viene adombrato è la contingente politicissima domanda: cosa accadrà se il 30 luglio la Cassazione confermasse la condanna di Berlusconi e a quel punto il PdL decidesse — contrariamente a quanto finora promesso — di mandare all’aria il governo Letta–Alfano? C’è da giurare, se ci sarà una condanna, che avremo i partiti in iperventilazione.
Fuori dalle ponderose domande sulla sorte della democrazia rappresentativa, il realismo politico perciò si impone. Come ipotesi di scuola, perché, al momento nessuno ha idea di quello che succederà il 30 luglio e il giorno dopo [o qualche tempo dopo: Berlusconi, se condannato e lo deciderà, dovrà trovare il momento opportuno per far cadere il governo, magari dopo settembre e le elezioni tedesche].
Bertinotti sembra indicare o lasciare aperta la strada a una soluzione, che non sono le elezioni anticipate — come lo redarguisce Napolitano — ma la ricerca di un’altra maggioranza parlamentare che, stante le cose, dovrebbe essere la riuscita adesso di quello che non riuscì allora a Bersani, cioè un governo del Pd con il M5S, cosa che maliziosamente Napolitano peraltro ricorda, come a dire che questa alternativa non darebbe alcuna stabilità. Napolitano, insomma, chiude la porta a ogni qualsivoglia soluzione diversa dall’attuale, probabilmente confidando che Berlusconi non faccia saltare il tavolo, almeno non subito, o che la Cassazione non lo condanni [o, in subordine, scattino dei meccanismi congelatori della sentenza]. Non credo che sia necessario, almeno da questo blog, esprimere ancora un giudizio su queste scelte del presidente.
Ora le domande sono: Bertinotti pensa davvero che un’altra maggioranza parlamentare rabberciata tra Pd e M5S — ammesso che sia possibile non solo data la politica “senza alleanze” del 5 Stelle, ma la frammentazione interna al Pd che andrebbe in accelerazione; e, così per curiosità, chi potrebbe essere il leader incaricato? — sia vissuta come una soluzione democratica dai cittadini? Sulla base di quale mandato elettorale? Pensa che, al limite eh, reggerebbe una cosa con quel pugno di fuoriusciti dal 5 stelle, i quali peraltro sono visti come il fumo negli occhi dai loro sodali e nei blog dei loro elettori? E Bertinotti pensa davvero che invece l’extrema ratio di un ricorso alle urne, a neppure quattro, cinque mesi dall’ultimo, e con questa legge elettorale darebbe una composizione parlamentare diversa dalla tripartizione attuale, senza mettere in conto il “partito dell’astensione” che con ogni probabilità crescerebbe fino a far diventare insignificante — non dico neppure minoritario — il “partito delle elezioni” [magari, mi permetto di suggerire, è proprio questo il “nocciolo della questione” di una democrazia stanca]?
Buona parte dei detrattori a prescindere di Letta operano in vista di un possibile ribaltone del ribaltone, benché il contrario del contrario non ponga le cose in giusto ordine; non che non ci sia opposizione da fare a questo governo e alle sue misure né che sia ineluttabile, ma dov’è la conflittualità sociale a partire dal cui punto di vista ci si può augurare un governo o sperare la sua caduta? Il contrario del contrario dovrebbe mettere in pratica “la progressività democratica della Costituzione” e adoperarsi nientepocodimeno che per risolvere le questioni del lavoro, dell’occupazione, della diminuzione delle tasse, della crescita economica, dell’ammodernamento dei diritti in questo paese. Perbacco.
Ma non dovevamo andare “fuori dal recinto”?
Appuntamento al 30 luglio.

immagine da http://www.blogo.it
Nicotera, 26 luglio 2013

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