Political divide: il 50 per cento degli elettori se ne fotte dei partiti, vecchi e nuovi

debora_serracchianiIn Friuli, come già in Sicilia, il cinquanta per cento degli elettori non va a votare. Nonostante porga gli auguri sinceri alla Serracchiani, come già a suo tempo in cuor mio feci a Crocetta, io spero solo che ora non parta un’altra bicicletta di chiacchiere a vuoto, tipo il “metodo Serracchiani” che equivarrebbe, per quel che varrebbe cioè meno di zero, al “metodo Crocetta”.
Ci sono due fenomeni che in qualche modo si possono accostare, senza sovrapporsi,  a questo, di una maggioranza o quasi di elettori che non esercitano più il loro diritto/dovere di voto: quello riguardante le persone che non cercano più lavoro, perché non lo trovano, e sono scoraggiati tanto da non mettersi più in fila, non consultare gli elenchi ai Centri per l’impiego, non mandare in giro curriculum; e l’altro, che riguarda la diffusione di internet e della rete, di cui si fa un gran parlare per la sua influenza politica e per la partecipazione democratica ma che in realtà resta confinata a nemmeno la metà degli italiani — peraltro in statistiche comuni dove però si differenziano gli utenti più pervicaci da quelli che in rete ci vanno solo una volta al mese e magari solo per la posta elettronica —, con una distribuzione più intensa in alcune province e non in altre, quasi una metà del paese [il Sud] connessa poco, male e indifferente [non gliel’ha mica consigliato il medico, e non è mutuabile].
Potremmo dire — con beneficio d’inventario, certo — che metà del paese è sconnessa dall’altra metà. Magari non è propriamente una divisione geografica ma di certo è una divisione verticale, nel senso che vi si possono riconoscere questioni di reddito, di sicurezze sociali, di appartenenza e identità, di ruolo, che in qualche modo rendono similare una metà e altrettanto quell’altra. Solo che i motivi di riconoscimento e individuazione dell’una non sono proprio i motivi di riconoscimento e individuazione dell’altra.
Mutuando un termine legato alla diffusione di internet, il digital divide, parlerei proprio di un political divide.
È qualcosa di molto diverso dall’antipolitica, di cui si è tanto parlato e si continua a fare — io, poi, ho da tempo pensato e scritto che il Movimento 5 Stelle, a esempio dato che è sempre tirato in ballo, rappresenti semmai l’arcipolitica — perché, come quel fenomeno legato al lavoro, c’è uno scoraggiamento, una indifferenza, anche un lasciarsi andare.
Una volta c’era la maggioranza silenziosa, non protestava, ma votava.
Questo cinquanta per cento, che sembra refrattario alle battaglie di rinnovamento del Pd, sia in salsa liberale sia in salsa socialdemocratica, alle rifondazioni delle rifondazioni comuniste, alle sirene del berlusconismo, alle sfuriate e alle proteste del M5S, è una piaga o una riserva — come suol dirsi ripetutamente adesso a ogni piè sospinto — della democrazia e della repubblica?
O piuttosto possiamo bellamente fottercene pure noi, tanto, appunto, non votano?

Nicotera, 23 aprile 2013

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