Che vogliamo fare con l’Ungheria razzista e antisemita di Orbàn? Scriviamo qualche appello?

Members of the controversial new extreme-right "Magyar Garda".Viktor Orbàn, premier ungherese, ha conferito la croce d’oro al merito a Janos Petras, cantante della band Karpatia; è un gruppo rock che canta la fierezza dei loro nonni contro l’invasione sovietica — e vorrei vedere — e vagheggia di una beautiful, wonderful Hungary [con pazienza qualcuno dei loro testi si trova tradotto in inglese], musiche che allietano le marce della Magyar Gàrda (Guardia magiara), formazione paramilitare che si è distinta sinora per assalti ai rom e per antisemitismo. È come se al signor Vattani, console in Giappone, che è stato al centro di un po’ di polemiche per via delle sue escursioni notturne con una band nazirock, ma che continua tranquillamente il suo faticoso lavoro dopo un’ammoina sospensiva, venisse consegnato il Premio Tenco, ecco, o lo avessero fatto Cavaliere del lavoro, per gli emeriti contributi alla diffusione della cultura italiana.
D’altronde, una rivendicazione di pulizia etnica, di riconquista di territori slovacchi o romeni, sono argomenti nelle corde di Orbàn e del suo partito Fidesz, appoggiato dal Jobbik che è la seconda forza in parlamento. Orbàn fa tutto “democraticamente” e nonostante una forte opposizione sociale e intellettuale. Ha i voti, e quindi ha piegato la costituzione come meglio credeva, condendo questo autocratismo con un’ideologia apertamente razziale e un esasperato nazionalismo di Grande Ungheria.
L’Europa, sollecitata da appelli, ha espresso qualche monito, di cui Orbàn se ne impipa beatamente. D’altra parte, un anno fa circa, i fondi per l’agricoltura erano stati parzialmente ridotti, chiedendo interventi strutturali, ma per il piano 2014–2020 sono addirittura aumentati.
C’è da aspettarsi poco da quel merluzzo della signora Ashton, che sembra il personaggio di un‘Inghilterra da gialli di Agatha Christie. Sarebbe il nostro Mr. Pesc, ovvero il rappresentante per la politica estera Ue, ma è una che se va oggi a Pristina dice: «Ho avuto colloqui intensi» e se il giorno dopo va a Belgrado dice: «Ho avuto colloqui costruttivi». Noi europei abbiamo una politica estera? Abbiamo qualcosa, una qualunque cosa insieme oltre l’ossessione dell’euro e del debito pubblico? Ora, visto che i nostri soldini, quelli degli italiani dico, vanno anche agli ungheresi per via che noi siamo contribuenti degli europei in difficoltà — scappa da ridere, ma è così —, un qualche diritto di parola dovremmo pure avercelo, no? Dovremmo al momento chiederne conto a Monti, ma è difficile pensare che Monti parli di queste cose in Europa, è difficile pensare che parli di qualcosa. Orbàn peraltro sta nel Ppe. Tutti pesci in barile.
Vogliamo far finta di niente? Siamo così “rispettosi dei meccanismi elettorali” — come se Hitler al potere ci fosse arrivato col putsch di Monaco del 1923 e non con l’incarico assegnatogli da Hindeburg nel 1933 dopo un discreto successo elettorale — per i quali siccome c’è un signore democraticamente eletto può tranquillamente stravolgere ogni regola costituzionale, massacrare i rom e perseguire, di nuovo nel cuore dell’Europa, di nuovo, gli ebrei?
Come è stato già detto da questo giornale, l’Europa è in guerra da vent’anni come se nulla fosse: siamo in buona parte degli scenari di guerra — siamo andati in Libia tirati per i capelli da Sarkozy e Cameron e quando davvero la rivolta di Bengasi era quasi al capolinea —, ma aggiungerei, non in quelli dove sarebbe importante oggi esserci, come in Siria.
L’Ungheria non è uno scenario di guerra, certo; aspettiamo che lo diventi?

Nicotera, 18 marzo 2013

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