Tranquilli, Casaleggio non è Evita Peron. Quand’anche si facesse lo chignon.

gianroberto-casaleggioOra che in molti a sinistra hanno sdoganato il 5 stelle e quindi non temono la camminata verso il parlamento preannunciata per il 15 marzo come fosse una riedizione della marcia su Roma delle camicie nere del 28 ottobre 1922 — l’unico punto di contatto fra i due momenti sembra essere l’assenza del Capo, lì nella Milano sansepolcrista qui nella Genova santilariota —, cresce però l’inquietudine per i sentimenti del Casaleggio, finora uomo di backstage che va progressivamente scoprendo la testa. Il quale, a quanto riferito da un neodeputato, avrebbe minacciato di appellarsi direttamente al popolo del 5 stelle se i suoi rappresentanti si comportassero diversamente da quanto stabilito — niente fiducia ai partiti. Insomma, se i deputati e i senatori 5 stelle restassero intrappolati nelle tattiche e tecniche di Palazzo, Casaleggio li farebbe sconfessare dal popolo descamisado. Il che mi pare legittimo — affari loro — e poco minaccioso. Dai, Casaleggio non è Evita Peron, anche se si facesse lo chignon, e i 5 stelle non sono descamisados.
Sarebbe meglio piuttosto farsi venire qualche idea un po’ più brillante rispetto i possibili “incastri” di alleanze, qualcosa di diverso dal repertorio comunista della “non sfiducia” e da quello democristiano delle “convergenze parallele”: siamo in un altro tempo, con altri soggetti politici e sociali.
Ora, non essendo io — almeno qualche titolo posso spenderlo — uno di quegli intellettuali di sinistra post–avvenimenti che tanto urtano i 5 stelle, mi permetto avanzare una proposta: visto che ormai la sfida teorica è tutta a colpi di canzonette — Bersani cita Vasco Rossi, Grillo cita Gaber, poi interviene la canzonetta Celentano in persona — si potrebbe provare, titillando il lato etnico di Grillo, a onorare la “scuola della canzonetta genovese”, insomma i Bruno Lauzi, i Luigi Tenco, gli Umberto Bindi, dando l’incarico di premier a Gino Paoli, che è uomo di sinistra ma che dice cose di destra, o anche uomo di destra che dice cose di sinistra, insomma uno che può andare per la maggiore adesso.
Ammetterete pure che è un salto di qualità dopo il lungo quindicennio di primazia di Mariano Apicella, no?

Nicotera, 10 marzo 2013

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