Viva Nicole Minetti, viva Lenin: un’igienista dentale-soubrette può governare lo Stato. E perché no?

Sgombriamo subito il campo da una cosa: questo non è un post paradossale e provocatorio, anche se gli accostamenti possono fare inorridire [ma qualcuno di voi ha mai letto davvero Zizek, guru filosofo citato a ogni piè sospinto, o il suo amato Lacan? beh, fatelo e poi ne parliamo]. E mo’ che ci troviamo da una seconda: non è che uno può stare inchiodato tutta la vita a una qualche immagine-storia, bisogna prendere le persone [magari, è interessato il mio punto di vista, lo so] per quello che pensano oggi, e per quello che pensano possa accadere, anche di loro stessi, e non solo per quello che sono state. Sennò davvero sembra di stare sempre nella piazza del paesello – credetemi, è così –, dove per una cosa detta, un aneddoto, un episodio, ti resta un soprannome e un “marchio a vita”, come se ormai non avessi più altro da dire e fare.
Allora, Nicole Minetti è andata da Alessio Vinci a Domenica Live e invece di sentirsi sulla graticola ha detto una cosa che a me sembra interessantissima. Ora, la Minetti è quello che è, è arrivata dov’è per quello che è stato, e via discorrendo. Non ce ne risparmia una – va in giro con t-shirt finto-provocatorie, non molla il suo posto alla Regione Lombardia, come invece ha fatto quel Trota del suo amico, sfila in costume – e via discorrendo. Voglio dire, è irritante, sembra farlo apposta a farti imbufalire, ma ti devi decidere, o soprassiedi oppure ci spendi qualche ragionamento, non è che puoi fare come col giornale sex comprato dall’edicolante e messo in mezzo al «Sole 24 ore». Io non faccio finta di non guardare.
Allora, la Minetti va da Vinci che la sta sfottendo per la sua inadeguatezza al ruolo pubblico che riveste e lei dice: «Non è che per fare politica bisogna essere preparatissimi». E lo dice presumibilmente non solo in base alla propria storia, ma anche al nugolo di politici che ha avuto modo – vari modi, magari – di incontrare. E tutti a darle addosso, ma come, perbacco, la “Politica”. Ecco, io invece penso che la Minetti abbia assolutamente ragione, ma non perché di bifolchi e ignoranti è pieno il parlamento [oh, come si divertivano quelli delle Iene a farci vedere come erano rozzi gli onorevoli, che neppure la data della scoperta dell’America sapevano, ora saranno contenti, che Passera e Profumo e la Fornero la data la sanno], ma perché non è che una laurea alla Bocconi [non è tanto per dire] o al Mit di Boston ti dà più “diritto” di amministrare la cosa pubblica.
Questa idea, orribile, del tecnicismo, della competenza, dell’espertismo si sta ormai diffondendo come un virus. Eppure è il contrario della democrazia che è basata sul consenso, certo pure sulla manipolazione del consenso, ma questo – di disvelarla – è semmai lavoro di cultura e d’opposizione. A governare uno Stato basterebbe una casalinga, dovrebbe bastare una casalinga, se lo Stato fosse, come dovrebbe essere, una cosa trasparente e semplice – e non è che se scrivi le leggi in maniera che ti capiscono solo i mandarini cinesi sei competente, sei solo un mascalzone. Era un’idea di Lenin questa [Stato e rivoluzione], e forse gli unici che ci sono avvicinati davvero sono stati gli americani che ci hanno mandato prima un attore e poi un ubriacone-cristiano-rinato a presiedere la più grande potenza si sia mai vista al mondo.
Dice Bersani, per stroncare ogni velleità del suo competitor Renzi: «Poi, chi ci mandiamo dalla Merkel, Renzi?» E giù tutti a ridere, i politici-politici, i “tecnici” della politica, gli “esperti” della politica. Perché, caro Bersani, se ci vai tu o ci mandi Fassina, invece “i mercati”, gli “speculatori” si mettono paura delle vostre competenze? Oppure – è questo che vuoi dire – ci vuole uno come Monti, che viene da Goldman Sachs per fare fronte a quelli di Goldman Sachs e similia?
Questa avocazione della politica ai competenti, agli esperti, a quelli che hanno sudato sulle carte e che si sono fatti strada nel mondo fra consigli di amministrazione e cattedre universitarie, come lì ci fosse il buon governo del mondo o il sapere buono del mondo, ma da dove viene? Ma davvero siete gli ultimi bolscevichi della terra, aristocratici della politica e del governo! In Cina ve ne dovreste andare, voi politici e voi ministri di Monti. Lì, certo, in Cina, una come la Minetti non la trovereste, una che pensa che una igienista dentale-soubrette possa governare. E allora? Non è un pensiero non dico rivoluzionario ma democratico questo? Non siete solo dei bacchettoni e dei parrucconi [anche quelli calvi], ma degli aristogatti.
Vai Nicole, con le tue labbra tumide, il tuo seno rifatto, la tua testa svampitella, il tuo carrierismo senza riguardi, la cattiveria necessaria. Vai Nicole, sei il baluardo più sicuro contro il montismo ideologico – che è l’antidemocrazia – in cui ormai sembrano caduti in tanti. A un mondo salvato dai tecnici [ma non dovevano essere i ragazzini a salvarci?], Very Serious people – come li definisce Krugman –, preferisco una caricatura vivente di sé.
E magari ci sarà pure una terza via, ma questo non sembra tempo di terze vie.

Nicotera, 9 ottobre 2012

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2 risposte a Viva Nicole Minetti, viva Lenin: un’igienista dentale-soubrette può governare lo Stato. E perché no?

  1. Giovanni Mura ha detto:

    Il problema è che la Minetti non ha scelto di fare la politica perchè si sentiva portata per l’amministrazione del bene pubblico. Per questo, se non può governare chi arriva da goldman sachs, tanto meno lo può fare chi arriva per una raccomandazione. Ma questo pensiero è fin troppo ideologico, vero? Vai Nicole! Facci vedere come una casalinga amministra i conti di una regione come se fossero quelli della sua famiglia.
    La terza via in questo momento sta nuotando sullo stretto si Messina.

  2. caminiti ha detto:

    mi auguro non lo infilzino le spatare, che questo è tempo di pesca al pescespada.
    per il momento, a me basta solo affermare che la minetti ha diritto di parola come chiunque altro, non che sia depositaria di un verbo qualunque, cosa di cui lei stessa ha la bontà di non voler rappresentare. per il momento trovo più antidemocratica una cooptazione presidenziale – quale quella di monti – proprio perché si presenta come un “salvatore della patria” piuttosto che una cooptazione per raccomandazione della minetti, che di certo non intende salvare la patria ma solo se stessa. tutto questo è poco, lo so. ma per ora mi basta mettere paletti. in un campo. visto che al mare ci pensano altri.

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