Casaleggio è meglio di Gori, vuoi mettere la traversata dello stretto con il camper?

Anzitutto, chapeau a Grillo e alla sua performance natatoria, sono davvero impressionato. Traversare lo stretto a nuoto non è proprio cosa facile – fatevelo dire da uno che quei mari li ha frequentati da ragazzino, c’è cresciuto –, le correnti sono forti e fredde, non è come fare mille vasche in piscina. Grillo è tonico, in forma, in uno straordinario momento di grazia e nonostante i medici e le barche di appoggio, che sono di prammatica considerato il gran traffico che c’è di navi-crociera e navi-container e traghetti e barche e spatare che magari lo infilzavano, “lu pisci, lu pisci, pigghia la fiocina, tira”, mostra una determinazione, che è cruciale in imprese di questo genere, davvero notevole. Certo, uno si chiede, ma era proprio necessario? Fosse arrivato su un traghetto o con l’aliscafo non gli avrebbero voluto bene lo stesso i suoi sostenitori? Non sarebbe partita eguale la sua campagna elettorale per le regionali in Sicilia, con i suoi temi, le sue battaglie?
Certo che sì, ma vuoi mettere? Grillo deve aver messo in conto l’ironia a valanga che avrebbe suscitato – c’è un tal Lehner che lo sfida da Ladispoli verso Roma, «a rana, a dorso, a crowl, a delfino, con appendice di braccio di ferro e mietitura a torso nudo, e chi arriva primo se la prende», insomma la peronata populista –, e forse a gioco virale nei suoi stessi: il candidato del M5S, Cancellieri, dice che non sa i motivi della nuotata e che «probabilmente da genovese avrà voluto risparmiare sul biglietto del traghetto».
E non parliamo neppure di quello che potrebbero sibilare tra i denti gente come D’Alema, che invece in mare aperto ci va con il suo Icarus con le scarpe giuste e su questo ci ha costruito tutto un immaginario da capitano che sa governare, oppure in porto costruisce patti delle acciughe, come con Buttiglione a Gallipoli che fece cadere il primo governo Berlusconi.
Però, è una genialata, questa della traversata, che starà facendo morire d’invidia uno come Berlusconi, che sulle sue performance e sulla sua tonicità ha costruito un immaginario nazionale di virilità, dandogli il colpo di grazia nella decisione a uscire di scena – che è poi sempre la cosa più difficile e dove si vede la differenza fra il grande attore e il guitto. È una guasconata, sicuro. Come quella che molti di noi ormai anagraficamente in mezza età capita che facciano le domeniche – dai, che scaliamo sin lì, dai che pedaliamo sin lì, dai che solleviamo sin lì – ma nell’intimità della propria cerchia di amici, e col viso paonazzo e le mogli che si preoccupano per il coccolone in arrivo, e invece qui è davanti le televisioni di mezzo mondo, che ormai se lo coccolano, come le testate più importanti. E insomma, siamo tutti un po’ guasconi, gli italiani che hanno le bici con shimano pazzeschi o la multipiattaforma dei pesi che nemmeno i personal trainer di Los Angeles e cose così. È insomma un’italianata. Siamo in piena autobiografia nazionale.
La Sicilia ne ha bisogno? Non saprei. La Sicilia vive dell’immaginario altrui più che del proprio o almeno si intrecciano. È un po’ come la storia dello sbarco di Garibaldi che era convinto – lo avevano convinto – che torme di picciotti lo stessero aspettando, perché già si sollevavano in armi e così non era – Crispi manipolava le news e Nicotera e La Farina, che pure mal si sopportavano col generale – però poi è accaduto davvero. E magari succede che davvero i Forconi – che si sono intanto divisi in tre – o meglio il loro elettorato potenziale si riversa su Grillo, che insomma si convincano, i siciliani, che davvero è giunta la loro ora di riscatto, vai a saperlo. L’immaginazione dei siciliani è sconfinata, come si potrebbe altrimenti vivere impestati di mafia?
Di sicuro, Grillo ha fatto a pezzi Renzi, o meglio: Casaleggio, il suo guru, ha fatto a pezzi Gori, il guru del sindaco di Firenze, che è uno a modino, con un immaginario che vola proprio basso. E che magari fa strame di quel corpaccione insonnolito del Pd che non ci vuole poi un’arca di scienza ma a navigare nel mare aperto dell’immaginario degli italiani, e dei siciliani poi, ce ne vuole e non basta rispolverare il camper – invece che il bus – di Prodi. Non so certo, a petto di ste cose, uno come Monti potrebbe guadagnarci, uno che sembra dover fare fatica pure a mettersi la giacca, così poco italiano – pure fra manager e professori, dico –, così imbalsamato, così travet. Che tristezza, e che dolore pure, però, se la politica e i programmi sono quelli di Monti l’austero.
Epperciò, se questo è il livello della politica, la spettacolarizzazione ormai irreversibile – che non l’ha introdotta Berlusconi, vorrei precisarlo, ma il terrorismo con il rapimento Moro e la mafia con Capaci, e grazie a dio ne siamo lontani anni luce – forse faremmo bene a metterci seduti e goderci le puntate.
Il presidente Mao traversò il Fiume Giallo – era in età avanzata ma tonico pure lui – per dire ai cinesi, che con le acque in genere c’avevano poco rapporto abbarbicati da secoli com’erano per lo più nelle campagne, che fosse necessario coraggio per il gran balzo in avanti. Il Grande Timoniere fu per un giorno anche il Grande Nuotatore.
Beh, i cinesi in trent’anni hanno fatto miracoli inimmaginabili. Hai visto mai, i siciliani.

Nicotera, 10 ototbre 2012 (foto ansa)

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