Renzi, Della Valle, la Fiorentina: c’è un nuovo rinascimento toscano per l’Italia?

L’imprenditore Della Valle spara a alzo zero contro Marchionne e contro la famiglia Agnelli; antipatico o meno che sia l’uomo, gli argomenti che porta – sempre a chiedere soldi allo Stato, cioè ai contribuenti, anti-sindacalismo, assenza di investimenti in assenza di una capacità di progettazione che sia anche amore per l’Italia – saranno populisti ma suonano corde sempre sentite. Quello che c’è di più è che Della Valle ha messo in opera nelle sue aziende proprio dentro la crisi una sorta di welfare – spese mediche e libri per i figli – aggiungendovi dei bonus. So bene che i sindacati non ci stanno del tutto, però contrattano sull’entità mentre alla Fiat la Fiom sta fuori e parlano di chiudere fabbriche.
Della Valle è marchigiano come la sua azienda ormai famosissima nel mondo, un vero marchio significativo del made in Italy, ma l’affetto e gli investimenti che porta, insieme al fratello, nella squadra di calcio della Viola – confesso qui di esserne da sempre, da piccolissimo, tifoso, senza aver mai cambiato bandiera, e magari mi fa velo questo amore qua –, lo rendono ormai un fiorentino a tutti gli effetti. Anche per quella punta di arroganza dovuta a chi in mezzo all’arte, la cultura, il buon gusto non c’è arrivato per merito di censo – facendosi strepitose gallerie private – ma perché ci vive e ci cresce in mezzo, in piazza.
Io non ho la più pallida idea se Matteo Renzi abbia un appoggio concreto in Della Valle, ma a me i due sembrano esprimere una sorta di rivendicazione toscana, o fiorentina se si vuol dirla tutta, a guidare e governare l’Italia. C’è stato il tempo del bauscia Berlusconi, della sua innovatività imprenditoriale, del suo consenso televisivo e del suo grande Milan, del ghe pensi mi; veniva dopo la Milano da bere craxiana, ma ne ereditava non pochi tratti. C’è stato il tempo della Padania e del Nord-est italiano, il modello dei distretti, della tecnologia che esporta, della Pmi che fatica contro tasse ladrone. C’è stato un tentativo timido del Bassolino e della sua Napoli, travolti nel cacicchismo. E c’è stato soprattutto il tempo in cui i candidati premier venivano dall’essere stati sindaci di Roma – prima Rutelli e poi Veltroni. Ora, abbiamo visto pure il tempo della Ciociaria al comando.
Renzi mette quasi in ombra il suo essere sindaco di una città che ovunque vai nel mondo sanno dove sia e cosa sia – probabilmente sente come una trappola sta storia che dovrebbe lasciare il mandato. E invece a me pare che proprio questo – convintamente cavalcato o meno – sia uno dei suoi punti di forza, e non solo perché sta amministrando bene una città importante [anche Fassino lo fa, ma è stato un ripiego, e poi firmerebbe tutto quello che viene dalla Fiat, mentre di Chiamparino si sono perse le tracce, stritolato dal pachiderma burocratico del Pd], ma perché è Firenze e Firenze oggi può davvero essere un modello, tornare a essere quella che sarebbe sempre dovuta essere, la capitale d’Italia.
Renzi versus Bersani, a me pare siano proprio due modelli. Quello del “sistema emiliano” – le vecchie cooperative e quelle nuove che sono multinazionali vere e proprie, il vero polmone del Pd – e quello del “sistema Firenze”, un modo artigiano e artistico di fare le cose. È quello che rivendica Della Valle contro la fabbrica massificata – che pure, bisogna dire, non è più il “modello Italia” e va smantellandosi da sé. Vendola – io l’ho pregato – non ha voluto farsi carico del sud, ha preferito giocarsi la partita di vertice, “tra segretari”; certo, con la Puglia non puoi metterti a petto di Firenze, è la taranta contro la terra dei Medici e del Rinascimento, non so come dire, che partita è?
In questo – solo suggestivo? – quadretto non saprei bene come collocare Monte dei Paschi, da sempre roccaforte pieddina, e pure lacerata non poco dopo la gestione Mussari, e la folle operazione Antonveneto, che intanto se n’è andato all’Abi. Ma Monte dei Paschi – che è Siena, eh – non è proprio Unipol che fa gridare a Fassino – di nuovo, ma allora era segretario – “Abbiamo una banca”. Chissà.
Non so neppure se l’aumento di quote di Della Valle in Rcs, e cioè in Corriere della Sera, abbia le spalle coperte da Mps – che di questi tempi fa fatica anche a coprire le proprie. Però, come non pensare che la “scalata” Rcs non abbia una qualche attinenza con un ruolo forte che cerca Della Valle. E chi potrebbe mai essere la sua “sponda politica”? Intanto, sono scintille, tra Marchionne e Elkann da un lato e Della Valle dall’altro – e bisogna dire che è gustoso, tanto quanto una partita Juve-Fiorentina. E poi ci sono le scintille Bersani e Renzi: i toscani, si sa, non ti fanno certo mancare le battute.
Ci fosse stato Montanelli, chissà.

Nicotera, 25 settembre 2012

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