La recessione, il boosting della crisi. The recession, or the economic crisi’s boosting

È un lascito delle recenti Paralimpiadi di Londra la scoperta del boosting [letteralmente: gonfiatura, esplosione] nello sport. Succede questo: che alcuni atleti che hanno subito lesioni gravi, in particolare alla spina dorsale, si infliggono delle piccole ferite, o si impediscono di urinare o si strizzano i testicoli, per aumentare il livello di adrenalina e quindi di una prestazione sportiva. È una forma di doping, non esattamente in quel modo in cui banalmente l’immaginiamo, cioè l’assunzione di ormoni, farmaci e additivi vari – d’altronde anche le trasfusioni di sangue non sono esattamente un doping – ma il “senso” è lo stesso: un abuso del proprio corpo, alterandone le funzioni vitali, e la prassi terribile, anche perché troppo spesso protocollata in proprio.
Ora, non saprei dire perché ma mi è venuta in mente questa storia del boosting, sentendo il nostro presidente del Consiglio, Mario Monti, dire che ha a bella posta aggravato la crisi. È accaduto a Milanounica, la fiera del tessile italiano. E ha aggiunto: «Solo uno stolto potrebbe pensare che si potesse risolvere una situazione che dura da decenni senza aggravare la situazione della domanda». Come di solito – non è la sua prima esternazione sulla domanda –, Monti combatte contro i propri fantasmi teorici, il neokeynesismo e cose così.
Quindi, che è proprio quello che vado sostenendo, noi in Europa stiamo subendo le misure contro la crisi, piuttosto che la crisi, come invece è accaduto negli Stati uniti. Dove l’assillo di come intervenire sulla domanda – abbassando il costo del denaro fino allo zero, immettendo liquidità, intervenendo a favore dell’industria automobilistica o fiscalmente a favore delle piccole e medie imprese o sostenendo l’agricoltura – e di come risollevare il tasso di occupazione è al centro degli interventi della Federal reserve e del presidente Obama [tra le quali cose, non va dimenticato l’aumento del carico fiscale verso i ricchi, anche perché la favola che i ricchi spendono e quindi sostengono la domanda si è dimostrata storicamente falsa].
In Europa, dove la crisi finanziaria – delle grandi istituzioni finanziarie, a parte la Northern inglese – non c’è stata, e ha assunto invece la questione dei titoli di Stato riversandola, transustanziandola nel “debito pubblico” [cosa che non è assolutamente matematica, lo Stato è l’istituzione finanziaria per eccellenza, e si poteva lasciarli fallire come è accaduto in Usa con Lehman Brothers, oppure intervenire nel loro salvataggio come si è fatto con Aig o, meglio, con Fannie Mae e Freddie Mac. Le misure contro la crisi aggravano la recessione, succhiano denaro attraverso l’aumento dell’imposizione fiscale, cartolarizzano i debiti delle banche sui titoli di Stato quindi sulla collettività, provocano la chiusura di imprese e aziende, tagliano i “costi” ovvero l’assistenza pubblica, la scuola pubblica, la ricerca pubblica.
Ci infliggono delle ferite, ci strizzano i testicoli, ci impediscono di pisciare – beh, alla Fiat di Marchionne la cosa è letterale, per la riduzione delle pause – con l’idea che la nostra performance, poi, sarà migliore. Quando scenderemo in pista. Il fatto è che pur considerando probabile – su questo, al solito le statistiche cliniche si dividono – che ci sia un aumento del 10 percento nelle prestazioni sportive, o si è immediatamente proiettati in pista o non ha senso la pratica del boosting.
E nel nostro caso, non ha proprio senso. Qui corriamo il rischio di marcire.
All’economia dopata della finanziarizzazione, è seguita l’economia dopata della recessione.

Nicotera, 13 settembre 2012

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