Omaggio alla Catalogna. Indipendenza e Europa, è questa la strada per uscire dalla crisi

Qui non c’entra niente George Orwell e il suo libro – uno dei più strazianti sulla guerra civile spagnola del 1936. Qui c’entra la manifestazione di un milione e mezzo di persone che ieri – giorno di festa nazionale catalana – ha attraversato le strade di Barcellona chiedendo indipendenza da Madrid. Un milione e mezzo di persone – una cifra impressionante, considerando che gli abitanti di Barcellona sono 1.619.337 [fonte Wikipedia], e che pure fossero un milione e pure mezzo milione farebbe impressione lo stesso.

Sono sei le Comunidad spagnole sull’orlo del default, e che hanno spinto la Bce a concedere una prima tranche di aiuti alle banche – che hanno vissuto un periodo di euforia spinte dalla bolla immobiliare che ha deturpato la Spagna – e che molto probabilmente non basterà, costringendo Rajoy, il primo ministro a chiedere l’aiuto del fondo salva-Stati. Il che comporterà – nonostante le sue fisime – un controllo severo e una cessione forte di sovranità.

A sto punto, i catalani che non hanno mai vissuto con simpatia il centralismo di Madrid – uno dei cartelli di ieri diceva: «Né meglio né peggio di Madrid, è solo che siamo diversi» – devono aver pensato che una doppia subordinazione è troppo: se sovranità bisogna cedere, allora che sia direttamente all’Europa, almeno così possiamo trattare, e non passare per le fisime di Rajoy.

Quindi, indipendenza e Europa: e a me pare che questo sia un discorso completamente rovesciato rispetto tutte le piccole patrie che attraversano i regionalismi e i nazionalismi europei. Barcellona è europea, tanto quanto Madrid è spagnola. Un piccolissimo esempio può essere il fatto che la meta più frequente dei viaggi del progetto europeo Erasmus sia proprio Barcellona, e che il numero più alto di studenti spagnoli che viaggiano in Europa attraverso Erasmus venga proprio da lì.

La straordinaria manifestazione è importante perché rimette al centro della crisi la politica. Perché rimette al centro dell’Europa la politica. Non lo spread, non l’Esf-Esm, non i piani di liberalizzazioni né i project bond o le infrastrutture. No, la politica. La parola ritorna ai cittadini, deve tornare ai cittadini. Sulla manifestazione di ieri, sulla sua imponenza, sulla sua determinazione è impossibile credere non si sia rovesciato il fortissimo movimento degli indignados. E a me sembra proprio un passaggio di testimone politico. Se un difetto c’è sinora nella costruzione europea, è che spesso il suo percorso è andato lontano dai sentimenti dei cittadini europei. Forse è stato anche necessario per un periodo storico, oggi non è più possibile, oggi che una coscienza europea è cresciuta fortissima, soprattutto tra i giovani. Nel giorno in cui i togati della Corte tedesca di Karlsruhe, cioè la Corte costituzionale tedesca, deve decidere se sia o meno fuori dalle norme il progetto del salva-stati approvato dalla Merkel, i catalani hanno già votato il loro referendum sull’Europa.

Europa sì, ma vogliamo l’indipendenza.

L’Europa per rimettersi in cammino deve ripartire da qui.

Nicotera, 12 settembre 2012

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