Un consiglio d’amico, qui stiamo all’oro alla patria: ritirate i vostri euro dalle banche, cambiateli in dollari e metteteli sotto il materasso. Withdraw euros from banks, buy dollars, put them under the mattress

Nonostante l’ostentata calma di Bruxelles [Juncker, presidente dell’Eurogruppo, e tutti gli staff hanno fatto sapere che non c’è alcun motivo perché loro non vadano in vacanze già programmate], siamo nel panico. Anzi, per riprendere l’espressione del VIX Cboe [l’indice di volatilità nel mercato delle opzioni e dei futures, il cosiddetto «indice della paura»] stiamo, nella scala che misura i livelli di ansietà, tra il 40-45 e il 45-50, ovvero tra ansietà estremamente alta e quasi panico. C’è ancora un margine per entrare nel panico, certo. Con questi scapocchioni che ci comandano, ci metteremo un amen a trovarci dentro fino al collo.
Dunque succede che Madrid – mentre ben sei delle sue Comunidad dichiarano di trovarsi vicino al fallimento – e nonostante sia stato già varato un aiuto della Ue per ricapitalizzare le banche spagnole di 100 miliardi, si è resa conto che qualunque sforzo facciano la tempesta degli spread, cioè del fatto che a ogni scadenza gli investitori non ricomprano più i titoli di Stato sul mercato primario mentre sul mercato secondario è tutta una corsa a mollarli, non tende a diminuire, anzi. E che non può bastare il trucchetto delle banche che comprano i titoli dopo essersi fatte dare i soldi dalla Bce, considerando che poi dovranno allocarli e che questa partita di giro sta finendo con il rendere istituzionale la tossicità.
Allora, scrive alla Ue, tirando dentro Francia e Italia, i cui primi ministri dopo il vertice – uno degli ennesimi, definitori – di fine giugno erano rientrati in patria gongolanti per avere messo spalle al muro la Merkel [sorvolerei qui sul vergognoso scendiletto con cui i gazzettieri nostrani hanno raccontato la vicenda], ricordando date, luoghi e personaggi in cui i tre si sarebbero messi d’accordo, per accelerare sullo scudo salva-spread, e mettono sul sito del governo la lettera. Apriti cielo: Monti si caca subito sotto e scrive immediatamente che lui no, lui mai ha parlato di questa cosa; Hollande, che per la verità è più realistica la cosa, uguale. Madrid ritira la nota che aveva pubblicato ufficialmente.
Poi, potete scrivere quello che volete, che siamo come le foglie d’autunno sugli alberi e che ci vorrebbe più Europa, che Moody’s – che si limita a dire delle ovvietà, cioè che stiamo ballando sulla tolda del Titanic – fa parte del complotto demoplutogiudaico, che gli americani hanno poco da impartirci lezioni, che è tutta colpa dei tedeschi che non si rendono conto che è soprattutto a loro che non conviene sfracellare l’euro e l’Europa e che il destino della Germania è di essere europeizzata e non di germanizzare l’Europa. E tutto quello che volete, però il fatto è che pure un asino, come me, capisce che qui le cose non tornano.
Soprattutto quando per spiegare che i fondamentali dell’Italia sono buoni perché noi abbiamo un grande risparmio privato che gli altri se lo sognano, allora vuol dire che vogliono i soldi nostri. Vogliono i nostri risparmi, l’oro alla patria. Se l’espressione vi sembra esagerata, forse un tantino bellica, sapete come hanno definito il gabinetto di crisi che dovrebbe sovrintendere le tempeste d’agosto sui nostri titoli? La war room, il gabinetto di guerra. E vabbè che siamo tutti Nando Mericoni, americani a Roma, però.
Ci conviene ritirare tutti i soldi, ovunque voi li abbiate messi, e anche se non è un buon momento – ieri il dollaro ha continuato a rafforzarsi –, cambiare i nostri euro nella valuta americana, che tanto continuerà a apprezzarsi. E poi, metterli sotto il materasso. Per la spesa, non vi preoccupate: vi garantisco che qualunque supermercato, ma posso testimoniare che anche gli ambulanti senegalesi e i negozietti dei cingalesi, prendono tranquillamente i dollari.
Di sicuro, in questo momento, il materasso è il posto più sicuro al riparo dai ladri.
Quelli istituzionalizzati, dico.

Nicotera, 26 luglio 2012

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