I suicidi da crisi? È tutta colpa dei giornalisti che ne scrivono

Il più categorico è stato Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano: «Studi epidemiologici internazionali dimostrano con certezza che le notizie dei suicidi da crisi economica, se presentate in modo sensazionalistico, inducono altri suicidi». Così, ha dato una veste scientifica – «una certezza» – [viene solo qualche sospetto di interesse quando indica la soluzione: rafforzate i servizi di salute mentale] a un chiacchiericcio di rete, che da giorni va scomponendo e ricomponendo i dati dell’Istat rielaborati e dalla Cgia di Mestre, “colpevole” di essere un’organizzazione sindacale degli artigiani di destra.
Il succo è questo: non c’è nessuna evidenza che i suicidi siano indotti dalla crisi economica, e soprattutto non c’è nessuna serie statistica che possa avvalorare una crescita degli stessi, dato che, raffrontando gli ultimi anni, l’aumento – se ci fosse e non c’è – non è assolutamente significativo. Invece, c’è una manipolazione della Cgia – che avrebbe interesse a additare nella pressione fiscale la causa dei gesti – e c’è una esagerazione che si rimanda e si amplifica attraverso i media. Lo stesso Monti sarebbe caduto nella trappola, citando la Grecia e comparandola con noi, perché in realtà neanche in Grecia si può constatare un significativo aumento dei suicidi. Anzi, come è noto i suicidi sono numerosi proprio nei paesi che reggono meglio alla crisi e hanno tassi di “felicità economica” molto alti, tipo la Finlandia, la Svezia, la stessa Germania. Ai blogger che si rimandano l’uno con l’altro, a partire dall’intervista di Stefano Marchetti dell’Istat a «Daily Wired», questo “disvelamento” delle malefatte giornalistiche, fa ora da cassa di risonanza repubblica.it, con Rosaria Armato che nel suo blog Percentualmente riprende queste posizioni.
A me sembrano davvero matti. Mi chiedo, ma fosse pure vero che i suicidi attribuiti alla crisi da gennaio sino adesso non siano più dell’anno scorso o all’anno avanti, questo cambia davvero qualcosa? Cosa volete dirci, oltre all’insistenza che un suicidio è un fatto complesso scatenato da depressioni che hanno molteplici cause e quindi non è mai attribuibile a una soltanto? Che non c’è un aggravarsi della crisi? Che crisi o non crisi la gente si ammazza lo stesso e quindi possiamo dormire tranquilli? Se la percezione sociale della crisi è così alta da “univocizzare” – lo scrivono, lo lasciano in biglietti disperati, in lettere ai familiari – la motivazione a farla finita, questo non è un fatto sociale, pubblico? Non è un fatto reale? Se le vedove e figlie che rimangono, scendono in piazza, fanno incontri e convegni, provando a rendere collettivo, invece che privatissimo come è un suicidio, un dolore e un disagio, volete dire che fanno male? Che sono manipolate dai media? Volete dire che i suicidi che stanno accadendo sono davvero colpa della scriteriatezza dei giornalisti che ne parlano, facendo dei suicidi un fenomeno uguale a quello dei mastini che improvvisamente assaltano padroncini e bambini e nonne e per una settimana il fenomeno si moltiplica e poi scompare, che cioè sia solo una “distorsione” della realtà? E fosse pure vero che è solo una “percezione distorta” della realtà non è assolutamente importante ragionarci sopra, visto che sulla percezione della sicurezza, a esempio, si sono costruite politiche, campagne elettorali, carriere, investimenti ossessivi in videosorveglianze e eserciti di vigilanza, e che ha avuto e ha ancora un carattere decisivo sulle nostre vite quotidiane? Non si dovrà scrivere dell’episodio dell’Ansaldo perché altrimenti lo si moltiplica? Davvero credete che il problema sia sempre quello di “non parlare” perché così non aumenta il disagio sociale? Colpisce che buona parte dei blogger che operano il supposto disvelamento delle malefatte dei giornalisti siano “democratici”, epperò abbiano sposato in pieno la tesi berlusconiana che la colpa della crisi fosse dei giornali che osavano parlarne, quando invece andava tutto bene, e il pessimismo era solo un “fenomeno indotto” dai media.
Dopo l’assalto all’Agenzia delle entrate di Romano di Lombardia, c’è stato un affannarsi dei giornali a spiegarci che no, non c’era un problema di tasse, che quello aveva dieci fucili in casa – fucili padani, li avevo denominati io, in un altro post – e insomma era matto di suo, come a voler evitarne il ripetersi, altro che giornali che attizzano la riproduzione dei fenomeni “estremi”. Bene, ma se i matti d’Italia decidono che invece di sparare al vicino perché il cane abbaia troppo o alla moglie perché ha bruciato il sugo, assalta Equitalia, questo non è qualcosa su cui ragionare pubblicamente?
Chi è lo scriteriato: chi vuole tacitare – magari perché vuole convincerci che Monti sia il migliore dei mondi possibili – o chi enfatizza?

Nicotera, 11 maggio 2012

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