Dalli ai greci: i giornali italiani scoprono il nemico, i greci che votano e Syriza

È colpa della Grecia se il nostro spread vola a 440 e se piazza Affari chiude a -2,47. È colpa della Grecia se la Germania ha imposto il rigore e il fiscal compact a tutta l’Europa. È colpa della Grecia se non si possono tenere le elezioni, vedete che hanno combinato, lo stallo, il caos. Non del nostro governo tecnico che è stato messo lì apposta per salvarci dal baratro e invece continua solo a rovistare nelle nostre case per vedere cosa può prendere o pignorare, un pugno di ministri come dilettanti allo sbaraglio in cui spicca il signor Passera, che sembra il Catalano della trasmissione di Renzo Arbore: “Meglio la crescita della non-crescita, meglio le infrastrutture delle sovrastrutture”. Non delle nostre banche che hanno profittato e continuano a profittare. Non di una fragilità politica dell’Europa che non riesce ancora a vedersi come soggetto di trasformazioni sociali continentali, rovesciando il liberismo di questi ultimi vent’anni. No, d’improvviso i giornali italiani hanno trovato il colpevole, il nemico, il capro espiatorio. La coalizione di sinistra Syriza e il suo giovane leader Tsipras vengono stigmatizzati come irresponsabili per non aver accettato di fare parte di un governo di unità nazionale, sposando in pieno la dichiarazione di Venizelos, leader del Pasok socialista. Oh, quelli hanno votato, mica hanno dato fuoco al parlamento. Titoli del Corriere della sera: «Vincono gli egoismi; Incubo Grecia; La dracma e la guerra civile». Una escalation di scenari terribili. Luigi Offeddu parla di «caos del Partenone», wow, forse è il debito alla cultura ellenista. La Stampa è addirittura insultante. Scrive tale Tonia Mastrobuoni: «Dopo le elezioni, se si riproporrà dunque, peggiorato, il caos di negoziati cui l’Europa ha assistito sbigottita negli ultimi dieci giorni, il default sarà quasi inevitabile. A meno che i greci, nel frattempo, non si ravvedano e non votino con la testa, finalmente». Che si ravvedano e votino con la testa, finalmente. Ma vaffanculo, va. A quando un «Spezzeremo le reni alla Grecia»?
Nei giorni scorsi sul New York Times è uscito uno splendido articolo di Arianna Huffington sulla situazione greca. Tra ricordi della propria famiglia – la Huffington è nata a Atene – e della propria difficile giovinezza e lo sguardo ancorato al presente e a quello che potrebbe accadere, scrive: «Il patto di austerità, con la prevedibile contrazione economica che ne è seguita e che porterà a una stagnazione nel 2013, non può continuare. E come mostrano le elezioni della settimana scorsa, il popolo greco non permetterà che continui; chiedono invece che le cose cambino o attraverso il voto o la violenza nelle strade – o una qualche combinazione delle due cose».
Non è l’analisi di un Nobel dell’economia, come Krugman che dalle stesse pagine da un anno va dicendo le stesse cose sugli effetti dell’austerità in Grecia; e non è neppure l’auspicio di una militante di Occupy Wall Street. Certo, voi direte questa è Arianna Huffington, e quell’altra è Tonia Mastrobuoni. Però, non è solo questo.
È proprio un coro, un coro di pecore del montismo – che è bene dirlo, non è un’invenzione di Monti, ma dei partiti che l’hanno voluto, della politica italiana che l’ha incoronato – che belano contro il capro maledetto. Un coro pronto a indicare persino l’esercizio del voto – certo, il più contraddittorio, ambiguo, complesso dei modi in cui può esercitarsi la partecipazione e la dichiarazione dei cittadini – come un “pericolo” da esorcizzare e congelare.
Il veleno del montismo, cioè del dispotismo delle istituzioni svuotate dalla partecipazione e dal conflitto, in nome dell’emergenza – una sorta di protezione civile della democrazia alla Bertolaso e cricca –, dell’extraparlamentarismo diventato governo, è questo: se i greci votano e rivotano e votano di nuovo, noi invece, che siamo ravveduti e abbiamo la testa sulle spalle, no, noi ce ne restiamo a casuccia nostra, ordinati e disciplinati. Impecoriti.

[foto di myrtopapadopoulos]
Nicotera, 16 maggio 2012

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