Se il dottor Caselli fosse un uomo d’onore

Se il dottor Caselli fosse un uomo d’onore – e noi non ne dubitiamo – dovrebbe essere il primo a rammaricarsi di quanto accaduto in Val di Susa e delle gravi condizioni di Luca Abbà.
Se il dottor Caselli fosse un uomo d’onore – e noi non ne dubitiamo – non dovrebbe lamentarsi sempre che il suo libro sulla giustizia venga accolto da una salve di fischi e strepiti, fa parte delle cose, c’è uno scontro duro in atto. Ha cento strumenti e cento porte spalancate, il dottor Caselli, per propagandare il suo libro e le sue ragioni.
Se il dottor Caselli fosse un uomo d’onore – e noi non ne dubitiamo – dovrebbe dire al dottor Manganelli, capo della polizia, che non ci sono assassini nel movimento dei No Tav, che sbaglia a lanciare allarmi incendiari in questo momento o che farebbe meglio a prenderli gli assassini, invece di evocarli. Il movimento dei No Tav non ha bisogno di assassini, veri o evocati che siano. Come ogni movimento, ha paura degli assassini. Dovrebbe dirgli, al dottor Manganelli che gli uomini e le donne che si battono in Val di Susa sono come Luca Abbà, generosi e incoscienti, ma uomini e donne che si battono a viso aperto e non tramano nell’ombra a preparare agguati. E che non sanno più cosa fare, oltre a infrangersi contro recinti e tralicci e un muro di indifferenza dello Stato. E sono stanchi, stanchi.
Se il dottor Caselli fosse un uomo d’onore – e noi non ne dubitiamo – andrebbe in ospedale dove Luca Abbà è ricoverato e lotta per la vita a portargli il suo riconoscimento di uomo di legge, perché una cosa è sapersi nemici e una cosa è riconoscersi per rispetto, perché noi crediamo che il dottor Caselli dovrebbe portare rispetto agli uomini e le donne che come Luca Abbà si battono in Val di Susa, perché si battono per la democrazia. Fosse pure a prendersi fischi e strepiti, il dottor Caselli dovrebbe proprio andarci lì, al Cto, e chiedere ai medici, preoccupato, di come si evolve il quadro clinico, se Luca è uscito dal coma, se e quando potrà essere dichiarato fuori pericolo. Dovrebbe pure, il dottor Caselli, decidersi a metterli fuori tutti, quelli della Val di Susa, che tornino alle loro case, alle loro città, alla loro gente, a continuare a battersi a viso scoperto come hanno sempre fatto.
Se il dottor Caselli fosse un uomo d’onore – e noi non ne dubitiamo – potrebbe fare molto, in questo momento per Luca Abbà e per gli uomini e le donne come lui in Val di Susa. Potrebbe portare il rispetto d’un nemico.

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