protestors at wall street

Gli uomini dopo i quarant’anni non dovrebbero fare più politica.
Dovrebbero dipingere acquerelli, trovarsi un lavoro, scoprire le gioie del sesso, leggere tutti i libri che non hanno potuto leggere prima, accumulare soldi e investirli, dedicarsi ai propri compagni, ai figli – se li hanno – o riprodursi – se ne hanno voglia –, farsi un cane e portarlo a passeggio intrecciando nuove amicizie, imparare uno strumento musicale, che so, la fisarmonica, il mandolino. Dovrebbero scrivere le proprie memorie se hanno qualcosa di memorabile da raccontare o studiarsi quelle di chi qualcosa di memorabile l’ha fatto davvero.  Dovrebbero fare qualsiasi cosa, meno che la politica.
La politica è una cosa che si fa da giovani, quando sei ancora abbastanza scriteriato da credere che il mondo si possa cambiare davvero, quando hai energia e entusiasmo, quando scopri che quello che fai può spostare le cose, ed era inimmaginabile che quattro sciagurati ci riuscissero contro dinamiche così fantastiche e impalpabili e terribili.
Dopo i quarant’anni, se hai proprio voglia di fare politica, puoi andare alle manifestazioni, portando la tua bandierina o appuntandoti una spilla sul bavero, o impegnarti nel tuo quartiere o nella tua cittadina, perché ci sia una illuminazione migliore o il postino suoni sempre due volte, perché le aiuole dei giardini pubblici vengano curate o non costruiscano quell’ennesimo centro commerciale dove c’era una vecchia fabbrica di laterizi.
La politica è per i giovani, che sono generosi e rischiano di proprio.

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i governi europei non vanno in ferie. le rivolte neppure.

Sarkozy è rientrato precipitosamente dalle ferie, per smentire le voci sul declassamento dei titoli francesi. Aveva già allertato i suoi ministri che si tenessero pronti. Il momento esige fermezza, rapidità, rigore. Carlà pazienterà.
Il governo Berlusconi ha programmato un prossimo Consiglio dei ministri per il 18 agosto. Qualcuno era già in Canada, qualcuno si era prenotato per la Polinesia, qualcuno voleva fare il giro del mondo per il viaggio di nozze. Con quel che costano i viaggi, ma tant’è. C’è da ristrutturare la ristrutturazione della manovra, dice il signor Tremonti, che doveva andare in Cadore coi suoi amici leghisti per le consuete salsicce di cervo, ma ci rinuncia. Fosse per me, io condonerei tutte ste ristrutturazioni della finanziaria. Un frego, e via. Ma il momento esige fermezza, rapidità, rigore. Poche ferie, e semmai dopo.
Il premier Cameron ha interrotto le sue vacanze in Toscana visto che l’Inghilterra stava bruciando. Anche il sindaco di Londra, mister Johnson, ha deciso di rientrare, un po’ a malincuore. Ci hanno messo qualche giorno a capirlo, le rispettive signore recalcitravano, e poteva anche sembrare un segno di debolezza tutta sta fretta, ma poi hanno mostrato piglio e carattere: hanno detto che fermeranno i barbari. Che hanno le immagini di tutti i rioters e andranno a prenderli uno per uno, casa per casa. Il momento esige fermezza, rapidità, rigore.
Quest’estate le vacanze si sono un po’ guastate per i sovrani d’Europa.
Vuoi lo spread, vuoi i saccheggi.
In genere si rimandava tutto all’autunno, che anno dopo anno si minacciava caldo, ma poi tutt’al più arrivava tiepido. Capirai, metti, con il signor Bonanno, con quell’aria da mezzano, hai poco da incendiare di passioni.
Però, quest’anno con l’anticipo della manovra è arrivato pure prima il calore.
La Grecia, l’Inghilterra, l’Italia, la Spagna, erano già scoppiate di rivolta. Ora ricomincia l’Inghilterra, e il secondo round sembra più duro del primo. Basteranno sedicimila poliziotti a tenere Londra sotto controllo?
Quanti poliziotti ci vogliono in Europa per fermare tutte le rivolte?
Che cavolo d’estate.

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