A proposito di Tsipras, Negri e Mezzadra

alexis-tsiprasIl documento di Negri e Mezzadra [Rompere l’incanto neoliberale: Europa, terreno di lotta, lo si può leggere qui] ha creato scandalo o interesse “a sinistra” per quella apertura a Tsipras, e alla sua candidatura a presidente della Commissione europea. Il testo è ben più ricco e articolato – troverò modo di parlarne – di questa opzione, d’altro canto è sciocco fingere sia una cosa buttata lì, tanto per dire qualcosa. Non avendo da un pezzo alcuna pregiudiziale sul voto e acconciandomi, di volta in volta, a decidere un atteggiamento a seconda delle “conseguenze politiche” di opportunità che può significare [ho votato Grillo alle ultime politiche, per quell’effetto di “stallo” che avrebbe comportato piuttosto di una vittoria del Pd che veniva data per certa; ho scelto l’astensionismo alle amministrative di Roma, per quella “fragilità” di cambiamento che Marino sembrava rappresentare] mi sembra stimolante, senza diventi un’ossessione o un’esclusione, discutere di questa “circoscritta questione” – ovvero, quale voto a maggio.
C’è una affermazione iniziale curiosamente sciatta, che funge da premessa concettuale, nel testo di Negri e Mezzadra, ed è la seguente: «È facile prevedere, nella maggior parte dei Paesi interessati, un elevato astensionismo e una significativa affermazione di forze “euroscettiche”». Le due cose – elevato astensionismo e affermazione di forze euroscettiche –, invece, non “combaciano” politicamente: le forze euroscettiche tendono a prosciugare il serbatoio dell’astensionismo, così come, oltre alla rivitalizzazione del proprio elettorato, è a quel serbatoio che guardano le forze più europeizzate. Pensiamo allo scenario italiano: il movimento di Beppe Grillo [classificabile fra gli euroscettici] punta moltissimo alle elezioni di maggio, per ridare patina a un’immagine un po’ offuscata e vi si sta impegnando con dispendio: l’Europa è un cavallo di battaglia del “grillismo” e quindi un’occasione per invertire quella tendenza che ovunque ha visto ridurre quando non dimezzare l’exploit di consenso elettorale raccolto e un altro flop aprirebbe emorragie inarrestabili; Matteo Renzi [classificabile tra gli europeizzati] si gioca parecchio a questa prima prova elettorale, soprattutto nel “controllo” del partito e nell’immagine di un leader nuovo che è capace di vincere, e quindi metterà il Pd ventre a terra a raccogliere voti; lo stesso Berlusconi [non classificabile], che sta cercando di ricostruire una qualche macchina elettorale e assumere toni apocalittici, vorrà dimostrare d’essere l’unico vero interlocutore “a destra”. Insomma, se è vero che in generale le elezioni europee sono abbastanza disertate dagli elettori anche perché le macchine dei partiti le hanno finora considerate di secondo piano, questa inerzia non vale per queste elezioni di maggio. Non saprei dire con dovizia di altri paesi [la Francia o la Germania, a esempio, che pure sembrano divergere, ma mi è difficile credere che il “nuovo patto” tra la Merkel e la Spd venga incrinato dai risultati delle europee], ma per l’Italia le cose stanno così: l’impegno di tutte le forze politiche sarà
considerevole a mobilitare le proprie macchine organizzative e a prosciugare l’astensionismo.
Parafrasando Henry Ford [«Ogni cliente può ottenere una Ford T di qualunque colore desideri, purché sia nero»], io dico subito: «Alle prossime Europee, schieratevi con qualunque partito vi stia a cuore, purché vi asteniate dal voto».
A queste elezioni se l’astensionismo sfonderà il muro del settanta per sento [considerando che a tutte le ultime amministrative è stato superato quello del cinquanta per cento] qualsiasi rappresentanza politica, euroscettica o europeizzata che sia, è dichiaratamente illegittima a rappresentare alcunché in Europa, a decidere in Europa. So bene che qualsiasi sarà la soglia dell’astensionismo, la governance europea proseguirà i propri processi di organizzazione e comando, cercando e trovando punti di equilibrio. Ma politicamente, simbolicamente, la frattura fra bisogni e desideri di Europa, di una qualsivoglia idea nuova d’Europa, e una minoranza che governa [una minoranza sociale, beninteso, non solo partitica] sarà evidente e irreversibile. Lo sarà, non perché i numeri lo mostrano [altre volte i numeri hanno mostrato indifferenza], ma perché i numeri lo mostrerebbero dentro la crescita di una sofferenza sociale e di un desiderio di cambiamento che in altri momenti non ha avuto questi stessi caratteri d’adesso.
Approfondire la crisi politica dell’Europa, di questa Europa – senza il timore dei populismi, dei nazionalismi, che pure sono presenti – mi sembra piuttosto il “compito dell’ora”. La premessa per ingigantire la crisi di questa rappresentanza [che sia sovranazionale, piuttosto che territoriale, non ne modifica gli odiosi meccanismi] e l’irrobustimento dei processi di aggregazione e di costruzione della forza dei movimenti sociali europei.
Con tutto il rispetto per Tsipras, e pure per il testo di Negri e Mezzadra.

Nicotera, 12 gennaio 2014

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Domani la sentenza della Cassazione su Berlusconi. Alcuni scenari su quel che potrà accadere

berlusconi_bandanaI bookmakers di Betaland scommettono sull’assoluzione, che danno solo a 1.25. Chissà, quelli di Betaland magari ci capiscono meglio di tutti sulla “guerra dei vent’anni” tra Berlusconi e le toghe rosse; oppure hanno una dritta su qualche cavallo dopato.
Domani, 30 luglio, la sezione feriale della Corte di Cassazione deciderà se la sentenza della Corte d’Appello che ha condannato Berlusconi a quattro anni, di cui due condonati, per frode fiscale nel processo sui diritti televisivi Mediaset e alla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, abbia seguito i crismi della legge o sia fallata da qualche parte. E per quanto Berlusconi in persona continui a dire che le due cose — giustizia e politica — vadano tenute separate e che non ci sarà alcuna ricaduta sulla tenuta del governo Letta–Alfano, cercando di tenere a bada i più scalmanati tra i suoi, e per quanto questa stessa tesi sia stata fatta propria sia da Letta che da Alfano, l’aleatorietà della situazione, viste anche le fibrillazioni e i continui riposizionamenti dentro il Partito democratico, è invece altissima.
Quali scenari potrebbero quindi aprirsi domani? Proviamo a individuarli.
Primo scenario: la Cassazione decide il rinvio. Sembra che i calcoli fatti dalla Corte d’Appello sulla prescrizione del reato l’1 agosto, cosa che avrebbe giustificato la celerità con cui è stata fissata la Cassazione, siano errati, e in realtà la data vera è verso la fine di settembre. Così, la sezione feriale potrebbe benissimo decidere di lavarsene le mani e lasciare che siano altri a pelare la patata bollente. Ci facciamo tutti l’agosto in santa pace, e poi si vedrà.
Secondo scenario: la Cassazione decide l’annullamento e rimanda tutto in Corte d’Appello. È la soluzione ritenuta più probabile dagli analisti di Betaland, forse perché sono girate voci su una composizione della sezione non proprio ostile di principio a Berlusconi, sia per il relatore che per il presidente, o per l’autorevolezza e la competenza del più recente patrocinatore di Berlusconi, il professor Coppi. Comunque, anche in questo caso, ci facciamo tutti l’agosto in santa pace — a parte il fastidio delle solite frasi sulle sentenze che si rispettano o meno —, e poi [ci sono altri due processi in corso, e lì il ghigliottinismo mediatico dei nostri Savonarola potrà continuare a esercitarsi] si vedrà.
Terzo scenario: la Cassazione conferma la condanna e la pena accessoria. Apriti cielo: a parte lo scassamento di marroni delle bordate del partito di Repubblica e del Fatto, entrambi sostenitori dell’impossibilità di governare con l’indecente satrapo, inizierebbe a andare in fibrillazione il Partito democratico che per ora sta assieme con lo sputo, scaricando proprio sul governo le proprie tensioni interne e le voglie di rivalsa, e facendo da specchio ai sacerdoti dell’intoccabilità di Berlusconi dentro il PdL. Dato che la sentenza della Cassazione non è un automatismo, il Senato [Berlusconi è senatore] dovrebbe ratificarla con un voto. Eugenio Scalfari ha già detto che è una formalità, nel senso che è sempre accaduto che il Senato abbia detto di sì. In realtà, sarebbe tutt’altro che una formalità: tutto il Pd voterebbe compatto per l’espulsione di Berlusconi dal parlamento? Anche i “governisti”? Anche i renziani, che vedrebbero travolta dall’accelerazione la possibilità di costruire la leadership del sindaco di Firenze? E sotto il tiro a palle incatenate di Grillo che potrebbe così additare — prova provata — della sostanziale intercambiabilità tra PdL e Pdmenoelle basterà lo scrutinio segreto a salvaguardare la faccia dei “traditori” — saranno più dei 101 che affossarono Prodi o meno? Da tempo si lavora al piano B, cioè alla costruzione di una maggioranza diversa dall’attuale senza andare a elezioni anticipate. Ammesso che ci starebbero quei pochi fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle, che così potrebbero finalmente darsi un tono e non passare per quelli che soltanto non vogliono scucire i soldini, basterebbero quei voti? E Napolitano accetterebbe, o farebbe il clamoroso gesto di dimettersi lui stesso? E chi sarebbe il premier incaricato, dando per scontato che Letta si sottrarrebbe? E Scelta civica ci starebbe? O Napolitano solleciterebbe, con la mano sinistra, una domanda di grazia — benché abbia tacciato le voci di “analfabetismo istituzionale” — presentata dal ministro di Grazia e giustizia, per firmarla con la destra? Beh, chi si diverte e si accalora e ci campa per queste cose qua, il teatrino della politica e dei talk show — Bruno Vespa, per dire, ha già allestito la sua puntata flessibile —, non può che augurarsi questo scenario.
Quarto scenario: la Cassazione conferma la condanna e Berlusconi si presenta a San Vittore, accompagnato dall’avvocato Ghedini. Chi ha a cuore la condizione delle carceri in Italia non può invece che augurarsi questa situazione, benché davvero il carcere non si auguri a nessuno. Berlusconi, a parte un sicuro, benché ridotto nel tempo, miglioramento delle condizioni di vita e degli agenti penitenziari e dei detenuti, e d’estate ce ne sarebbe proprio un gran bisogno — che so, comperare di tasca propria condizionatori per tutte le celle, anche di isolamento, e far distribuire frutta fresca a volontà e gelati alla crema —, potrebbe diventare la voce dell’universo penitenziario, battersi per delle riforme reali, raccogliere le firme per qualche referendum dei radicali, magari organizzare una fuga, con gli elicotteri e i motoscafi — Bruno Vespa, per dire, potrebbe allestire uno dei suoi plastici in studio —, oppure una rivolta e salire sui tetti con la bandana sul volto invece che sulla calvizie. Uau, che figata, è già un copione scritto per una prossima fiction sui canali Mediaset.
Ah, dimenticavo, quelli di Betaland danno la condanna a 2.89: non è molto ma qualche euro lo si può scommettere. Voi su cosa scommettete?

Nicotera, 29 luglio 2013

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