Roma, incidente metro: Cinquestelle contro Marino, disgustosi.

lombardi_marinoIgnazio Marino non può fare come Varoufakis, che ha tenuto botta, ha tenuto ha tenuto, e pressioni di qua e pressioni di là, poi a un certo punto ha preso cappello e se n’è andato. E tutti in piedi, standing ovation, per il gran gesto. E quanto è bravo Varoufakis, e quanto è bello.
Ignazio Marino non se ne può andare. Deve convivere con la sua sfiga di persona insignificante, al di sotto di qualunque situazione pubblica, fosse pure una riunione di condominio. Come chirurgo sarà pure un luminare – che ne capisco io – ma come politico è una ciofeca. Sarà pure stato baciato da una qualche dea e di certo solo gli dei, nelle vesti di quel pozzo di scienza politica che è diventato il gruppo dirigente del Pd romano, potevano giostrare le cose perché divenisse sindaco di Roma. Ripetete con me: Sindaco di Roma. Mica Forlimpopoli o Petralia Sottana. Roma, caput mundi, ti consegna le chiavi della città eterna. Da Cicerone a Ignazio Marino, ecco, per capirci. Ignazio Marino è il sindaco sbagliato al momento sbagliato, quando la caput mundi è una città che se ci vivi pensi che sarebbe meglio stare a Petralia Sottana o a Forlimpopoli.
Ignazio Marino rimane imbullonato al suo posto. La commissione d’accesso voluta dall’ex prefetto Pecoraro lo prende a schiaffi? Lui prende il colpo, va un po’ di lato, poi ritorna al suo posto. Il procuratore di Roma, Pignatone, dice che in fondo, sì, lo si può salvare, gli si può concedere la grazia, che male non fa? Lui traballa un po’, poi torna al suo posto. Il prefetto Gabrielli dice che la commissione d’accesso non ha tutti i torti però in fondo bisogna pure separare quelli di prima, gli Alemanni, da quelli di dopo, i Marini: non che i Marini abbiano fatto chissache per contrastare l’illegalità e il malaffare, ma almeno non andavano a letto la sera e non si alzavano la mattina facendo i conti tra brioche e cappuccino delle piotte che dovevano chiedere o di quanto gli spettava per questo o quell’appalto. Ordinaria amministrazione, dice Gabrielli, hanno fatto solo regolare ordinaria amministrazione. Un altro pugno al volto. Lui, il capo dei Marini, prende il colpo, si piega di lato, ritorna al suo posto. È di gomma, Marino. Sa solo incassare. Però fesso non è. Forse ha capito che dopo di lui, il diluvio. E che questa cosa si può mettere a frutto, perché nessuno lo vuole, il diluvio.
Il diluvio si presenterebbe nella forma politica del Movimento 5Stelle. Almeno così dicono i sondaggi. Ora, dei sondaggi ti puoi fidare come di tua suocera – nel senso che il principio da adottare è che se lei dice bianco, tu fai nero e vai sul sicuro. Gli unici che ci credono sono i politici – che devono avere delle suocere arcigne assai. E si cacano sotto.
Ora, i sondaggi dicono che il Movimento 5Stelle potrebbe fare i botti a Roma, se si votasse, metti, tra un mese. Ormai, lo sapete, le elezioni sono un affare di eletti. Noi, gli schiavi, gli iloti, a votare non ci andiamo da un pezzo. Noi siamo ormai il cinquanta per cento della popolazione, uno su due. Loro, però, votano e si dividono la rappresentanza politica come nulla fosse. Anzi, di più. Tanto, Renzi docet, le elezioni sono solo un allegato della democrazia, meglio non aprirlo, hai visto ci fosse un qualche virus.
Ferruccio de Bortoli – sì, lui, l’ex direttore del «Corriere della Sera» –, ha detto pochi giorni or sono, che si è ricreduto, che in effetti il Movimento 5Stelle non è il diavolo, e che si sono consolidati, e che stanno pure formando una classe dirigente. È difficile capire a chi si riferisse, de Bortoli, se a Di Maio, che fa la statuina del meravigliato della grotta nel presepe e parla pochissimo perché gli hanno spiegato che così sembra avere delle idee intelligenti celate, o all’eurodeputato Zullo, che ha promesso di portare a Bruxelles il “problema delle scie chimiche”, o a Di Battista che se ne uscì con una stringata analisi sulla Nigeria – controllata al sessanta per cento da Boko Haram, il resto era Ebola – e che ha vinto il premio del «New York Times» come la più cretina delle cretinerie del mondo dette in un luogo istituzionale. Beh, de Bortoli sul «New York Times» non l’hanno mai citato, è vero.
Forse pensava a Roberta Lombardi, da Orbetello. Roberta Lombardi è quella sciatta signora che ci tenne tutti con il fiato sospeso perché non trovava gli scontrini da rendicontare al suo movimento politico, dopo le elezioni che l’avevano portata alla Camera e l’investitura da capogruppo. Mentre tutto intorno il mondo politico italiano crollava, lei e il suo sodale, Crimi, dicevano stupidaggini come fossero al Truman Show. Come fossero signorine da “Non è la Rai” con l’auricolare in diretta con Boncompagni-Grillo che li pilotava. Muovete il culo di qua, ancheggiate di là. Eccoli, “i cittadini” al potere, eccoli i sans culottes che hanno preso la Bastiglia, eccoli quelli che sovvertiranno l’andazzo. Da pendersi a schiaffi. Da mordersi la lingua. Da chiudersi in casa con le tapparelle abbassate e non voler vedere nessuno per un mese.
La signora Lombardi però non demorde. Lei è grillina perinde ac cadaver, come suggeriva sant’Ignazio da Loyola per i gesuiti, obbedienza docile. Il suo sant’Ignazio è Beppe Grillo. D’altronde per una che passa da 199 – in lettere, centonovantanove – voti presi alle elezioni comunali di Roma, con la Lista civica Amici di Grillo, alla Camera solo smanettando qualche click nella “R-E-T-E”, un certo grado di riconoscenza dovrà pure esserci. Di suo, ci mette l’attitudine a mozzicare.
Ieri, ne ha dato triste prova. Dopo l’incidente alla metro di Furio Camillo in cui ha perso la vita un bambino di quattro anni ha scritto il seguente status sulla sua pagina facebook: «Un bimbo muore precipitando nella tromba dell’ascensore della metro a Roma. È un evento che non può accadere. Chi manutiene l’impianto, chi fece il collaudo? La Roma di Marino, reduce da quella di Alemanno, è degna del terzo mondo».
Ora, tu puoi dire quello che vuoi contro Marino e forse non vai lontano dal bersaglio. Però, che c’entra un incidente drammatico – accaduto peraltro per provare a “porre rimedio” a una situazione che stava diventando intollerabile, violando alcune regole di sicurezza per allentare la tensione, e di cui sono stati immediatamente individuati “i responsabili” – con il sindaco Marino? Marino è responsabile della morte di Marco? È questo che si vuol dire? Come l’avesse lasciato lui quel maledetto spazio tra gli ascensori in cui è caduto Marco? È questa la “battaglia politica” dei cittadini 5Stelle per raddrizzare Roma e restituirla al suo splendore?
Per dirla tutta, non me ne frega niente della signora Lombardi e del suo prognatismo politico. Il suo “pensiero” su facebook ha ricevuto una valanga di insulti. Ha ricevuto – e questo mi frega – però anche un eguale consenso.
E il solo pensiero che ci sia un pugno di perditempo che mimano e pensano le parole della Lombardi, mi inquieta. Saranno questi che la voteranno quando si presenterà alle prossime comunali? Riuscirà a raggiungere i 200 – in lettere, duecento – voti la prossima volta, a forza di pensierini su facebook?

Nicotera, 10 luglio 2015

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Ricordate Porto Alegre e i Social forum? Ora li fa papa Francesco.

bergoglio_visita_sudamerica«In tempi immemorabili si eressero montagne, si mossero fiumi, si formarono laghi. La nostra Amazzonia, il nostro chaco, il nostro altopiano e le nostre pianure e valli si coprirono di verde e di fiori. Popolammo questa sacra Madre Terra con visi differenti, e comprendemmo sin da allora la pluralità vigente in tutte le cose e la nostra diversità come esseri e culture. Così abbiamo formato i nostri popoli, e non comprendemmo mai il razzismo fino a quando non lo abbiamo sofferto dai funesti tempi della colonia». È il Preambolo alla Nuova Costituzione Boliviana, approvata nel 2008.
Lo ha citato papa Francesco, rivolgendosi a Evo Morales, primo presidente indio della Bolivia, e al popolo boliviano. Il papa, in questo viaggio tra Ecuador, Bolivia e Paraguay, si è potuto fermare a La Paz solo poche ore: l’altitudine – la capitale boliviana è a 3650 metri sul livello del mare – gli avrebbe causato difficoltà alla respirazione, visto che ha mezzo polmone in meno per un’infezione di tanti anni fa. E poi doveva arrivare a Santa Cruz, altra città della Bolivia, dove si è tenuto, tra il 7 e il 9 luglio, il Secondo incontro mondiale dei Movimenti popolari. L’anno scorso si sono incontrati a Roma, a ottobre. C’era anche Morales, e ci sarà anche quest’anno, come capo del cartello dei “cocaleros,” i raccoglitori di coca.
Lo ha voluto papa Francesco questo incontro, che in pratica è la prosecuzione dei Social forum nati a Porto Alegre: l’anno scorso c’erano tutti, da Banca Etica ai Sem Terra, gli Indignados e quelli di Democracia real Ya spagnoli, la Caritas internationalis e Via Campesina, il sindacato brasiliano Cut e lo United Steelworkers degli Stati uniti. E i greci e centri sociali italiani. E i cartoneros argentini, i raccoglitori di cartone, e le empresas recuperadas che hanno permesso a molta gente di sopravvivere con il riciclaggio di ogni cosa alla terribile crisi di Buenos Aires – Bergoglio ci tenne molto alla loro presenza. Sono un centinaio di sigle da tutto il mondo.
L’incontro è stato aperto dal cardinale Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, che rivolgendosi ai rappresentanti dei movimenti ha usato espressioni nette: «La Chiesa riconosce, valuta e promuove queste espressioni popolari. La Chiesa desidera promuovere con voi nuovi stili che pongano la dignità delle persone avanti al consumo sfrenato. La Chiesa vi accompagna nella preoccupazione per le vostre lotte e per i doni della nazione». I movimenti consegneranno al papa un documento, perché se ne faccia interprete. Può sorprendere questa “sponda” offerta dalla chiesa ai movimenti sociali, come d’altronde la disponibilità dei movimenti, però le cose vanno cambiando in fretta. Non sono tanto le battute di papa Francesco – Gesù è stato il primo comunista della storia, Non sono mai stato trotzkista, ma ho molti amici trotzkisti.
Il fatto è che su temi quali la lotta al “land grabbing” – l’acquisto di enormi appezzamenti di terre destinati a culture intensive in genere di biocarburanti – o la destinazione universale dei beni, rappresentato dalle moltissime organizzazioni impegnate nella difesa delle sovranità alimentare dei popoli in tutti i continenti, le comunità indigene, o il coordinamento delle donne rurale di moltissimi Paesi, o delle organizzazioni che curano l’accesso al credito contro le regole delle grandi banche, ecco, su queste cose Bergoglio c’è. E la chiesa latino-americana c’è stata sempre.
Ieri, lungo il percorso dall’aeroporto alla capitale boliviana, il papa si è fermato un momento con la sua papamobile. Si è fermato nel luogo dove nel 1980 fu ritrovato il cadavere, torturato, massacrato, di padre Luis Espinal Camps, un gesuita come lui. Padre Espinal, nato in Spagna nel 1932, fu missionario in Bolivia dal 1968. Cineasta, speaker radiofonico, lavorò al fianco dei minatori e dei poveri per la promozione dei diritti umani e in difesa della democrazia. Nel 1977 partecipò a uno sciopero della fame di 19 giorni per chiedere libertà e democrazia per la Bolivia. Il regime di Hugo Banzer Suarez e Luis Garcia Meza gliela giurò. La sera del 20 marzo 1980 padre Espinal fu rapito dai paramilitari. Il suo corpo venne rinvenuto all’ottavo chilometro della strada per Chacaltaya, lungo il fiume Choqueyapu, proprio nel punto un cui la papamobile con a bordo Francesco si è fermata ieri sera per onorare la memoria del suo confratello. «Ricordiamo qui un nostro fratello vittima di interessi, di quelli che lo hanno ucciso e che non credevano che lottava per la libertà della Bolivia, lui credeva nel Vangelo, e il Vangelo ha onorato». Così ha detto Francesco.
Evo Morales gli ha donato un crocefisso fatto da padre Espinal – Gesù è inchiodato al manico di un martello e una falce ne incorona testa. E gli ha donato anche una placca con lo stesso simbolo che è in realtà un’onorificenza che viene consegnata in Bolivia a chi si batte dalla parte dei poveri. Non so come l’abbia presa Francesco.
Le cose cambiano in fretta in Sudamerica. Frei Betto, il sacerdote domenicano brasiliano che è stato uno dei leader della teologia dalla liberazione, uno davvero sorprendente – che so, è convinto che bisogna riabilitare Giordano Bruno –, l’anno scorso, in occasione del Primo incontro mondiale dei movimenti disse che «per la prima volta nella storia della Chiesa, il papa cambia interlocutori e ascolta coloro che veramente rappresentano i poveri». Poi, si è tolto un sassolino dalla scarpa: Frei Betto ricorda che l’unico precedente era stato un incontro di Karol Wojtyla nel 1980 durante il primo viaggio in Brasile nella cappella del Collegio Santo Americo a San Paolo con alcuni sindacalisti, tra cui Lula, ma – aggiunge – «si trattò di un incontro protocollare».
Stavolta, il viaggio di Bergoglio non è protocollare. Le cose stanno cambiando in fretta.

Nicotera, 9 luglio 2015

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