è in libreria il mio “senza”.

«L’avrebbero vestita le sue nipoti. Io diedi loro l’abito che aveva comprato da poco e una camicia di percalle. L’abito era rosa antico e smanicato. E Paola non girava mai a braccia nude, le sembrava poco elegante». 
Comincia così questo romanzo, con poche misurate parole che segnano l’ingresso di un uomo nel tempo che segue alla scomparsa della persona amata. E il tempo che segue è un elenco di luoghi, oggetti, libri, episodi. È il tempo della mancanza e della memoria, e procede per scarti, per oscillazioni. Da una parte, il resoconto del presente, tracciato con grande pudore, ma senza fingimenti; dall’altra, i ricordi di una vita trascorsa insieme e l’eco del passato prossimo: la scoperta della malattia, le cure, gli interventi, le veglie sulle poltrone con una coperta addosso. Senza è il racconto di un amore a cui è stata negata la possibilità di invecchiare
Una lettera postuma, ma anche un’agenda del vuoto, lo stupore dei posti che sopravvivono, l’insofferenza per l’egoismo che si annida persino nel dolore. E, infine, un apprendistato della solitudine, in un mondo improvvisamente desertificato, dove tuttavia, attraverso la scrittura, l’amore sopravvive anche nell’assenza.

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