Nancy Pelosi, la Lady di ferro dei Dem americani.

«When she speaks you would think it was singin’ / Just hear her say hello / I swear to goodness you can’t resist her» – sussurrava così Frank Sinatra, la sua Nancy: quando parla, ti sembra di sentirla cantare, non puoi resisterle. Chissà se anche a loro, ai deputati repubblicani è sembrato sentirla cantare, quest’altra Nancy, quando ha intimato: «Ribellatevi, smettetela di essere ostaggio di Donald Trump».
Pelosi has Trump on the ropes – titola il «Washington Post»: Pelosi ha messo Trump alle corde. E è vero, lo ha stretto all’angolo: e chi poteva crederci che qualcuno riuscisse a fermare quel bullaccio del presidente? Dice Michael D’Antonio, autore di The Truth about Trump: «Trump attacca per demascolinizzare gli uomini e è convinto che funziona, e sa come tentare di far vergognare le donne per il loro aspetto, ma non ha un’arma utile nella relazione con Nancy Pelosi. Non le ha ancora dato un soprannome (la chiama solo Nancy), deve ancora criticare il suo aspetto e credo che sappia che sarebbe molto rischioso per lui. Quindi penso che sia bloccato in un modo che mai è accaduto». Trump flummoxed, titola il «New York Times», Trump incartato, tradurrei. Lei sinora l’ha decritto così: A temper tantrum, un temperamento capriccioso. «Sono madre di cinque figli e nonna di nove, conosco i capricci, quando ne vedo uno». Certo, è possibile che Trump raccatti la cifra necessaria per il “suo” muro grattando dollari da questo o quel budget, e vinca ai punti, ma finora i round sono andati tutti alla “tosta ragazza italo-americana”.
Nasce D’Alesandro, Nancy Pelosi, a Baltimora, Maryland, nel 1940, da Annunciata Lombardi e Thomas D’Alessandro, famiglie provenienti dal Molise e dall’Abruzzo. Era il padre – Big Tommy, lo chiamarono al Congresso – che aveva la politica nel sangue: democratico da sempre, arriva fino alla Camera dei rappresentanti alle elezioni del 1938 – con Franklin Delano Roosevelt presidente – e ci rimane fino al 1947, quando diventa sindaco della sua città. In quell’anno, Nancy sgambettava dietro al padre e alla sua campagna elettorale – lui le cantava Frank Sinatra: «She takes the winter and she makes it summer – acchiappa l’inverno e lo fa estate». Studia in un collegio cattolicissimo della sua città, va all’università a Washington (beh, per la verità voleva farsi prete, da piccola, ma la madre la convinse che non era proprio possibile), conosce Paul Pelosi, si sposano e si trasferiscono in California: lei sta a casa – famiglia grande, tanti figli, cinque in sei anni, e cinque erano i suoi fratelli – lui fa i soldi. Certo, la politica in una famiglia come la sua è come l’aria che respiri: anche un fratello divenne sindaco di Baltimora, un altro era nelle istituzioni in California; e lei, da piccola, ricordava qualche anno fa una sua amica d’infanzia, Marianne Campanella, in un’intervista al «New York Times», rispondeva alle telefonate a casa – otto linee – a smistare le richieste per il padre o arrivavano i consiglieri e magari venivano ricevuti nel soggiorno, dove troneggiava il ritratto di Franklin Delano Roosevelt, e lei stava vicino Big Tommy e imparava come si ascoltava, come si poteva mediare con quello che veniva richiesto. Essere democratici è anche qualcosa più che uno schieramento: nel 1961, Big Tommy presenta tutte le sue Nancy, Big Nancy e Little Nancy, a John Fitzgerald Kennedy il giorno del suo giuramento – entrambe avevano fatto campagna elettorale per lui. Anche la madre era una figura importante, “the Big Nancy”: organizzatrice di club femminili democratici, capace di mobilitare per campagne elettorali o di opinione. Aveva, Annunciata Lombardi, anche registrato una sua invenzione, una specie di marchingegno da cui usciva del vapore per la pulizia del viso, ma il padre non ne volle sapere di aiutare un’inclinazione imprenditoriale. Forse, questa storia sarà rimasta, nella formazione della “piccola Nancy”. Ma come racconta Rita Meyer, sua compagna di stanza al college e sua amica: «We missed the burning bra, we missed the marijuana / ci siamo perse i falò dei reggiseni, ci siamo perse la marijuana» – a quel tempo Nancy era già sposata.
La cosa che sorprende, per la terza carica del paese più potente del mondo dopo la presidenza e per la donna più potente, in questo momento, nella nazione più potente del mondo, è che fino ai 47 anni, Nancy Pelosi, nata in una grande famiglia politica non si fosse mai direttamente impegnata in politica. È quando i figli sono ormai grandicelli che inizia a dare il suo tempo alla politica. Beh, per la verità non è proprio così: anche quando era una giovane madre – ricorda una sua vecchia amica – spingeva il passeggino e distribuiva i volantini per i candidati democratici e diceva che avrebbe messo i suoi figli in una catena di montaggio, che uno avrebbe imbustato e un altro avrebbe sigillato e un altro avrebbe stampigliato e insomma tutti avrebbero lavorato per spedire i volantini democratici. Nel 1987, Sala Burton la chiama al letto d’ospedale. Sala Burton era la moglie di Phillip Burton, deputato per i Democratici da San Francisco, che era morto improvvisamente per un aneurisma nel 1983. Alle elezioni suppletive Sala Burton prese il suo seggio: venne rieletta anche nel 1986. Ma si ammalò per un cancro. Così, chiamò la sua amica del cuore e compagna di iniziative politiche per i Dem, Nancy Pelosi, e le fece promettere che avrebbe corso per il suo seggio quando lei sarebbe morta. È quello che accadde: da allora, Nancy Pelosi è stata rieletta, ogni due anni, per il Quinto distretto (che corrisponde al centro) di San Francisco.
Una volta al Congresso, fu in grado di farsi strada sola. Fece importanti battaglie per aumentare egli investimenti per contrastare la diffusione dell’HIV e dopo l’11 settembre guidò l’opposizione contro l’intervento militare americano in Iraq. Nel 2007, venne eletta Speaker della Camera dei Rappresentanti, la prima donna nella storia. «I’m particularly proud to be a woman speaker of the House of this Congress which marks the one hundredth year of women having the right to vote / Sono orgogliosa di assumere quest’incarico, cento anni dopo la conquista del diritto di voto per le donne». Con Obama, ebbe un ruolo per una legge che permette ai gay di dichiararsi apertamente e servire nell’esercito; si attivò per tutte le misure necessarie riguardo il climate change; c’è anche il suo impegno nella riforma del sistema bancario e nel salvataggio dell’economia americana dopo la crisi del 2008; ma il suo impegno maggiore fu per l’Affordable Care Act, il piano di Obama per la sanità nazionale: non c’era un solo repubblicano disposto a firmare per quella legge e occorreva perciò tenere una “presa” ferma sui rappresentanti democratici, e quello fu il banco di prova per la sua capacità di controllo sugli eletti del partito.
Non c’è da stupirsi se i Repubblicani la odiano. Nelle ultime elezioni, 150mila inserzioni pubblicitarie in video o radio pagate dai Repubblicani erano contro di lei, dal tono: se votate democratico voterete per lei. Quando non era più Speaker della Camera e il suo ruolo era quello di leader della minoranza, i giornali sembravano poco interessati alle sue battaglie politiche, e parlavano più del suo abbigliamento o del suo sweet tooth, la sua “debolezza” per la cioccolata: «She loves chocolate. She is fueled by dark chocolate. She likes to eat chocolate ice cream for breakfast». Ma Nancy è un tipo tosto. Dice Martin Frost, che aveva corso contro di lei per il ruolo di leader della minoranza dem e ebbe modo perciò di vederla lavorare: «È la versione liberal di Margaret Thatcher. Sa quello che vuole, e sa come ottenerlo».
Più semplicemente, lei dice di sé di essere “reptilian”, un animale a sangue freddo – capace, cioè, di essere pragmatica, quando è necessario. Di sicuro, è il rappresentante dem in grado di raccogliere più fondi e sa come distribuirli, per vincere. E di certo, sweet tooth è qui per vincere. Forse, è questo che intendeva la figlia, quando in una recente intervista ha detto che «potrebbe tagliarti la testa e tu chiederti se per caso stai sanguinando».
Oggi, Nancy Pelosi, a 78 anni suonati, è la darling del Partito democratico. È lei il volto dell’opposizione a Trump. In una intervista a Nbc alla vigilia della sua elezione ha detto: «Non dovremmo fare l’impeachment per motivi politici ma non dovremmo evitare l’impeachment per motivi politici».
Fossi in Trump, mi preoccuperei.

Torino, 25 gennaio 2019.
pubblicato su “il dubbio”, quotidiano del 26 gennaio 2019.

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