Un gay a comando dell’esercito americano

Ora speriamo che la politically correctness non si metta a sbiancare le battute di Full Metal Jacket. Quelle, per dire, del sergente Hartman con la nuova recluta Cowboy, quelle che suonavano così:
«Sergente Hartman: Da dove cazzo vieni, soldato?
Recluta: Signore, Texas, signore!
Sergente Hartman: Strano, io ho sempre saputo che nel Texas ci nascono solo tori e checche. Soldato Cowboy, tu l’aria del toro non ce l’hai neanche un po’, e quindi il cerchio si restringe. Tu succhi i cazzi?
Recluta: Signorno, signore!
Sergente Hartman: Ci soffi dentro per gonfiarli?
Recluta: Signorno, signore!
Sergente Hartman: Io scommetto che tu sei uno di quegli ingrati che lo mette in culo a qualche poveraccio senza usargli la cortesia di menarglielo davanti per sdebitarti. Ti terrò d’occhio!»
Ora, intendo, ora che su Eric Fanning, gay apertamente dichiarato, il Senato si è finalmente espresso positivamente per la nomina fatta dal presidente Obama: Fanning è la prima “checca” che comanderà i soldati dell’esercito gli Stati uniti d’America. Parliamo di quasi cinquecentomila “ragazzi”. Ha altri primati, Fanning: nell’aprile del 2013 era diventato il primo “succhiacazzi” a ricoprire il ruolo di sottosegretario all’Air Force, in realtà per diversi mesi facendo le veci di segretario perché la nomina del deputato Deborah Lee James a questo incarico era bloccata al Congresso; era stato il primo “frocio” messo a capo dei servizi dal 2009 al 2013 della Marina, e nel 2015, per alcuni mesi, era stato il primo “piglianculo” a capo dello staff del Segretario alla Difesa, Ash Carter. Peraltro, a lui era capitato lo stesso destino del deputato Lee James: la sua nomina, decisa da Obama otto mesi fa era bloccata dal senatore del Kansas, Pat Roberts, in disputa con il presidente riguardo la possibilità di spostare i detenuti del carcere di Guantanamo – che finalmente, come promesso, verrà chiuso – a Fort Leavenworth, Kansas. Quando dal Pentagono sono arrivate assicurazioni a Roberts che nessun detenuto a Guantanamo verrà trasferito in Kansas o in altre prigioni militari sul territorio degli Stati uniti, il senatore ha fatto immediatamente due cose: ha levato il suo veto alla nomina di Fanning e è stato il primo a congratularsi, anche come veterano, avendo servito nella Marina, con lui, riconoscendogli competenza, serietà, rigore, e rivolgendogli un saluto in un breve discorso che stava tenendo all’Accademia di West Point, il fiore all’occhiello della formazione militare nell’esercito americano. Le cose cambiano. Lentamente, certo.
Fino a cinque anni fa – la legge è stata ufficialmente abrogata il 20 settembre 2011, per decreto dell’amministrazione Obama – vigeva ancora la regola del “Don’t ask, don’t tell”, non chiedere, non dire. Una roba alla Ponzio Pilato. La legge, varata da Clinton, avrebbe dovuto impedire di discriminare in base agli orientamenti sessuali, o anche di farne motivo di persecuzione, e liberava dall’obbligo di dichiararsi, ma la sua formulazione lasciava margini di interpretazione e abuso: più di diecimila omosessuali furono costretti, durante il periodo di applicazione della legge, dal 1993, a lasciare il servizio militare. Si era provato a introdurre un correttivo, formulandolo infine così: “Don’t ask, don’t tell, don’t harass, don’t pursue” – non molestare, non perseguitare. Nel 2010, in un’audizione davanti alla commissione del Senato degli Stati Uniti che doveva decidere l’ammissione degli omosessuali dichiarati all’arruolamento nelle forze armate, il generale americano in pensione John Sheehan, che aveva un petto di medaglie largo così, essendo stato di comando dal Vietnam alla prima guerra del Golfo, espresse la sua decisa contrarietà. Disse che nel 1995 a Srebrenica, quando ci fu il massacro di più di ottomila bosniaci per mano dei serbi guidati dal macellaio Mladic, la colpa di tutto era stata la dichiarata omosessualità di numerosi soldati del contingente olandese dell’Onu. A quei froci era mancata la virilità e la mascolinità necessarie per difendere la città. Questo aveva detto l’eroico generale in pensione Sheehan. Le cose cambiano. Lentamente, certo.
In Israele, le cose sono cambiate da un pezzo. La leggendaria unità 8200 – che è il reparto cibernetico, quello che recluta hacker e inventori di programmi e software per attaccare il nucleare iraniano o sovietico o cinese, quello da cui sono usciti moltissimi manager che sono andati a lanciare start up fantastiche (per dire: l’Fbi si è rivolta a una società israeliana per aprire i codici dei telefoni Apple dei terroristi della strage di San Bernardino che la società californiana non aveva alcuna intenzione di rivelare) – ne fa di tutti i colori. Per la festa di Purim, una sorta di carnevale ebraico, i ragazzi hanno tolto la divisa e indossato parrucche, tacchi a spillo, minigonne per partecipare a un concorso di bellezza en travesti e eleggere Miss 8200. Le forze armate israeliane hanno cancellato nel 1993 la norma che espelleva dall’esercito chi si dichiarava apertamente omosessuale.
Intanto, Eric Fanning, dopo la nomina ha twittato: Let’s get to work. And #BeatNavy! – Mettiamoci al lavoro. E rompiamo le ossa alla Marina. Puro stile bulli e pupe.

Roma, 18 maggio 2016
pubblicato su “il dubbio” quotidiano del 19 maggio 2016
foto da U.S. Army

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