Siamo a Idomeni. Dietro il filo spinato, c’è una donna. Di qua, invece uomini in divisa, caschi, protezioni. Lei è di una bellezza sfolgorante. Ha una busta di plastica nera addosso, un cappellaccio e una sciarpa di lana intrisa di pioggia, e dei panni stesi a asciugare sono la sua coreografia. Non ha rinunciato però a curare le sopracciglia, passare la matita intorno gli occhi e mettere un’ombra di rossetto. Per onorare la sua dignità. Si può essere profughi, si può fuggire da una guerra, si può essere respinti alle frontiere, si può non sapere drammaticamente cosa accadrà domani, ma un po’ di rossetto non lo si deve negare a se stesse. Quella bellezza, la si può respingere, la si può ignorare, la si può calpestare, ma vincerà. La bellezza ha sempre conquistato il mondo. Lei lo sa, d’istinto. Per questo, a Idomeni ci si può mettere il rossetto, sfidando dritti negli occhi le guardie.
Se il mondo è buio, pensano quelli con i caschi di guerra, quelli con le cinture che esplodono, quelli che predicano morte da ogni dove, se il mondo è buio, si perderà la bellezza, nessuno vi penserà, governerà la paura. La bellezza è il contrario esatto della paura. Poi, basta uno sguardo, la forza di una dignità, di un gesto impensabile.
Cos’altro è, la luce?
(foto Ap, fonte: la repubblica.it)