Le sofferenze del denaro, e le nostre.

euro_moneyDi recente, per via degli scandali legati alla Banca Etruria e collegate ma anche per i provvedimenti del governo, per il progetto di una bad bank dove stipare le crepe di alcune banche italiane restituendole rinate – come dopo un passaggio in una spa, un centro wellness – per riprendere l’operatività sul territorio, e per le polemiche in Europa relative al bail in, al salvataggio ipotizzato dal ministro Padoan e che non sembra corrispondere ai criteri di Bruxelles, sono diventati di uso più comune alcuni termini che avevano un carattere specialistico, da chi è addentro le cose. L’attenzione e la curiosità generale si è soprattutto rivolta ai risparmiatori e alle loro sofferenze, cioè a coloro che avevano dato i propri denari alle banche per averne degli interessi e che sono rimasti intrappolati in meccanismi complicati e di difficile decifrazione. Ma ci sono anche quelli che con le banche sono in debito, quelli a cui le banche hanno dato credito. È questo, sembra il punto debole delle banche italiane: hanno dato via troppi soldi e non sono in grado di riaverli indietro.
In realtà, la terminologia riferita alle difficoltà del credito è fatta di parole di immediata comprensione, proprio mentre diventano ormai sempre più misteriosi i pacchetti di investimento con i quali le banche attirano i risparmi dei propri clienti, promettendo guadagni incredibili. Accade cioè che per un verso la narrazione del denaro futuribile sia favolosa – proprio come se i denari crescessero sugli alberi – declinata in affabulazione incantatrice, e per l’altro il rendiconto del denaro che sfuma, evapora, si smarrisce, muore abbia i caratteri del racconto del dolore, della malattia, della sofferenza, sia cioè crudo e naturalista. In questo doppio registro narrativo sta da sempre il fascino del denaro, che è cosa reale, quantificabile, affanno e godimento, dove le differenze di accumulazione e scarsità rendono gli uomini diseguali, ma anche segno virtuale, incommensurabile, speranza e sogno, favola dove ci si può illudere di essere uguali, di avere le medesime chance, di poter sgomitare per farsi largo nella ricchezza. Il denaro è il grande reportage dei nostri giorni. Forse, il grande romanzo del nostro tempo, delle nostre vite.
Un «credito in sofferenza» è quel credito la cui riscossione non è più certa. Cosa sarà successo nel frattempo, cosa è accaduto a chi ha chiesto quel credito per un’iniziativa imprenditoriale, per l’acquisto di una casa, per comprare il mobilio e gli elettrodomestici alla figlia che si sposava o per una qualunque altra cosa? La sua azienda è fallita, le commesse sono diminuite perché si è trovato più conveniente rivolgersi altrove, magari all’estero con prezzi da dumping, o la qualità dei prodotti si faceva via via più scadente perché il controllo della produzione era meno oculato – d’altronde con i pensieri che hai – oppure si cercava di ridurre i costi del lavoro per restare competitivi? L’appartamento comprato si è rivelato un grave errore, al di sopra dei propri mezzi, il costo della rata di mutuo è troppo alto – ora che l’attività va diminuendo – e poi i lavori di ristrutturazione sono lievitati, anche se hai fatto mettere il parquet da una squadra di polacchi che lavorano in nero e hai rifatto tutte le tracce delle utenze di acqua, luce e gas con una piccola ditta irregolare, e i sanitari, troppo sciccosi, ti hanno svenato? Si riprenderanno la casa – chi vuoi che compri e si accolli quel mutuo, con un mercato che va facendosi asfittico – oh se se la riprenderanno. Il matrimonio di tua figlia è andato a rotoli quasi subito, neanche il tempo di confezionarti un nipote e già tuo genero si à dimostrato uno stronzo, le liti diventavano quotidiane, le ha anche alzato le mani, e tu sei andato e ti sei ripresa tua figlia e l’hai portata a casa, con il pupo dietro, e hai chiuso tutto, fanculo, poi si vedrà, ma intanto la rata del mutuo arriva e tu non puoi rivendere e a chi poi, porti tutto quasi ancora imballato al mercatino delle pulci, che rottura di coglioni, ma non puoi far altro se cerchi di recuperare qualche denaro?
Quello che ci racconta il termine tecnico bancario di credito in sofferenza è uno scenario di vite che patiscono, di famiglie che hanno visto trasformarsi nel proprio contrario – la pesantezza di un’esposizione verso l’intermediario finanziario – ovvero in un debito ossessivo una disponibilità al futuro. Finché non hai più nulla da dare, tutto è andato a rotoli o quasi e anche la banca è disposta a trattare, a cercare di recuperare qualcosa. Tu hai ancora qualcosa per trattare? Il credito in sofferenza può essere esatto? La tua vita è ancora esigibile o già inesigibile? Per quel che se ne capisce, sembra di sì. I crediti in sofferenza vengono mercanteggiati tra intermediari finanziari, hanno ancora un valore. La tua vita, il tuo lavoro, quello che hai costruito, ha ancora un valore. Sempre di meno, ma c’è chi si accapiglia, sembra. Non vali più del trenta per cento, che è grasso che cola, ma di sicuro non vali il dieci per cento. Non ti daranno via per il dieci per cento del tuo debito. Anche se debitore, anche se spremuto, qualcuno busserà ancora alla tua porta e ti proporrà una trattativa. E ti sottoporrà delle carte che dovresti firmare. Non tutto è finito.
Ci sono poi i crediti deteriorati – quanto è deteriorata la tua vita, quanto è andata a male? – e i crediti inesigibili, forse ti hanno già portato via tutto, forse ti sei già messo una corda al collo, e nessuno ce la fa a esigere da chi è rimasto quello che tu avevi preso a credito. Game over.
La nostra credibilità riguardo le banche, riguardo alla possibilità che ci venga dato credito è registrata in una centrale, si chiama così, Centrale dei rischi. Forse c’è una graduatoria in cui sei infilato, con cui la tua rischiosità viene calcolata – quanto sei rischioso, al trentadue per cento, al cinquantasei, all’ottantaquattro? Si può scendere nella scala del rischio? Proprio come fosse un protocollo per la cura di un tumore, dopo l’intervento di asportazione e il primo ciclo di chemio, che speranze hai? E possono aumentare le nostre speranze, può diminuire la mia rischiosità? E se accade una recidiva del male? Cosa mi diranno, le banche, cosa diranno ai miei familiari? Portatelo a casa, lasciatelo morire lì?
«Nel 1900, Georg Simmel pubblica La filosofia del denaro. Simmel mira a cogliere i presupposti non-economici dei fenomeni economici: cercando di calarsi al fondo del divenire economico, per comprendere “i valori e i significati ultimi dell’umano nella sua totalità, le potenze più ideali dell’esistenza”, tende a guardare il denaro, a guardare nel denaro, a addentrarsi sino alle sue basi dinamiche generali, originate dal conflitto incessabile tra Vita e Forma – tra Leben e Form. Per Simmel, il denaro è la forma che il Leben assume per manifestarsi nella modernità: la filosofia del denaro non è né una filosofia dell’economia né una filosofia della modernità, ma una “filosofia della vita” in quanto denaro» (fonte: wikipedia).
La vita, in quanto denaro. E come dargli torto, eh?
Aldo Nove, lo scrittore, è stato coperto di insulti sul suo profilo facebook, tanto da decidersi di abbandonarlo per un po’, per avere espresso – dopo un evento drammatico, il suicidio di un pensionato che aveva perso tutti i suoi risparmi per colpa di operazioni ambigue della banche – la sua totale indifferenza al denaro, fornendo dettagli sul suo stile di vita e persino sul suo conto bancario, e l’incomprensione per gli affanni di chi invece vi prestava la vita. È stato accusato di cinismo, di scriteriato ottimismo, di intempestivo giudizio. Eppure, credo che Nove questo volesse dire, che qualità di vita è quella in quanto denaro?
Gli anni Settanta sono stati segnati dalla fuga dal lavoro salariato. Può accadere adesso una fuga dal denaro che non sia pauperista, francescana, hippie o new age? Mentre che si fa lotta e forma di vita, occorre prima una disposizione dello spirito. E del corpo.

Nicotera, 8 febbraio 2016

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in economie e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...