L’orto miracoloso di Gratteri Nicola, procuratore antimafia

Io non so dove Gratteri trovi il tempo per coltivare il suo orto, le melanzane e i pomodori, le zucchine e i peperoni. Che bisogna stargli dietro, che ci sono i parassiti e i funghi, e devi dare l’acqua e zappettare ogni due tre, e concimare e smuovere la terra ogni tanto. E lui ci tiene tanto, lo dice sempre, quanto ci tiene. Che ci potrebbe pure vivere con il suo orto, del suo orto. Che è come a dire, vedete io sono un uomo semplice, e non prendo soldi a parte lo stipendio, che me ne hanno offerte di occasioni, ma io male che vada mi mangio le mie melanzane.
Ormai sforna un libro l’anno, neppure ne finisce uno che subito gli mettono sotto il naso l’anticipo per il successivo, e sta ogni due tre in tivvù a fare interviste tipo quella dell’altra sera da Fabio Fazio, e poi scrive la riforma della giustizia – che un bel po’ di pensieri gli avrà preso –, e poi va in giro a presentare i suoi libri, che lo vogliono di qua e lo vogliono di là, come Figaro, nelle scuole e nelle librerie e nelle piazze – e lui non se ne perde una, di occasione, una che sia una –, e poi vola a Bruxelles, e poi vola a New York e poi vola in Germania, vola ogni due tre che neppure un uccello migratore vola tanto. Che lo sottolinea sempre che lui le consulenze le fa aggratis. Solo che tutto sto frullare in giro, tipo l’altra sera da Fazio che è un gran baciaculo che levati, poi quando scrive un libro gli ritorna e come se gli ritorna. In vendite gli ritorna. E quelli sono piccioli. Piccioloni sono. Per carità, frutto del suo sudore. Frutto del suo sudore? Ah, e poi dovrebbe pure fare il suo mestiere, che è procuratore distrettuale antimafia, e insomma del tempo ci vorrà pure per fare il castigamatti della ndrangheta.
Che se gli chiedessero a Gratteri se c’è vita su Marte, insomma sai quelle chiacchiere che si fanno al bar o a cena tra amici o in televisione da Fazio o dalla De Filippi, lui risponderebbe che non lo sa, però se c’è, di sicuro c’è uno ndranghetista. Perché ormai la ndrangheta s’è presa il mondo, la galassia, l’universo, mica solo il pianeta. Se lo sentite parlare dice che non lo capiscono bene quelli dell’estero. In Italia c’è riuscito a convincere tutti che la ndrangheta s’è presa tutto. In Olanda, dice Gratteri, sono lenti a capirlo. E pure in Germania, loro dicono che non è così. E pure a Bruxelles, gliel’ha spiegato proprio col cucchiaino ai burocrati dell’Europa, vedete che la ndrangheta s’è mangiata tutta l’Europa. Niente, di qua gli entra e di qua gli esce. E tutte le loro legislazioni sono lassiste, sono farraginose. Che lui lo saprebbe come sistemarle le cose. Farebbe come ha fatto a Platì, anzi di più, arrestate tutti i cittadini, poi si vedrà chi è innocente. Un po’ come facevano i preti quando benedicevano i massacri cattolici: uccidete, uccidete, Dio separerà gli innocenti dai colpevoli. Ministro della giustizia d’Italia? Ma va là, lui vuole fare il ministro della Giustizia d’Europa. Anzi. Pure l’Onu, a guardare bene, è una cosa da fessi, che in Colombia – che lui c’è stato, e figurati se non c’era stato – l’ha visto che i narcos governano pezzi di territorio, e gliel’ha spiegato ai dirigenti colombiani di non farla la tregua con le Farc dopo trent’anni di guerra e decine di migliaia di morti, che è un guaio, ma non lo stanno a sentire. Che c’hanno le mani legate, c’hanno. Che se glielo dessero a lui il potere, quelli dell’Onu, e gli americani – che pure lì ci sarebbe da dire sulla DEA –, allora li vedreste i narcos come filerebbero. Ministro della Giustizia dell’Onu, dovrebbero farlo. Lo zar di tutte le Russie, dovrebbero farlo.
Che poi se uno gli chiede, e lei che farebbe tipo in Colombia, e lui ti fa cascare le braccia, perché dice che dovrebbero convertire le coltivazioni, cioè invece delle piante di coca i cocaleros dovrebbero seminare lattughine, e in Afghanistan invece dei papaveri d’oppio dovrebbero piantare patate. Ecco, come fa lui, ecco. Che è un’idea ammuffita che aveva tirato fuori Arlacchi Pino, da Gioia Tauro, «una delle massime autorità mondiali della lotta alla droga» dice di sé, quando era riuscito a farsi nominare dal 1997 al 2002, direttore dell’UNDCCP, l’ufficio delle Nazioni Unite per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine e direttore generale dell’ufficio delle Nazioni Unite a Vienna. E a furia di gaffes e strologate e assenza di un qualunque minimo risultato, l’hanno poi parcheggiato a fare l’eurodeputato a Bruxelles. Io non so perché ai calabresi bravi a un certo punto gli comincia a bollire il cervello.
Su una cosa ha ragione da vendere Gratteri. Che la criminalità è globalizzazione. Però, se questo è vero, non è che puoi andare in Giappone e gli dici che la Yakuza non conta un cazzo e la questione è che a Tokio c’è la ndrangheta e li pigli a pesci in faccia. Devi cooperare, ci sono legislazioni diverse, culture diverse, storicità diverse. Non puoi fare il ganassone in tutto il mondo.
Su una cosa ha torto marcio Gratteri. Nel prendersela con la borghesia calabrese, e meridionale in genere, perché non le fa specie investire con la ndrangheta. Ora se c’è una cosa che la borghesia calabrese non fa – a parte alcuni imprenditori rari come la dendroica cerulea, un uccellino a rischio estinzione – è proprio investire. La borghesia calabrese ha preso il vizio di chi l’ha preceduta, l’aristocrazia calabrese, che non sovrintendeva ai latifondi ma se ne stava a Napoli a spendere e spandere. La borghesia calabrese fa esattamente come la ndrangheta, non mette una lira sul territorio.
Lo Zar di tutte le Calabrie è invece convinto che dentro ciascuno di noi ci sia un piccolo ndranghetista. Il pascoliano fanciullino, come in un incubo di Stephen King, come in un sequel di NIghtmare e Freddy Kruger, come Chucky il bambolotto che si anima e uccide, s’è trasformato nel piccolo ndranghetista che alberga nei nostri cuori.
No proprio, Zar di tutte le Calabrie, non ci siamo.

Nicotera, 14 aprile 2015

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