I philosophes e quella smania di bombardare

Chissà come sarà furibondo Bernard-Henry Levy che il “suo” Hollande si sia fatto garante di un fragile cessate il fuoco a Minsk con l’orso russo Putin, sulla pelle della povera Ucraina. Sarà furioso pure con Poroshenko, che doveva essere il baluardo della civiltà occidentale e invece si è dato in pasto alla bestia. Bisognava armare Kiev e basta, subito. Ovvero, considerare già di fatto l’Ucraina nella Nato e dotarla di missili e testate nucleari.
Voi pensate che io esagero, però sentite Glucksmann – sempre appaiato a BHL contro l’orso russo: «Trasmettendo la consapevolezza che era possibile resistere al Gulag, Solgenitsin ha rafforzato l’Europa occidentale consentendole di resistere al ricatto nucleare di Breznev. È grazie a Solgenitsin che l’Europa ha finito per istallare sul suo territorio i missili Pershing 2». Et voila, ecco il rapporto tra Solgenitsin – che ne avrebbe inorridito, lui che se ne andò via dal Vermont per tornare dalla Grande madre russa – e i missili Pershing.
Io davvero non so cos’abbiano sti philosophes coi russi. È dal 1977 che ci portiamo dietro le loro ossessioni, all’incirca da La cuoca e il mangiauomini (di André Glucksmann) e da La barbarie dal volto umano (di BHL), insomma dal fatto che il rapporto tra stato e marxismo si invera solo nel gulag. Occhei, ci sono i dissidenti e c’è il grande Solgenitsin col suo arcipelago. Vabbè, avete rotto col marxismo, non c’era alcuna possibilità di riformarlo, Marx è uguale a Stalin. Oh, ma ce ne fosse uno che vi fosse andato bene. E Stalin e abbiamo detto, e Kruscev era più o meno lo stesso, e non citiamo neppure a Breznev. Pure Gorbaciov non gli garbava. E il male che possono pensare di Putin. O è per la Cecenia, o è per la Georgia o è per l’Ossezia o è per l’Ucraina, Putin è il nemico pubblico mondiale numero uno. Anche perché da Lenin al fondamentalismo islamico si tratta sempre della stessa ciccia (testuale). Non che non abbiano delle ragioni, eh. Però, uno deve pure darsi una regolata. Puoi pure dire che Julia Tymoshenko è un’eroina, puoi pure dire che il primo ministro ucraino Arsenij Jatsenjuk è paragonabile a un eroe della rivoluzione francese e a De Gaulle, o che solo la propaganda reazionaria può sostenere che a piazza Maidan ci fossero squadristi nazisti e antisemiti e invece erano candidi eroi… O magari darti una misura delle cose.
BHL voleva bombardare i Balcani (ci è riuscito), voleva bombardare l’Iran di Ahmadinejad (non ci è riuscito), voleva bombardare la Libia di Gheddafi (ci è riuscito), voleva bombardare la Siria di Assad (non ci è riuscito). Se non si bombarda siamo dei codardi, tutti, gli americani, gli europei.
Limonov – no, non il personaggio di Carrère ma lui in carne e ossa, Eduard Veniaminovich Savenko, alias Eduard Limonov – dice che la Russia è la più grande nazione europea, che sono il doppio dei tedeschi. A dirla tutta, anzi, i russi sono l’Europa, la parte occidentale è una piccola appendice. È il modo opposto a BHL di vedere le cose, però non credo sia un buon antidoto, e forse pure qui è meglio darsi una misura.
Fu Rumsfeld, il falco dell’amministrazione Bush, a coniare il concetto di “nuova Europa” – i paesi dell’est che sfuggivano all’influenza sovietica per “abbracciare” l’occidente, e la Nato e i missili puntati contro i russi – e distinguerla dalla “vecchia Europa”, ormai debole e stanca, i tedeschi, i francesi, noi italiani, roba così. Dal mar Baltico al Mar Nero, era questo il nuovo fronte che avrebbe fermato la Russia spingendola verso est, lì dove sarebbe la sua “natura”, una potenza asiatica.
Forse, nonostante un presidente diverso, per disposizione e per visione delle cose, c’è una resilienza antirussa in parte dell’amministrazione americana che vuole sempre la resa dei conti o una nuova guerra fredda.
Per ora aggrappiamoci alla tregua di Minsk e speriamo che regga.
Con buona pace di Bernard-Henry Levy.

Nicotera, 13 febbraio 2015

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