Napoli: e ora sparateci a tutti

Sporca quello di cui parla, Saviano, pure quando sembra che stia per dire una cosa buona. Ma no: un carabiniere ammazza a Napoli un ragazzino di diciassette anni, Davide Bifolco, e lui cita Ferguson, Missouri, dove una rivolta nera ha messo e ferro e fuoco la città dopo che un poliziotto bianco aveva sparato, uccidendolo, Michael Brown, un nero di diciotto anni, senza alcuna necessità. E tu pensi: Saviano vuol dire che non c’era alcuna necessità di sparare a Davide Bifolco, stava su un motorino non in regola e era caduto per scappare, e ora dicono che con lui c’erano due ricercati, di vent’anni – certo sono dei “ricercati” – ma questo non lo sapeva nessuno. E tu pensi: dopo avere ammazzato Brown, la polizia fece circolare un video in cui il ragazzone negro prendeva dei sigari in un negozio e dava uno spintone, ma non si uccide per dei sigari e neppure per uno spintone, e la gente si arrabbiò per quel video e la polizia lo ritirò, perché non poteva essere una giustificazione. Parla di Ferguson, Saviano, e tu pensi: ora chiederà che venga fuori il nome del carabiniere che ha sparato. No, Saviano parla di camorra, della guerra che c’è in quei quartieri e dello spaccio, del fatto che si ammazzano le bande rivali e dei Zaza di Fuorigrotta e dell’Alleanza di Secondigliano e che al Rione Traiano si dividono pure tra “quelli di sopra e quelli di sotto”, che Napoli è perduta, è «zona di guerra». E tu dici: ma che cazzo sta dicendo? Che c’entra? Che guerra stava facendo Davide? Perché devi giustificare un atto orribile come sparare a un ragazzino col fatto che c’è la camorra e il narcotraffico e i colombiani e Gomorra? Che c’entra con Davide Bifolco? Vuoi dire che Davide è caduto per «fuoco amico»? Vuoi dire che i carabinieri sono sempre sul chi va là? No, non è così. E se stai sempre troppo agitato che ti viene l’ansia e tiri fuori la pistola a ogni fruscio e spari, guarda, fai un altro mestiere, non il carabiniere. Oppure entra nella camorra, che gli servono sempre quelli dal grilletto facile. O vai in Iraq a combattere contro quelli del Califfato e Jihadi John. Io li vedo i “miei” carabinieri – vivo in un territorio di ndrangheta – quando fermano i ragazzini che non hanno il casco. Li vedo. E tu pensi: davvero tutti quelli senza casco diventeranno ndranghetisti? Davvero se mettessimo tutti il casco, la camorra scomparirebbe?
Abbiamo il più alto rapporto in Europa fra poliziotti e cittadini, dovremmo avere divise quasi all’angolo di ogni strada, che ti rassicurano che non ti scippino la collanina, non ti rubino la pensione, non ti freghino l’automobile. Per quanti sono, potrebbero fare ogni sera il giro delle case, bussare alla tua porta e chiedere gentilmente: tutto bene, signore? E tu potresti invitarli a prendere un caffè, o che so, un rosolio – che non si beve in servizio, ma via, uno strappo –, e portare delle pastarelle alla mandorla sul tavolino. Invece, lamentano sempre carenza d’organico, turni massacranti, penuria di mezzi e paghe da fame. Sarà pure vero per quelli che sgobbano, ma dove stanno inguattate tutte ste forze di polizia, il doppio della Germania? Tu dici: è che i tedeschi sono bravi ragazzi e mica hanno avuto e hanno criminalità politica e comune come da noi. Ah, no? Parlate a vanvera, parlate.
Come Saviano. Invece di dire di Davide Bifolco e del carabiniere che ha sparato, parla a vanvera. E chiede a tutti di deporre le parola – parla lui per tutti, per quelli di una ragione e pure per quelli della ragione opposta –, di lasciare che «le indagini seguano il loro corso», come si suole dire per tenere buoni gli animi, che il tempo è galantuomo. Perché invece, intanto, il ministro Andrea Orlando non va a Napoli a parlare con i genitori di Davide e a garantire loro l’accertamento della verità, che venga resa loro giustizia? Perché, intanto, l’indagine sull’accaduto non viene spostata da Napoli dove non è difficile immaginare per i magistrati locali una certa difficoltà a capire cosa è accaduto parlando con le forze dell’ordine? Perché il ministro Alfano non dice qualcosa che non sia di bottega e bolso e retorico?
Io vorrei che domani tutti i ragazzini di Napoli per un minuto andassero in giro senza casco, e in tre su ogni motorino, e si radunassero a piazza Plebiscito e che sgommassero e impennassero in ricordo di Davide Bifolco. Vorrei che portassero ciascuno un cartello: Hands up. Don’t shoot.
Scrivetelo pure in napoletano, se volete. Tanto, i carabinieri non lo capiscono lo stesso. E neppure i ministri. Vuol dire: E ora sparateci a tutti. Vuol dire: lavoro. Vuol dire: scuole. Vuol dire: reddito. Vuol dire: giustizia.
Non è facile crescere a Napoli, non c’è dove ripararti: si può morire per un proiettile vagante della camorra, e si può morire per un proiettile vagante dello Stato. E noi, che non abbiamo mai trovato alibi per quelli, anzi proprio perché non abbiamo mai trovato alibi per quelli, non possiamo addurli per questi.
Era un giorno buono, ieri l’altro per Davide Bifolco. Come di quelli che canta Rocco Hunt, il vincitore dell’ultimo Sanremo giovani, che un po’ me lo ricorda in una foto, Davide, con quella faccia pulita, i capelli corti e gli occhiali, chissà se anche lui canticchiava qualche rap fatto in casa, alla buona: «E’ nu juorno buono / stammatina m’a scetat’ o’ sol / l’addore ro’ cafè / o’ stereo ppe’ canzone / a quanto tiemp’ cca nun stev’ accussì / ogni cosa accumenc’ pecché poi adda frnì».
A Davide non hanno dato il tempo di accumenciare le sue cose.

Nicotera, 6 settembre 2014

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