Due ore di agonia per iniezione letale. Non era meglio se lo fucilavano?

Ci ha messo un’ora e cinquantasette minuti ieri l’altro per morire, Joseph Rudolph Wood, condannato alla pena di morte in Arizona. L’esecuzione è cominciata alle 13 e 52 e alle 15 e 49 l’ufficio del Procuratore generale ha dichiarato Wood morto. L’iniezione letale, che viene usata in Arizona e in altri Stati americani, dovrebbe funzionare in dieci minuti. Dieci minuti per morire. Negli ultimi tempi, però, qualcosa va sempre storto. Dale Baich, il legale di Wood, ha detto che è stata un’esecuzione botched, pasticciata, raffazzonata.
Era già successo il 30 aprile, nel carcere di McAlester, Oklahoma. Clayton D. Lockett, un afro-americano di 38 anni in carcere per aver ucciso una ragazza nel 1999 seppellendola viva dopo averle sparato, ci mise quarantatre minuti per morire. L’autopsia dimostrò che il personale incaricato della condanna a morte non era riuscito a iniettare il cocktail di farmaci per via endovenosa e, dopo vari tentativi falliti, aveva perforato la vena femorale. La cosa crea un certo scandalo, lo stesso presidente Obama definisce il caso «molto inquietante». Si sospendono le esecuzioni. Per sette settimane la sospensione della pena di morte regge. Diversi detenuti ricorrono alla Corte Suprema: credono sia loro diritto sapere quali siano i medicinali che vengono usati, e quali le qualifiche del personale addetto alle iniezioni. La Corte Suprema respinge i ricorsi. Ricomincia il lavoro dei bracci della morte.
Iniziano le autorità carcerarie di Jackson, Georgia. 17 giugno. Marcus Wellons, 58 anni, condannato per aver violentato ed ucciso una ragazza di 15 anni nei sobborghi di Atlanta nel 1989, è stato dichiarato morto per iniezione letale alle 23.56. Più di un’ora dopo che erano iniziate le cose: alle 22.41. Un altro pasticcio, un altro raffazzonamento. Poi, il Missouri: John Winfield è stato dichiarato morto a mezzanotte e un minuto. Poi, la Florida. Tocca a John Henry, un nero di 63 anni, che aveva assassinato la moglie e il figlio di 5 anni, nel braccio della morte da quasi trent’anni. Tutto in meno di ventiquattr’ore.
Anche Wood aveva fatto ricorso. Voleva sapere chi prepara i farmaci. Molte aziende farmaceutiche, soprattutto europee, rifiutano di fornire agli Stati uniti il mix di farmaci letali, temendo campagne di boicottaggio dei propri prodotti dall’opinione pubblica contraria alla pena di morte. Questo ha costretto gli Stati americani che ancora la praticano a rivolgersi a sostanze nuove, spesso non testate e prodotte nei laboratori delle carceri. Sono i detenuti che producono il mix di farmaci per l’iniezione letale. Sono qualificati?
La repubblicana Jan Brewer è il governatore dell’Arizona, una faccia intagliata nella pietra dura sormontata da un vezzoso caschetto di capelli biondi. Sembra un personaggio da western di John Ford, girato tra gli scenari delle Montagne Rocciose. Potrebbe parlare tenendo un Winchester al fianco e nessuno se ne stupirebbe. «Una cosa è sicura, ha detto. Il detenuto Wood è morto in maniera legale e secondo ogni testimonianza oculare e i rapporti medici non ha sofferto. E questo andrebbe messo in paragone con la macabra e terribile sofferenza che ha inflitto alle sue due vittime – e tutta la vita di dolore che ha causato alle loro famiglie». Questa è l’equazione della Brewer.
Wood fu arrestato nel 1989 per avere sparato a Debra Dietz e a suo padre, Gene, che gestiva un’officina per auto a Tucson. Wood e la Dietz avevano una relazione burrascosa durante la quale lui l’aveva ripetutamente aggredita. Lei s’era rifugiata dal padre, che aveva sempre disapprovato quel rapporto. La mattina della sparatoria Wood era andato all’officina. Gene Dietz era al telefono, e Wood aspettò che finisse di parlare. Quando quello riappese, tirò fuori un revolver e gli sparò al petto. Quindi si rivolse a Debra che stava cercando di chiedere aiuto con il cellulare. L’afferrò al collo e le mise la pistola sul petto. Lei lo pregò di risparmiarla. Un impiegato dell’officina lo sentì dire: «Ti avevo detto che sarei venuto e ti avrei ucciso». Poi le rivolse un’oscenità e tirò il grilletto due volte.
Richard Brown è il marito della sorella di Debra, e quella mattina era anche lei in officina. Insieme hanno assistito all’esecuzione di Wood. «Quell’uomo ha commesso un delitto orrendo e voi state a preoccuparvi dei farmaci – ha detto ai giornalisti che lo intervistavano. Perché non gli hanno tirato un colpo, perché non gli hanno somministrato il Drano?» Il Drano è un prodotto casalingo, tipo un Mastro Lindo, o qualcosa per spurgare i lavelli e i gabinetti. Succede, talvolta, che qualcuno lo ingurgiti per suicidarsi, in una morte orribile.
Gary Gilmore si fece sparare al petto. Aveva ucciso due persone in Utah, negli anni Settanta. Norman Mailer, il grande scrittore, ci scrisse sopra Il canto del boia. Gilmore voleva essere ucciso, ma in quel periodo le condanne a morte erano sospese. Gilmore considerava la carcerazione come una sorta di karma. La prigione aveva il puzzo mefitico dei luoghi oscuri, e forse lui se l’era meritato, il suo soggiorno lì. Questa era la spietata equazione. Gilmore credeva che ormai non avrebbe trovato felicità di qua dalla morte. Poi la Corte Suprema aveva ripristinate le esecuzioni. Gilmore fu giustiziato il 17 Gennaio del 1977, alle 8.07, da una squadra di fucilieri nella prigione di Stato di Draper, Utah.
Era la spietata equazione di Gilmore, l’assassino. La stessa equazione di Jan Brewer, governatore dell’Arkansas. Si può essere assassini anche in maniera legale.

Nicotera, 24 luglio 2014

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