Vorrei essere stupido e bastardo come un leghista

Li ho visto ieri l’altro, a Messina, quelli dell’ultimo sbarco di migranti. O forse era il penultimo. Stavano in una scuola, li avevano messi lì, ogni altra struttura scoppiava già. Mi sono chiesto come mai li avessero messi in quella scuola, poi ho capito: c’erano i cancelli tutt’intorno e un solo accesso, facile da controllare, non è ovunque così. Ne aspettavano trecento, ne erano arrivati seicento. Ho fatto a mente un conto: ci saranno venti aule, se va bene, ormai chi fa più figli?, ne metteranno trenta per aula, per terra, con i materassini e una coperta. Come capita, o almeno divideranno le donne con i bambini. E i bagni? E le docce? Domani chissà quanti altri ne arriveranno. Serviranno altre scuole, o altri luoghi. Serviranno bagni e docce. E altri volontari. Chissà quanti altri volontari, e medici, e assistenti. Ho visto la gente portare buste con indumenti, e cibo, e medicinali. Non potevano consegnare niente, bisogna prima che tutto sia controllato. Le buste si accumulavano fuori i cancelli, come fossero fiori per qualcuno che non c’è più. Qualcuno che non si conosce personalmente, ma a cui abbiamo voluto bene, anche solo per un attimo. A loro vogliamo già bene, solo perché sono arrivati fin qui. Una mia amica gli ha allungato un pacchetto di sigarette, quello l’hanno preso, attraverso le sbarre. Anche l’accendino hanno preso.
C’erano fotografi, che scattavano le loro immagini, e c’erano quelli con la telecamera, che riprendevano. Facevano il loro mestiere, il loro servizio per giornali e televisioni locali. Magari qualcosa verrà trasmessa dalle testate nazionali.
C’era un nero che guardava fisso nell’obiettivo dietro i cancelli, con due grandi occhi scuri, liquidi, smarriti. Forse voleva raccontare la sua storia. E ce n’era un altro dietro di lui, con le braccia alzate, come avesse appena tagliato un nastro, e fatto un qualche record. Come se avesse vinto una gara, i cento metri, il mezzofondo, una staffetta. Aveva un enorme sorriso. Ne aveva ragione: aveva gareggiato contro la morte e l’aveva battuta. Qualunque cosa verrà, sarà nulla ormai.
Qualunque cosa verrà. E cosa mai potrebbe venire? Questi sono uomini e donne giovani e forti, sono una razza di ferro e di fuoco, di terra e d’acqua. Hanno visto tutto, e sono tornati vivi. E noi non abbiamo più niente per loro. Vorrebbero i nostri sogni, ma noi non abbiamo più sogni. Abbiamo qualche coperta, qualche medicinale e delle scatolette di cibo: è tutto quello che possiamo dargli. Non è per questo che sono venuti qui.
Li rinchiuderemo in grandi centri e ci aspettiamo che stiano buoni lì, e si mettano in fila quando suona la campanella per il vassoio con la cotoletta o è venuto l’infermiere per il vaccino. Ne moriranno di questa inedia, si rivolteranno. Non è per questo che sono venuti qui.
Invidio i leghisti e i razzisti d’ogni risma e colore. Il loro cuore è di pietra, la loro mente è vuota. Mettono quattro parole in croce e strepitano contro gli immigrati che ci invadono, e ci rubano il lavoro, e ci prendono le case, e ci rapiscono le donne. Sbavano agli angoli della bocca, quando gridano le loro bugie, e vogliono che li cannoneggiamo o li speroniamo e completiamo il lavoro del mare. Li invidio, vorrei essere stupido e bastardo come loro. Perché il mio cuore invece è tenero e la mia mente è piena di buoni pensieri. Ma non serve a niente. Il mio cuore tenero e la mia mente piena di buoni pensieri non servono a niente. Non possiamo fare più niente.
Non possiamo fermare le guerre che scoppiano ovunque, e non possiamo fermare i pazzi che le scatenano, per una religione, per una bandiera, per un pozzo di petrolio. Li vedi i bambini palestinesi, nelle immagini in tivvù, che battono le mani quando parte un razzo di Hamas e giocano e ridono, come l’avessero costruito loro e dovesse andare sulla luna. I bambini giocano sempre durante le guerre, giusto il tempo per indossare una qualche divisa e andare a morire.
L’Europa tutta ci ha abbandonato. Siamo ormai sulla linea di guerra, ma i signori di Bruxelles hanno altre questioni in testa. Ci daranno qualche liretta in più per comprare qualche scatoletta e qualche coperta d’avanzo. D’altronde, i sogni non sono materia dei loro incontri.
Ho pensato che dovrei mettermi in viaggio anch’io. E dirlo ai miei amici, ai miei parenti, a chi ancora sogna talvolta. Basterà un bagaglio leggero. Dovremmo accompagnarci a questa razza nuova dell’uomo, giovane e forte, che va verso il nord. Ci proteggerà. Ha già visto tutto, e è tornata viva. Forse succede sempre così all’uomo, che a un certo punto, quando tutto precipita, e i pazzi si ammazzano, prende poche cose, un bimbo per mano, una capra e inizia a camminare. Verso su.
Verso su.

Nicotera, 22 luglio 2014

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