«Oh, man»

CRONACHE
Dopo la moratoria di quasi due mesi, terza esecuzione in ventiquattr’ore ore negli Stati Uniti: dopo la Georgia, il Missouri, e la Florida.

Texas Death ChamberCarcere di McAlester, Oklahoma, United States of America. Ore 18.23 del 30 aprile 2014. Ha inizio l’esecuzione di Clayton D. Lockett, un afro-americano di 38 anni in carcere per aver ucciso una ragazza nel 1999 seppellendola viva dopo averle sparato. A Lockett viene iniettato un anestetico, il midazolam; quindi il medico dichiara il condannato “privo di sensi”. 18.39: inizia la somministrazione del primo dei due farmaci letali (una sostanza paralizzante, il bromuro di rocuronio, mentre il secondo, il cloruro di potassio, è un medicinale per bloccare il battito cardiaco). Il corpo di Lockett comincia a contrarsi vistosamente. Piedi e gambe si muovono freneticamente, l’uomo tenta di sollevarsi; i testimoni presenti, tra cui l’avvocato di Lockett, parlano di una scena raccapricciante, difficile da sopportare. Gli agenti di custodia chiudono immediatamente le tende del vetro che separa il condannato dai testimoni. Che però lo sentono urlare in modo straziante, poi pronunciare due parole: «Oh, man».
Alle 19.06 Lockett viene dichiarato morto per attacco di cuore. Sono passati 43 minuti dall’inizio. Qualcosa, con ogni evidenza, non è andata per il verso giusto: l’autopsia dimostrerà che il personale incaricato della condanna a morte non è riuscito a iniettare il cocktail di farmaci per via endovenosa e, dopo vari tentativi falliti, aveva perforato la vena femorale.
Alle 20.00, sempre nel carcere di McAlester, era programmata l’esecuzione di Charles Warner. Forse le fanno in serie per risparmiare, una volta che hai messo in piedi l’ambaradam, ne ammazzi due o tre, invece di uno, i costi si abbattono. Viene sospesa. Barack Obama definisce il caso come «molto inquietante», e ordina una revisione di tutte le procedure di iniezione letale del paese. Vengono sospese tutte le esecuzioni, per accertare eventuali responsabilità degli addetti alla pena capitale e possibili responsabilità nella preparazione dei prodotti iniettati. Molte aziende farmaceutiche, soprattutto europee, rifiutano di fornire agli Stati uniti il mix di farmaci, temendo campagne di boicottaggio dei propri prodotti dall’opinione pubblica contraria alla pena di morte. Questo ha costretto gli Stati americani che ancora la praticano a rivolgersi a sostanze nuove, spesso non testate e prodotte nei laboratori delle carceri. Nei laboratori del carcere. Manodopera a basso costo, profitti alti. Proprio per non dover rispondere a domande imbarazzanti, molti Stati hanno fatto scendere il top secret sulle sostanze.
McAlester è il carcere da cui esce Tom Joad, il protagonista di Furore, di Steinbeck, dopo quattro anni passati dentro. Joad diceva: «A McAlester c’è un tizio… uno coll’ergastolo. Sta tutt’il tempo a studiare. Fa il segretario del direttore: scrive le lettere del direttore e roba del genere. È uno con una testa grossa così e si studia le leggi e tutte quelle cose. Bè, una volta gliel’ho chiesto a lui, perché è uno che legge un sacco di roba. E lui m’ha detto che non serve a niente leggere i libri. Dice che lui ha letto tutti i libri sulle prigioni di ora e pure di quelle vecchie, ma non è ancora riuscito a capire a che serve mandare in prigione la gente. Dice che questa cosa è cominciata non si sa quando, e che nessuno è mai riuscito a fermarla, e che nessuno ha abbastanza cervello per riuscire a cambiarla. M’ha detto: Per carità, non leggere niente su questa roba, perché per prima cosa ti confonde ancora di più, e poi ti fa passare tutto il rispetto per quelli che governano i paesi».
Gli United States of America sono al quinto posto nel mondo per numero di esecuzioni: peggio di loro, ci sono solo, nell’ordine, Cina, Iran, Iraq, Arabia saudita. È l’unica classifica al mondo in cui trovi accostate così vicine queste nazioni. Sembra the axis of evil, l’asse del male.
Per sette settimane la sospensione della pena di morte regge. Poi la Corte Suprema dà il via libera respingendo i ricorsi di alcuni detenuti. E allora, i bracci della morte si rifanno del lavoro arretrato.
Prime sono le autorità carcerarie di Jackson, Georgia. Marcus Wellons, 58 anni, condannato per aver violentato ed ucciso una ragazza di 15 anni nei sobborghi di Atlanta nel 1989, è stato dichiarato morto per iniezione letale alle 23.56.
Poi, il Missouri: John Winfield è stato dichiarato morto a mezzanotte e un minuto.
Poi, la Florida. Tocca a John Henry, un nero di 63 anni, che aveva assassinato la moglie e il figlio di 5 anni, nel braccio della morte da quasi trent’anni.
Tutto in meno di ventiquattr’ore. John Henry è il ventitreesimo messo a morte quest’anno negli Stati Uniti.
Tom Joad diceva: «Quello che mi seccava di più è che non serviva a niente. Non è che stai lì a chiederti a che serve quando un fulmine t’ammazza una vacca, o quando arriva l’inondazione. Sai che le cose vanno così. Ma se un gruppo di gente ti piglia e ti sbatte al fresco per quattro anni, deve servire a qualcosa. Uno a queste cose ci pensa. Dico, mi sbattono dentro, mi tengono lì e mi danno da mangiare per quattro anni. Dovrebbe servire a farmi cambiare. Non serve a niente, è questo che non capisco».

Nicotera, 19 giugno 2014

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