Le polveri di Draghi sono bagnate?

Qui c’è il testo integrale dello speech di Mario Draghi. E qui il testo integrale delle “specifiche” dell’intervento [OMT] che la Bce è pronta a fare. Come si può leggere, nonostante l’enfasi della Repubblica e del Sole24ore che hanno subito evocato il bazooka che Hank Paulson, il precedente governatore della Fed americana, si diceva pronto a tirare fuori dalla tasca in piena crisi della Lehman Brothers, da nessuna parte Draghi ha parlato di “acquisto illimitato” di bond, bensì ha detto: «No ex ante quantitative limits are set on the size of Outright Monetary Transactions». No ex ante quantitative, cioè non fissiamo precedentemente una cifra perché – ma questo non l’ha detto – un tetto già conosciuto di acquisti ha un impatto molto debole sui mercati – cosa che invece ha detto Ben Bernanke ieri l’altro all’incontro a Jackson Hole di tutti i governatori delle banche centrali del mondo, ripercorrendo gli interventi convenzionali e non convenzionali che la Fed ha fatto dall’inizio della crisi, nel 2008.
Si tratterà perciò di interventi occasionali, decisi sulla base di particolari acutezze sul mercato secondario dei titoli. Praticamente quello che è stato già fatto nel corso dell’anno, quasi di nascosto, ogni volta per non irritare troppo la Buba tedesca, ma stavolta apertamente programmato. Servirà a ridurre gli spread durante le aste dei titoli a lunga scadenza? C’è una relazione stretta fra i titoli da uno a tre anni e quelli più lunghi? Nessuno lo sa con certezza. Peraltro, tutte le ultime aste con bot semestrali e annuali sono andate abbastanza bene, con un leggero incremento dei rendimenti nella prima fase dell’anno, poi lentamente rientrato. E i bot da uno a tre anni non sono la gran massa dei titoli scambiata sul mercato secondario, perché le aspettative sui rendimenti non sono molto alte, e quindi il differenziale di interesse tra gli acquisti e la vendita che la speculazione può guadagnare è molto ridotto. Se si guarda ai cds – cioè alle assicurazioni di garanzia che vengono richieste per coprire eventuali perdite –, sono molto bassi sui titoli ravvicinati e invece molto alti sui titoli a lunga scadenza. Se è tutto qui il piano anti-spread allora stiamo freschi.
Draghi ha voluto mandare un segnale ai mercati, che a suo avviso vivono unfoundend timori sulla sorte dell’euro, che invece è una scelta irreversibile. E il segnale controverso per quella parte che non vuole starci, come la Buba, è che la Bce sembra voler agire come una banca qualunque, il che è davvero oltre il suo mandato, oltre che già motivo di ulteriori distorsioni nei mercati – anche questa è una cosa che ha già detto Bernanke l’altro giorno a Jackson Hole. Non so se la determinazione di Draghi sia sufficiente a evitare le distortions del mercato, soprattutto se non mette in campo altre più radicali operazioni.
Quello che invece Draghi ha davvero detto è che questo programma di acquisti è assolutamente connesso con il piano EFSF/ESM, e che solo in concomitanza possono avere degli effetti, e quindi i governi devono stare pronti a chiederne l’attivazione che avviene solo with strict and effective conditionality – cioè sulla base di condizioni estremamente rigorose. Non solo: ma l’attesa e rapida attuazione del fiscal compact sarebbe l’elemento principale per rafforzare la fiducia nella stabilità delle finanze europee. Può essere che le espressioni forti siano dette per tranquillizzare l’area dura della Bce e dei governi europei che non hanno alcuna intenzione di pagare per i paesi in difficoltà o sull’orlo del fallimento; ma sta di fatto che queste sono le condizioni. I memorandum per i governi – chissà se questo concetto gli entra in quella testolina bacata ai vari premier in pectore italiani alle prese con le loro fantomatiche prossime elezioni – diventano sempre più impegnativi. Devono evitare il Berlusconi’s trick, la furbata di chiedere interventi e poi fare il cazzo che gli pare, che è stata la sua condanna fino alle dimissioni, ma che alla luce di quanto accaduto sinora sembra sempre più un vero soft golpe – la “sospensione della democrazia”, diciamo così, per essere più carini.
Draghi ha anche detto che l’inflazione è salita più di quanto si aspettava, ma che dovrebbe scendere per la fine dell’anno e attestarsi intorno al 2 percento per il prossimo anno, cioè all’obiettivo che la Bce prosegue, il che significa che continueremo a vivere in una politica deflazionista, quanto meno di compressione dei salari. D’altra parte, è proprio in nome della stabilità dei prezzi, e quindi senza eccedere dal proprio mandato, che Draghi ha potuto “giustificare” questa sua decisione.
Ha detto pure che le aspettative di crescita nell’area euro sono deboli e che staranno fra uno -0.6 e un -0.2 per il 2012 e tra -0.4 e 1.4 per il 2013, rivedendo al ribasso le precedenti stime dell’Eurotower, in una situazione di incertezza crescente. E che il credito continua a essere in difficoltà. Cioè, che le imprese continueranno a trovarsi in difficoltà. Come si farà a perseguire gli obiettivi di bilancio, in una crescita debole, se non aumentando sempre più il prelievo indiretto – tipo l’aumento della benzina – o quello diretto per me rimane un mistero. Stanando gli evasori fiscali? Intanto, come in Grecia, molti ricchi si portano i soldi lontano da qui.
Dunque, mentre da una parte, quella “politica”, Draghi spinge fortemente verso la centralizzazione delle economie nazionali, e a me sembra anche che stia ponendo un’opzione forte – questa è la Draghi’s put – sul rinnovo del mandato a Monti, e qui si spiega l’euforia del Sole24ore e della Repubblica; dall’altra, quella “economica” l’intervento della Bce – almeno quello messo in campo ora – sembra poca cosa. Con Rajoy, il premier spagnolo, la Bce si era irritata perché aveva detto che prima di chiedere gli aiuti voleva vedere le carte: ora è sistemato.
Le borse hanno reagito con euforia. Vediamo che succederà nei prossimi giorni. Come dice Bernanke, we are learning by doing, stanno imparando facendo. Non lo facessero sulla nostra pelle, sarebbe già tanto. Mi sa che siamo andati già troppo avanti.

Nicotera, 7 settembre 2012

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