I Ferragnez, una macchina di soldi e di civismo.

Li stanno ricoprendo d’oro. E di civismo. A lei, Chiara, a settembre dello scorso anno il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha consegnato per la festa di San Marco il Leone d’oro, massima onorificenza della città: «Per l’impegno civico dimostrato per l’Italia in questo periodo di emergenza ricordando a tutti le bellezze di cui l’arte, la tradizione e la cultura italiana sono ricche e per aver scelto la città di Venezia come tesoro da far conoscere al suo pubblico internazionale». Lei ha compitamente pubblicato sul suo profilo Instagram la foto con il suo Leone alla Scuola Grande di San Rocco, in inglese e in italiano: 465.305 “mi piace”.
Poi, il 7 dicembre, Festa del Patrono, a Milano il sindaco Beppe Sala ha consegnato a entrambi – Chiara Ferragni e Federico Leonardo Lucia (influencer e rapper, in arte Fedez) – l’Ambrogino d’oro, massima onorificenza della città, perché: «Durante la prima fase dell’emergenza sanitaria, hanno messo la notorietà al servizio della lotta al Covid-19 per provare a lenire le ferite della loro città. Con altruismo unito a senso pratico, hanno lanciato una raccolta fondi per l’ampliamento in tempi record del reparto di terapia intensiva dell’Ospedale San Raffaele. A questo risultato straordinario si aggiunge l’impegno come volontari dell’iniziativa ‘Milano Aiuta’. Preparando la spesa e pedalando per la città per consegnare cibo alle famiglie in difficoltà, hanno mostrato quanto sia importante, anche con gesti semplici, porgere la mano ai più fragili nel segno di un autentico spirito ambrosiano». Foto di prammatica, e tweet: «Questo premio non è nostro ma delle idee e dei progetti a cui abbiamo/avete partecipato. Tutti possiamo essere utili ma possiamo davvero essere utili solo se siamo tutti. Fedez». Valanghe di like.
D’altra parte, d’oro è il loro tocco. A aprile, il gruppo Tod’s comunica l’ingresso della Ferragni nel Consiglio di amministrazione dell’azienda con una nota. Il presidente, Diego Della Valle, è entusiasta: «La conoscenza di Chiara del mondo dei giovani sarà sicuramente preziosa. Inoltre, insieme, cercheremo di costruire progetti solidali e di sostegno per chi ha più bisogno, sensibilizzando e coinvolgendo sempre di più le nuove generazioni in operazioni di questo tipo». E la Borsa ha subito apprezzato la bontà dell’operazione; Tod’s, a fine giornata, ha chiuso le contrattazioni in rialzo del 14%, in una giornata debole per Piazza Affari, sorprendendo tutti e facendo incassare al Gruppo più di quanto guadagnato in un anno disgraziato per gli affari come questo del Covid: Tod’s, che nel giorno precedente aveva chiuso con una capitalizzazione di 945 milioni di euro, ora ne vale quasi 1.040 con un effetto quantificabile in quasi 100 milioni di euro. Se non è tocco d’oro questo.
Insieme valgono una fortuna. Secondo la sua ultima dichiarazione dei redditi, il patrimonio della Ferragni è di 40 milioni di euro, frutto delle sue collaborazioni, dei nuovi progetti che l’hanno coinvolta e delle tre aziende che ha fondato e che guida. Per ogni sponsorizzazione incassa dai 50 ai 100 mila euro. Di Fedez non si conosce invece il valore del patrimonio netto, ma si sa che tra le sue proprietà c’è una società che nel 2017 ha totalizzato 2,68 milioni di euro di ricavi, con un patrimonio netto di 3,1 milioni di euro; a questa si aggiungono diversi immobili di valore. Per un post sponsorizzato su Instagram, Fedez incassa circa 35 mila euro. Il loro matrimonio, uno degli appuntamenti social più seguiti di sempre, secondo l’agenzia di marketing Launchmetrics, ha fatto incassare alle aziende che hanno partecipato all’evento – con sponsor, regali e altro – guadagni per ben 30 milioni di euro.
Per il 2020 la rivista «Vanity Fair» li ha incoronati “personaggi dell’anno” – insieme, per dire, a papa Francesco, Giuseppe Conte, Pierfrancesco Favino, Liliana Segre, Giorgio Armani, dedicando loro la copertina, spiegando: «Abbiamo scelto di dedicare loro la nostra cover per tanti motivi: l’influenza che esercitano, l’impegno che hanno dimostrato, la capacità di utilizzare i nuovi mezzi di comunicazione, la coscienza civile e politica che stanno sviluppando».
Ecco, è questo il punto: i Ferragnez non sono solo una macchina impressionante di soldi ma stanno costruendo una proporzione diretta tra influenza, impegno civile e profitti. D’altronde, lei ha più follower degli abitanti dell’Olanda e lui più di quelli del Belgio. L’impegno è arrivato lento ma inesorabile. In occasione della riapertura della Galleria degli Uffizi nell’estate 2020, il direttore Schmidt, per sbloccare una situazione faticosa, invita Chiara, che si trovava a Firenze per una sessione fotografica per la rivista «Vogue», per una visita guidata. Foto e polemiche – Schmidt dichiara dei numeri in cui c’è una impennata di visitatori giovani, poi non importa sia proprio cos’, la “notizia” è passata ovunque. In occasione di una riduzione della pena, a Milano, per uno stupro (nelle motivazioni: «l’uomo forse esasperato dalla condotta troppo disinvolta della convivente») Chiara scrive su Instagram «Senza parole per questi atti che dimostrano ancora una volta che i comportamenti violenti e pericolosi di un uomo vengono sempre minimizzati e le donne sempre colpevolizzate per crimini commessi contro di loro. Questa società deve darsi una bella svegliata».
Quando ammazzano a Colleferro Willy Monteiro, la Ferragni scrive: «Due giorni fa è stato ucciso Willy, ragazzo italiano di origini capoverdiane, da un gruppo di quattro fasci che l’hanno ammazzato a calci. Il problema lo risolvi cambiando e cancellando la cultura fascista e sempre resistente in questo paese, non cancellando il mezzo tramite il cui i fasci hanno fatto violenza. Il problema non lo si risolve nascondendolo sotto al tappeto, lo si risolve con la cultura e l’istruzione».
Fedez, dal canto suo – che intanto a novembre aveva messo in piedi un’iniziativa che ha coinvolto lui e molti dei suoi colleghi, con l’obiettivo di creare un Fondo per aiutare i lavoratori dello spettacolo, “Scena Unita”, che in poche settimane raccoglie due milioni di euro coinvolgendo, per dire, da Achille Lauro a Amadeus e Maria De Filippi, ma anche le aziende con le quali solitamente collaborano – si impegna sempre più con dichiarazioni contro l’omotransfobia e a favore del DDL Zan. Fino, appunto, all’intervento fortemente polemico dal palco del Primo maggio. Un intervento propriamente “politico”, nel senso proprio di un discorso pubblico.
È un fenomeno nuovo questo dei Ferragnez, molto “americano”. Non è nuova la corte di partiti politici a personaggi di visibilità e seguito, peraltro più per dare un “tocco” di modernità a se stessi che a raccogliere voti, ma in genere finiscono in un ruolo gregario. Qui però l’elemento “nuovo” è dato dal fatto che i Ferragnez lavorano “in proprio” e non per conto d’altri. Esattamente come lavorano in proprio come artisti, influencer o imprenditori, altrettanto “raccolgono” in proprio la simpatia che suscitano. Anzi, dalle dichiarazioni successive alla polemica con la Rai, sono i leader politici che li inseguono.
Dobbiamo aspettarci che questo “tocco aureo” si riversi nella politica italiana? D’altronde, un imprenditore in politica, l’abbiamo avuto: Berlusconi; un artista in politica, l’abbiamo avuto: Grillo. Che sia il tempo di una mutazione, di una figura di sintesi?

Nicotera, 3 maggio 2021.
pubblicato su “il dubbio”, quotidiano del 4 maggio 2021.

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Gli arrestati di Parigi sono innocenti.

mi chiesero: «lei è responsabile dei reati che le sono ascritti?»
risposi veloce: «sì».
non era vero, e lo sapevano anche loro – ma non importava. c’era il reato associativo e questo bastava. e con il “concorso morale”, di qualunque gesto fosse stato responsabile uno di noi, ne eravamo tutti colpevoli. d’altra parte, anche noi la pensavamo così: “loro” erano una associazione, “loro” erano tutti colpevoli, quanto meno per concorso morale. gli uni e gli altri, ci eravamo comportati di conseguenza.
trovo singolare che dopo gli arresti di parigi non si faccia che parlare delle “responsabilità personali”: tutti i processi per i fatti degli anni di piombo sono stati segnati da questa “legge dell’universale”. per questo, solo un’altrettale legge universale, una amnistia, può restituire ciascuno alla propria personale responsabilità, alla propria colpevolezza o innocenza.
se ne era discusso a lungo, nel camerone, nelle celle, nelle gabbie dei processi. innocenti, non eravamo: non lo eravamo di fronte alla nostra coscienza, alla nostra consapevolezza, alla nostra responsabilità. qualcuno si infiammava: la storia ci giudicherà. la retorica funziona come le cure palliative: non serve, ma è meglio che niente. ma non ci sentivamo “colpevoli”: anche da vinti. d’altronde, che fossimo vinti era evidente: eravamo in ceppi. eppure, non eravamo peccatori.
agostino dice che non c’è scampo al peccato – persino la donna che ci ha portato in grembo era peccatrice, come potremmo essere noi, innocenti? abbiamo perso dio una volta, e per sempre. essere gettati nel mondo è essere gettati nella colpa, nel peccato. eppure, gesù dice: «cambiate, diventate bambini» (matteo, 18).
c’è dunque una innocenza che “si conquista”. non è una innocenza “in purezza” – che non si dà in natura. e, forse, non emenda le colpe. ma l’innocenza conquistata dovrebbe avere pari diritto, e lo dico in senso proprio, dell’innocenza per caso. perché nella turbolenta storia che ci ha attraversato, spesso solo il caso ha deciso dove ci trovassimo e di quale colpa ci macchiassimo.
gli arrestati di parigi sono innocenti. lo sono stati per trenta, quarant’anni. sono cambiati, sono diventati bambini.

Nicotera, 29 aprile 2021.
pubblicato su “il dubbio”, quotidiano del 30 aprile 2021.

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