Fede scrive la storia dello sport.

Di lei io ricordo questa cosa qua. Berlino 2014, Europei.
Ai 600 metri – la staffetta è la 4 x 200 stile libero, e Federica Pellegrini è la quarta a tuffarsi, dopo il cambio con Chiara Masini Lucetti – abbiamo quasi cinque secondi di distacco. Cinque secondi sono chilometri, in vasca, una distanza siderale. La svedese Sarah Sjoestrom, la più brillante delle loro nuotatrici, ha fatto una terza frazione strepitosa: voleva mettere quanta più acqua possibile fra loro e noi.
Noi, siamo le quattro ragazze della staffetta, nell’ordine Alice Mizzau, Stefania Pirozzi, Chiara Masini Lucetti, e Fede, tutte del 1993, meno Fede, la più “anziana”, del 1988. Tutti hanno paura di Fede. Viene dall’anno sabbatico, viene da tira e molla con fidanzati e allenatori, ma tutti ricordano quando strappò a Franziska von Almisick, una delle più belle e brave nuotatrici di sempre, il record del mondo ai mondiali di Melbourne, 2007. Sì, erano sette anni fa, ma fa ancora paura Fede.
All’ultimo cambio, il distacco perciò è quattro secondi e cinquantuno decimi. Potremmo salutarle con un fazzoletto, come si faceva una volta quando i piroscafi si staccavano dal molo e si restava a terra. Siamo tutte a terra, le svedesi si sono staccate dal molo con il loro piroscafo. Le francesi sono terze, a un secondo da noi, per dire. Le altre, non pervenute.
Poi arriva Fede e fa il miracolo. 
Fede scende in acqua. Le svedesi hanno lanciato Stina Gardell, una che è pure specialista dei misti. Cioè, le svedesi hanno messo in campo una strategia. Tenere la gara per le prime due frazioni, staccarsi alla grande con la Sjoestrom, e poi mantenere il vantaggio con la Gardell. Perfetto.
Solo che Fede se ne impipa della strategia svedese. Quando Fede si tuffa, i telecronisti commentano che la Svezia è chilometri avanti, che il compito della Pellegrini è difficilissimo. La Fede non sente i commenti. Lei nuota. Ai primi cinquanta la Gardell passa con quattro secondi e dodici decimi di vantaggio, ha perso qualcosa ma la manica è bella larga. I telecronisti commentano che è difficile anche solo pensare di rientrare sulle svedesi. La Fede non pensa. Lei nuota. Ai secondi cinquanta il distacco è ancora diminuito, a tre secondi e 84 decimi. Pensate e contate. Una si tuffa, poi contate quasi quattro secondi, e poi tocca a te. E quando la prendi? Le francesi sono terze a più di cinque secondi dalle svedesi. Dietro stanno a litigare per il terzo posto. Capirai.
Alla fine della terza vasca da cinquanta siamo scesi a due secondi e cinquantatre decimi di svantaggio. Fede ha limato ancora. Un poco, ma ha limato ancora.
Ultima vasca. Fede arriva quasi alle caviglie della Gardell. I telecronisti commentano che il vantaggio è sempre enorme, che siamo argento virtuale. Ci stanno dando lo sciroppo per la tosse. Fede non prende lo sciroppo. Lei nuota. Mancano trenta metri, forse venti.
Io non so cosa sia successo, se la Gardell ha buttato l’ancora al momento sbagliato o d’improvviso le braccia le sono diventate di piombo. So che stavano lì, lei davanti, la Fede dietro. Poi stavano lì, fianco a fianco, lei e la Fede. E poi, gli ultimi dieci metri, la Fede ha messo il turbo e la Gardell ha sentito l’onda che la spostava. Grande Fede. Scrivete nell’albo, signori, prego. Berlino 2014, Europei.
Era tanto tempo fa, certo. Ieri, dopo avere conquistato la quinta finale olimpica nei 200 stile libero – prima donna al mondo e l’unica insieme a quel motoscafo fuoribordo di Michael Phelps, nei 200 farfalla («Sì, ma lui l’ha vinta», ha precisato Fede) – la Pellegrini ha detto che l’ufficio medaglie è chiuso. Cinque olimpiadi: seconda a Atene 2004, oro a Pechino 2008, quinta a Londra 2012, quarta a Rio 2016. E ora Tokyo. E non parlatele di Parigi 2024. Non lo dice per scaramanzia, o per risparmiarci, a noi suoi adoratori, una delusione. Ne è convinta. In vasca nella finale, ci sarà l’australiana Ariarne Titmus, che Fede dà vincente (si è qualificata per la finale con il miglior tempo: 1’54”82, Fede ha il settimo: 1’56”44), che quando lei sedicenne saliva sul podio ad Atene, argento, 27 agosto 2004, aveva tre anni. Ci sarà la cinese Junxuan Yang (quarto tempo: 1’55”98), che di anni ne aveva solo due. Per dire. E non è che queste cose non pesano. Pesa anche che le Olimpiadi siano state spostate di un anno per via della pandemia. Non è solo una questione del fisico – è la testa, gli allenamenti, i regimi di vita, la tensione, il carico e le aspettative dei tifosi, della Federazione, lo staff (che ha ringraziato a lungo). «Il mio corpo mi chiede i minuti di ritorno con gli interessi. Non era l’obiettivo minimo, questo era il mio vero obiettivo per questa olimpiade. Era – ha aggiunto Fede – un obiettivo difficile perché il livello si è alzato molto». La verità è che lei, la sera prima, ci aveva fatto penare in batteria: si era qualificata alla semifinale col brivido, quindicesimo e penultimo tempo. «Non mi sono risparmiata, l’ho proprio sbagliata, sono stata sotto ritmo e non sono più riuscita a uscire, ma sono strafelice di quello che ho fatto oggi. Ho imparato a pormi mete raggiungibili» – dice Fede. Prima di tuffarsi nella vasca della semifinale aveva pianto – essere arrivati fin qua e la possibilità di vederla sfumare, questa quinta finale che la consacra alla storia. E invece no. «Ci proverò fino all’ultimo metro». E l’ha fatto. Poi, ha pianto di nuovo. Lei, la Divina, così umana.
Finale stasera mercoledì 28 luglio alle 3.41 in Italia (le 10.41 ora locale). «Io tifo per la linea rossa però», ha detto Fede. È quella del record che è ancora suo: 1’52”98. Lo ha fatto al Mondiale del 2009, a Roma e vorrebbe proprio che restasse suo.
Noi ci saremo. Come sempre, con Fede.

Nicotera, 27 luglio 2021.
pubblicato su “il dubbio”, quotidiano del 28 luglio 2021.

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Se le Olimpiadi diventano Disneyland.

Non ci sono più le Olimpiadi di una volta, signora mia. Che so – proprio quelle di Roma 1960, per dirne una, che è rimasta nel cuore del mondo. Perché quando l’etiope Abebe Bikila correndo la sua maratona a piedi nudi – «Faccio primo, arrivo primo», aveva detto avvicinandosi ai nastri di partenza – costeggia a Porta Capena la stele di Axum e poi da lì s’invola verso l’Arco di Costantino e il Colosseo, e tutto il mondo lo guarda perché questa è la prima Olimpiade che passa per la televisione, con diretta attraverso l’Eurovisione, lì precipita tutto, l’antico e il moderno. Nella bellezza di una corsa meravigliosa – sarà il primo oro olimpico per l’Africa – dentro una città meravigliosa che tiene insieme tutto. Tutti sapevano com’era quella città – quando Audrey Hepburn nel ’53 aveva rapito il cuore del mondo intero con le sue Vacanze romane. Ma ora era vera. Era reale. Era in televisione.
E invece ai giapponesi l’Olimpiade non gli garba.
In un sondaggio pubblicato a metà maggio in Giappone, l’83 percento degli intervistati ha dichiarato di non volere che Tokyo tenesse le Olimpiadi. Da aprile c’era un aumento di contrari di 14 punti percentuali. Per il quotidiano «Asahi Shimbun», il 43 percento voleva che i Giochi fossero cancellati, mentre il 40 percento voleva che venissero posticipati di nuovo. Solo il 14 percento voleva che i Giochi si svolgessero quest’estate, la metà rispetto a un precedente sondaggio di aprile. Un importante gruppo medico, la Tokyo Medical Practitioners Association, voleva che i giochi venissero cancellati: l’organizzazione medica, che rappresenta circa 6mila medici di base, ha pubblicato una lettera aperta al primo ministro Yoshihide Suga dicendo che avrebbe “richiesto fortemente” alle autorità di organizzare una cancellazione. Oggi, è il 68 percento dei giapponesi a dubitare della capacità di controllare il contagio e il 58 percento a essere decisamente contrario. Pesa moltissimo la stessa preoccupazione dei medici della Tokyo Medical Association, cioè l’estensione del contagio, la paura che gli “ospiti” siano portatori di malattia, i numeri bassissimi della vaccinazione. Sponsor importanti si sono ritirati – a rischiare sono in particolare 15 aziende giapponesi, tra cui Asahi Breweries, Fujitsu e Canon. Un possibile autogol in termini di immagine ora che la manifestazione sportiva è diventata profondamente impopolare. Il passo indietro che ha fatto maggior scalpore è quello di Toyota, tra i principali sponsor delle Olimpiadi di Tokyo 2020, che ha deciso di ritirare tutti i suoi spot televisivi.
Pare che uno dei motivi che ha tenuto fermo nel suo convincimento il governo, sia il timore di penali. D’altronde, queste sono le Olimpiadi 2020 – già posticipate di un anno (come noi pochi giorni fa abbiamo vinto l’Europeo 2020, c’è un orologio sportivo che va per conto suo): non è che le potevamo tenere nel 2022, mica sono le elezioni americane di mid-term.
Eppure, queste di Tokyo dovevano essere tra le Olimpiadi più innovative e popolari. Le discipline sono salite da 28 a 33, per “acchiappare” l’attenzione di un pubblico più giovane, quindi ci sono cinque discipline nuove: surf, skateboard, karate, arrampicata sportiva e baseball/softball. È che sono cambiate le regole – prima il Comitato olimpico per ogni nuova disciplina che entrava doveva toglierne una, ma ora non è più così. Però, ai Giochi di Parigi 2024 il karate sarà nuovamente lasciato fuori, e sarà sostituito dalla breakdance. Avete letto bene – la breakdance.
C’è una sorta di “populismo olimpico” che sta prendendo piede, correndo dietro a manifestazioni sportive che è difficile considerare discipline consolidate, anche se hanno le loro regole, ma che stanno diventando popolari e perciò “promettono” pubblico. Prendiamo il padel, i cui praticanti sono lamentosissimi di essere esclusi dai Giochi (tra l’altro, noi italiani siamo forti – forse perché grandi praticoni sulle spiagge di Rimini e Fregene). Se lo inventò un signore in Messico negli anni Settanta che voleva giocare a tennis nella sua residenza ma aveva uno spazio ridotto, per un campo più piccolo; ci aggiunse al posto della racchetta una “pala” solida e forata tale da renderla più leggera, la cui lunghezza non supera i 45 centimetri, ma che somiglia tanto a un racchettone da spiaggia. Rimasto in club esclusivi, tra Sud America e Spagna, “esplose” quando gli americani lo scoprirono alle Baleari e lo portano in Usa.
Prendiamo il basket 3×3: la nostra nazionale femminile è molto forte, dovrebbe prendere una buona medaglia, e ha in Rae Lin D’Alie – italo-americana di 33 anni – un personaggio di punta, ambasciatrice di questo gioco a livello mondiale. Il basket 3×3 sta al basket che conosciamo come la beach volley sta alla pallavolo: si gioca in tre per squadra e c’è un solo canestro, da un lato solo del campo. Un gioco velocissimo – nato nei “cortili”, nei “parchetti”, nei playground delle città americane. E ora disciplina olimpica.
Ma in lizza per un posto nel futuro olimpico ci sono anche il Wushu – che definire arte marziale è forse riduttivo ma è anche propriamente questa cosa qua; il Floorball, che è una specie di hockey su giaccio ma si gioca senza ghiaccio, senza disc0, ma con una pallina, con le mazze ma senza protezioni e senza pattini, in tre contro tre su un campo piccolo e in cinque contro cinque (con un portiere in entrambi i casi) sul campo grande; il Frisbee – che vabbeh sappiamo tutti cos’è e ci possiamo chiedere come diavolo mai avrà fatto a diventare disciplina candidata alle Olimpiadi da quando ce lo tiravamo uno con l’altro sulla spiaggia, mentre il cane di qualcuno abbaiava come un forsennato e cercava di acchiapparlo. A sto punto, potremmo metterci l’hula hoop, o c’è già?
Ci viene difficile pensare che per il futuro vincitore olimpico del frisbee un novello Pindaro possa far rivivere strofe così: «Altre due di Corinto alle soglie vittorie otteneva Efarmosto / ed altre nei grembi Nemei / ed in Argo tra gli uomini vinse, fanciullo in Atene; e che gare / lo vide affrontar Maratona pei calici argentei / con gli uomini adulti, e appena lasciava gl’impuberi! / Prostrò con precipite / astuzia infallibile / quei forti: e che grido suonò / ch’ei giovine e bello / sì valido fosse ne l’opera» (Per Efarmosto di Opunte vincitore nel pugilato).
Ma magari ci mettono sotto un hip hop e va bene lo stesso.

Nicotera, 26 luglio 2021.
pubblicato su “il dubbio”, quotidiano del 27 luglio 2021.

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