Se le Olimpiadi diventano Disneyland.

Non ci sono più le Olimpiadi di una volta, signora mia. Che so – proprio quelle di Roma 1960, per dirne una, che è rimasta nel cuore del mondo. Perché quando l’etiope Abebe Bikila correndo la sua maratona a piedi nudi – «Faccio primo, arrivo primo», aveva detto avvicinandosi ai nastri di partenza – costeggia a Porta Capena la stele di Axum e poi da lì s’invola verso l’Arco di Costantino e il Colosseo, e tutto il mondo lo guarda perché questa è la prima Olimpiade che passa per la televisione, con diretta attraverso l’Eurovisione, lì precipita tutto, l’antico e il moderno. Nella bellezza di una corsa meravigliosa – sarà il primo oro olimpico per l’Africa – dentro una città meravigliosa che tiene insieme tutto. Tutti sapevano com’era quella città – quando Audrey Hepburn nel ’53 aveva rapito il cuore del mondo intero con le sue Vacanze romane. Ma ora era vera. Era reale. Era in televisione.
E invece ai giapponesi l’Olimpiade non gli garba.
In un sondaggio pubblicato a metà maggio in Giappone, l’83 percento degli intervistati ha dichiarato di non volere che Tokyo tenesse le Olimpiadi. Da aprile c’era un aumento di contrari di 14 punti percentuali. Per il quotidiano «Asahi Shimbun», il 43 percento voleva che i Giochi fossero cancellati, mentre il 40 percento voleva che venissero posticipati di nuovo. Solo il 14 percento voleva che i Giochi si svolgessero quest’estate, la metà rispetto a un precedente sondaggio di aprile. Un importante gruppo medico, la Tokyo Medical Practitioners Association, voleva che i giochi venissero cancellati: l’organizzazione medica, che rappresenta circa 6mila medici di base, ha pubblicato una lettera aperta al primo ministro Yoshihide Suga dicendo che avrebbe “richiesto fortemente” alle autorità di organizzare una cancellazione. Oggi, è il 68 percento dei giapponesi a dubitare della capacità di controllare il contagio e il 58 percento a essere decisamente contrario. Pesa moltissimo la stessa preoccupazione dei medici della Tokyo Medical Association, cioè l’estensione del contagio, la paura che gli “ospiti” siano portatori di malattia, i numeri bassissimi della vaccinazione. Sponsor importanti si sono ritirati – a rischiare sono in particolare 15 aziende giapponesi, tra cui Asahi Breweries, Fujitsu e Canon. Un possibile autogol in termini di immagine ora che la manifestazione sportiva è diventata profondamente impopolare. Il passo indietro che ha fatto maggior scalpore è quello di Toyota, tra i principali sponsor delle Olimpiadi di Tokyo 2020, che ha deciso di ritirare tutti i suoi spot televisivi.
Pare che uno dei motivi che ha tenuto fermo nel suo convincimento il governo, sia il timore di penali. D’altronde, queste sono le Olimpiadi 2020 – già posticipate di un anno (come noi pochi giorni fa abbiamo vinto l’Europeo 2020, c’è un orologio sportivo che va per conto suo): non è che le potevamo tenere nel 2022, mica sono le elezioni americane di mid-term.
Eppure, queste di Tokyo dovevano essere tra le Olimpiadi più innovative e popolari. Le discipline sono salite da 28 a 33, per “acchiappare” l’attenzione di un pubblico più giovane, quindi ci sono cinque discipline nuove: surf, skateboard, karate, arrampicata sportiva e baseball/softball. È che sono cambiate le regole – prima il Comitato olimpico per ogni nuova disciplina che entrava doveva toglierne una, ma ora non è più così. Però, ai Giochi di Parigi 2024 il karate sarà nuovamente lasciato fuori, e sarà sostituito dalla breakdance. Avete letto bene – la breakdance.
C’è una sorta di “populismo olimpico” che sta prendendo piede, correndo dietro a manifestazioni sportive che è difficile considerare discipline consolidate, anche se hanno le loro regole, ma che stanno diventando popolari e perciò “promettono” pubblico. Prendiamo il padel, i cui praticanti sono lamentosissimi di essere esclusi dai Giochi (tra l’altro, noi italiani siamo forti – forse perché grandi praticoni sulle spiagge di Rimini e Fregene). Se lo inventò un signore in Messico negli anni Settanta che voleva giocare a tennis nella sua residenza ma aveva uno spazio ridotto, per un campo più piccolo; ci aggiunse al posto della racchetta una “pala” solida e forata tale da renderla più leggera, la cui lunghezza non supera i 45 centimetri, ma che somiglia tanto a un racchettone da spiaggia. Rimasto in club esclusivi, tra Sud America e Spagna, “esplose” quando gli americani lo scoprirono alle Baleari e lo portano in Usa.
Prendiamo il basket 3×3: la nostra nazionale femminile è molto forte, dovrebbe prendere una buona medaglia, e ha in Rae Lin D’Alie – italo-americana di 33 anni – un personaggio di punta, ambasciatrice di questo gioco a livello mondiale. Il basket 3×3 sta al basket che conosciamo come la beach volley sta alla pallavolo: si gioca in tre per squadra e c’è un solo canestro, da un lato solo del campo. Un gioco velocissimo – nato nei “cortili”, nei “parchetti”, nei playground delle città americane. E ora disciplina olimpica.
Ma in lizza per un posto nel futuro olimpico ci sono anche il Wushu – che definire arte marziale è forse riduttivo ma è anche propriamente questa cosa qua; il Floorball, che è una specie di hockey su giaccio ma si gioca senza ghiaccio, senza disc0, ma con una pallina, con le mazze ma senza protezioni e senza pattini, in tre contro tre su un campo piccolo e in cinque contro cinque (con un portiere in entrambi i casi) sul campo grande; il Frisbee – che vabbeh sappiamo tutti cos’è e ci possiamo chiedere come diavolo mai avrà fatto a diventare disciplina candidata alle Olimpiadi da quando ce lo tiravamo uno con l’altro sulla spiaggia, mentre il cane di qualcuno abbaiava come un forsennato e cercava di acchiapparlo. A sto punto, potremmo metterci l’hula hoop, o c’è già?
Ci viene difficile pensare che per il futuro vincitore olimpico del frisbee un novello Pindaro possa far rivivere strofe così: «Altre due di Corinto alle soglie vittorie otteneva Efarmosto / ed altre nei grembi Nemei / ed in Argo tra gli uomini vinse, fanciullo in Atene; e che gare / lo vide affrontar Maratona pei calici argentei / con gli uomini adulti, e appena lasciava gl’impuberi! / Prostrò con precipite / astuzia infallibile / quei forti: e che grido suonò / ch’ei giovine e bello / sì valido fosse ne l’opera» (Per Efarmosto di Opunte vincitore nel pugilato).
Ma magari ci mettono sotto un hip hop e va bene lo stesso.

Nicotera, 26 luglio 2021.
pubblicato su “il dubbio”, quotidiano del 27 luglio 2021.

Questa voce è stata pubblicata in società. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...