Morto Madoff, che architettò la più grande truffa finanziaria della storia.

82 anni, condannato a 150 di carcere dopo l’arresto nel dicembre 2008, 65 miliardi di dollari l’ammontare della colossale truffa da lui architettata e durata circa 40 anni, di cui solo 14,3 recuperati, 37 mila persone truffate in 136 Paesi diversi, 6 esposti presentati alla Sec – la Consob americana – tra il 1992 al 2008 contro di lui e tutti e sei “passati” tranquillamente, nel febbraio 2020 presentò istanza per poter uscire perché gli restavano meno di 18 mesi di vita per una malattia renale senza cura, respinta, morto il 14 aprile nella prigione federale di Butner, in North Carolina. Questi sono i numeri di Bernie Madoff. Ma i numeri non sono tutto in questa storia.
Due suicidi, uno era il finanziere francese Thierry Magon de La Villehuchet, che guidava un fondo che aveva investito 1,4 miliardi di dollari nelle società di Bernard Madoff, trovato morto nel suo ufficio a Manhattan. Un altro dei suoi investitori ebbe un attacco di cuore dopo mesi di contenzioso, rispetto il suo ruolo nello schema di Madoff. Molti persero le loro case. Molti persero i loro amici, che avevano convinto a entrare nel gorgo finanziario.
Lo stesso Madoff non fu risparmiato: il suo figlio maggior Mark, si suicidò la mattina dell’11 dicembre 2010 – a due anni di distanza dall’arresto del padre, a cui aveva contribuito in modo determinante con le sue accuse. Lasciò un biglietto all’avvocato: «Nessuno vuole sapere la verità». Nel giugno 2012 il fratello di Madoff, Peter, fu accusato di complicità e patteggiò con il governo la consegna di tutte le sue proprietà per risarcire le vittime della truffa: fu comunque condannato a dieci anni. Il figlio minore di Madoff, Andrew, morì di cancro il 3 settembre del 2014 a 48 anni, quello stesso cancro che aveva combattuto nel 2003 e che si era riaffacciato nel tumulto delle vicende.
Il nome “Madoff” fu bandito: una nuora nel 2010 chiese alla Corte suprema dello Stato di New York di poter cambiare il cognome del figlio, in Morgan. Il nome “Madoff” divenne sinonimo di truffatore: da noi in Italia abbiamo avuto, negli anni: il “Madoff dei Parioli”, il signor Lande che, con lo stesso schema, riuscì a raggirare a Roma molta gente dello spettacolo; la “Madoff in gonnella”, Bruna Giri, arrestata nel 2015 a Santo Domingo, che per anni aveva raggirato e stornato risparmi di professionisti, medici e vip dell’alta borghesia romana; e il “Madoff della Maremma”, Robert da Ponte, un italo-americano arrestato nel 2014 a Monaco di Baviera che era riuscito a rastrellare investimenti per 250 milioni, scomparsi.
I numeri non sono tutto in questa storia. Che è anche una storia dannata di “successo” – un giovane bagnino di vent’anni, Bernie Madoff, investì i risparmi del suo lavoro estivo sulle spiagge, convinse il suocero a dargliene un po’, e da lì iniziò la sua scalata al denaro. D’altronde, lo stesso Charles – Carlo, perché era un emigrato italianissimo – Ponzi aveva iniziato da lavapiatti. Non solo, ma come Ponzi si era mosso soprattutto nella propria comunità italiana, Madoff si mosse soprattutto nella propria comunità ebraica. Lo schema è semplice: prometti rendimenti alti (il 10 percento in genere) e ti fai dare i soldi e con quegli stessi soldi paghi i rendimenti; ma per continuare a farlo devi avere altri soldi, anche perché le “spese fisse” – lussuosi uffici che servono a dare credibilità alla tua astuzia e sagacia – aumentano; finché il giro continua e soltanto qualcuno, per un motivo improvviso, chiede la restituzione dell’intero capitale regge; il guaio accade quando la cerchia si è fatta molto larga e non si “pesca” più e quando la richiesta di restituzione diventa molteplice: nel caso di Madoff fu la crisi Lehman Brothers che indusse i suoi investitori a riavere indietro il denaro: ma il denaro non c’era più.
Nel cinema se ne trovano tracce. In Blue Jasmine – del 2013, scritto e diretto da Woody Allen, con protagonista Cate Blanchett, che si è aggiudicata il Premio Oscar per la Miglior attrice protagonista – Jasmine si trasferisce da New York, dove conduceva una vita agiata, a San Francisco, nel modesto appartamento della sorella adottiva Ginger. Jasmine è affetta da alcuni problemi psicologici, aumentati dopo la fine del suo matrimonio con Hal, uomo ricchissimo che tramite investimenti finanziari ha truffato molta gente. Hal è stato arrestato, e si è tolto la vita in carcere. In Those People, scritto e diretto da Joey Kuhn nel 2015, Charlie, un giovane studente d’arte di New York, viene invitato dal suo migliore amico, Sebastian, a trasferirsi nel suo appartamento mentre si sta occupando della sua stessa depressione e del pubblico disprezzo che sta ricevendo a seguito dell’arresto di suo padre, ricco finanziere, sul quale pende una condanna per un crimine finanziario di alto profilo.
E poi ci sono le storie proprio dirette: The Wizard of Lies è un film per la televisione del 2017 diretto da Barry Levinson, con protagonisti Robert De Niro e Michelle Pfeiffer. La pellicola è l’adattamento cinematografico del libro biografico Wizard of Lies: Bernie Madoff and The Death of Trust della giornalista Diana B. Henriques. E la miniserie televisiva americana del 2017 Madoff – in Italia è andata in onda su Sky – scritta da Ben Robbins, ispirata al libro di Brian Ross The Madoff Chronicles.
I giochi e gli intrighi del denaro sono altamente drammaturgici, tragici e grotteschi allo stesso tempo. Nella Compagnia degli uomini (2011), Edward Bond, drammaturgo inglese, mette in scena il conflitto tra un padre e un figlio nella cornice di uno spietato gioco di finanza. Il figlio, disprezzato dal padre contro cui trama e complotta, viene aggirato e schiacciato dagli intrighi degli altri personaggi e finisce per impiccarsi. Colpisce – il testo è del 1990 – il riverbero nella storia reale di Bernard Madoff, inchiodato dalle accuse del figlio, Mark, che, tormentato, ha finito proprio per impiccarsi. I giochi e gli intrighi del denaro sono altamente drammaturgici, tragici e grotteschi allo stesso tempo. Non è una scoperta del teatro contemporaneo: in fin dei conti, cos’altro è Il mercante di Venezia di Shakespeare se non la riflessione tragica e grottesca su un’obbligazione, sulla riscossione di un’assicurazione su un credito, su – diremmo oggi – un Cds? C’è un momento in cui le navi di Antonio sono date per disperse, forse naufragate, la sua ricchezza è sfumata, lui è in bancarotta: la libbra di carne richiesta da Shylock non è come uno swap?
D’altronde, è dell’avidità umana che stiamo parlando.

Nicotera, 15 aprile 2021.
pubblicato su “il dubbio”, quotidiano del 16 aprile 2021.

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