Bernie Sanders entra nella stanza dei bottoni.

«La Commissione per il bilancio del Senato è stata istituita nel 1974. Insieme alla Commissione per il bilancio della Camera, è responsabile dell’elaborazione del piano di bilancio annuale del Congresso e del monitoraggio dell’azione sul bilancio per il governo federale. Il presidente presenta un budget al Congresso entro il primo lunedì di febbraio di ogni anno. Il budget contiene le stime delle entrate e delle spese del governo federale per il prossimo anno fiscale e raccomanda anche i livelli di finanziamento per il governo federale. Il Congresso quindi deve approvare i progetti di legge sugli stanziamenti basati sulle raccomandazioni del presidente e sulle priorità del Congresso».
C’è scritto così sul sito ufficiale del Senato americano. Insomma, se ne capisce: la Budget commission è dove si stabiliscono le linee per fare entrare i piccioli e per programmare come spenderli, sti piccioli. Un luogo istituzionale ma straordinariamente powerful. Succede che Bernie Sanders, il mite, combattivo e, soprattutto, socialista senatore del Vermont, un indipendente che fa caucus con i Democratici e per due volte ha corso senza successo per la nomina presidenziale del partito, è diventato Chairman di questa commissione del Senato, cioè il presidente. Apriti cielo. Neanche fossero arrivati i cosacchi a Capitol Hill.
È ovvio che avere conquistato anche il Senato oltre che la Camera dà ai democratici davvero la possibilità di far passare determinate leggi e quindi di improntare la legislazione. Al Senato i numeri però sono risicatissimi. Solo che c’è un piccolo “strumento”, poco noto, che consente per determinati tipi di legislazione che si ottenga l’approvazione del Senato con una maggioranza semplice, senza ottenere 60 voti, saltando così il filibustering, l’opposizione frontale senza compromessi possibili. Questo strumento è un meccanismo di bilancio chiamato riconciliazione.
È stato proprio Bernie Sanders in un suo tweet a spiegare quel che intende: «When Republicans controlled the Senate they used the reconciliation process to provide huge tax breaks for the rich and large corporations. We’re going to use reconciliation to protect working families, the sick and the poor – Quando i repubblicani controllavano il Senato, usavano il processo di riconciliazione per fornire enormi agevolazioni fiscali alle ricche e grandi corporation. Useremo la riconciliazione per proteggere le famiglie che lavorano, i malati e i poveri». E in una recente intervista a «Politico» ha specificato: «Credo che la crisi sia di enorme gravità e dobbiamo muoverci il più rapidamente possibile. Affrontarla in modo aggressivo e sottolineo la parola aggressive, ha detto. Partiamo da qui». Sanders parlava di un pacchetto di sostegni di emergenza che fosse sufficientemente big, e comprendesse versamenti di 1.400 dollari per ogni adulto o bambino, insieme a investimenti per stati e città per finanziare la distribuzione, i test e la ricerca dei contatti del vaccino contro il coronavirus; vuole anche creare un programma di assistenza sanitaria universale di emergenza, in modo che chiunque possa ricevere cure mediche durante la pandemia, indipendentemente dal fatto che attualmente disponga di un’assicurazione o meno. Quanto fosse grande il pacchetto lo ha poi detto il presidente Biden, che ha presentato pochi giorni fa un piano – American Rescue Plan – di millenovecento miliardi di dollari. E magari è solo l’inizio.
Sanders distingue due momenti nell’affrontare la crisi: uno immediato («Children in America are hungry. I bambini in America hanno fame. Le persone dormono per strada. Le persone si vedono minacciate di sfratto. Le persone non hanno assistenza sanitaria nel mezzo di una pandemia. Questa è la crisi immediata di oggi e deve essere affrontata») e uno più strategico: «Quello che dobbiamo fare è creare milioni di posti di lavoro ben pagati, e questo significa chiaramente, come ha indicato il presidente eletto, ricostruire le nostre infrastrutture fatiscenti, le nostre strade e i ponti. E aggiungerei anche alloggi a prezzi accessibili. Ma significa anche creare milioni di posti di lavoro trasformando il nostro sistema energetico dai combustibili fossili all’efficienza energetica e adattando case ed edifici in tutto il paese, passando a forme di energia sostenibili e creando posti di lavoro nel settore sanitario».
I repubblicani non l’hanno presa bene. Lindsey Graham, senatore rep del South Carolina ha detto: «I’ve got a fight on my hands – qui scoppia la rissa». Ha detto anche che faranno il diavolo a quattro per impedire l’aumento delle tasse e che l’America si trasformi in una “nazione socialista”. Nikki Haley, che è stata rappresentante permanente degli Stati uniti alle Nazioni unite, e che è uno dei nomi che cominciano a circolare nel mondo repubblicano per un riscatto nel 2024, ha twittato: «Questa è l’amara realtà. Il socialista Sanders userà la sua posizione per portare a compimento la sua agenda sull’assistenza sanitaria, sul clima, sulle infrastrutture e per tagliare le spese per la difesa». Per la verità, Sanders sul taglio alle spese militari è stato molto cauto – ha parlato di sprechi e di costi fuori controllo. Ma ha anche aggiunto: «Non ci sarebbe bisogno di dirlo, ma noi vogliamo a strong military, un esercito forte».
Però, per i rep è la profezia di Paul Ryan, deputato del Wisconsin, nel 2016 speaker del GOP alla Camera che disse: «Se perdiamo il Senato, lo sapete chi diventerà il presidente della Commissione budget? Un tizio chiamato Bernie Sanders. You ever heard of him? Ne avete mai sentito parlare?».
La profezia si è avverata.

Nicotera, 19 gennaio 2021.
pubblicato su “il dubbio”, quotidiano del 20 gennaio 2021.

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3 risposte a Bernie Sanders entra nella stanza dei bottoni.

  1. sergiofalcone ha detto:

    La guerra imperialista contro il Vietnam la cominciò il democratico John Kennedy. E, con questo, ho detto tutto.

  2. sergiofalcone ha detto:

    La guerra imperialista contro il Vietnam la iniziò il democratico John Kennedy. E, con questo, ho detto tutto.

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